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Luisa Betti Dakli
Rome, Italy

Biografia: Luisa Betti Dakli è giornalista professionista, esperta di diritti, violazioni e discriminazioni su donne e minori. È sulla 27esimaora del Corriere della sera, è autrice della piattaforma d'informazione “Donne x Diritti”, si occupa di diritti umani sulla rivista svizzera “Azione”, ha scritto per riviste internazionali come “East” e “Le Monde Diplomatique”. Ha collaborato con il Manifesto dove ha curato il blog Antiviolenza del giornale online con approfondimenti sulla violenza maschile contro le donne in Italia e nel mondo. Nel 2010 ha realizzato la video inchiesta sui bambini con le mamme detenute, “Il carcere sotto i tre anni di vita”, per Rainews24, ed è stata tra le promotrici della Convenzione “No More” contro la violenza sulle donne – femminicidio, come referente per GiULiA, la rete nazionale delle giornaliste italiane. Fa parte di Articolo21, associazione di giornalisti per la libertà di stampa, ed è una delle prime giornaliste in Italia ad aver affrontato e scritto su femmicidio - femminicidio. Ha maturato una lunga esperienza nell'ambito della ricerca sui diritti delle donne e sul femminicidio, e in maniera particolare sul ruolo legato ai media, con consulenze e partecipando a conferenze istituzionali e internazionali in qualità di speaker. Tiene come docente seminari e corsi di formazione su violenza contro le donne e narrazione del femminicidio per avvocati, giornalisti, operatori e operatrici.

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4 pensieri su “Info

  1. Ciao sono una mamma disperata perché venerdì 5 febbraio 2016 mi hanno strappato via mia figlia di 5 anni in base ad un provvedimento provvisorio di settembre 2015 in cui il giudice affidava i bambini al padre (carabiniere e amico del giudice).Ti mando l’indirizzo del blog in cui potrai capire meglio la situazione. ..è da venerdì che non vedo e sento mia figlia è un lutto e nessuno pensa alla bimba che non ha più contatto con la sua mamma allo shock, al trauma. Aiutami ti prego. ..mi sono riolta a Spazio Donna di Salerno. …sono vittima di un imbroglio e di una vendetta del mio ex marito. Grazie. http://www.martinafrau.altervista.org

  2. Sig. Coscelli, la smetta di continuare a scrivere COSE NON VERE e a divulgare FALSE ACCUSE. Finita la pratica con la signora e il suo amico per le FALSE ACCUSE, FALSE DENUNCE ECC…, poi toccherà a LEI rispondere delle MENZOGNE E DIFFAMAZIONI. Sig.ra Luisa Betti, mi piacerebbe mettermi in contatto con lei, è arrivato il momento di SMASCHERARE queste accuse.

  3. Maternità negata tra rabbia e incompetenza
    In italia la maternità per il senso comune gode di particolare considerazione, si celebra la Festa della Mamma ogni seconda domenica di maggio mentre quella del papà per sei giorni su sette cade in giorni feriali. Ci sono canzoni celebri dalla mitica “Mamma solo per te la mia canzone vola” a quelli più recenti di Luca Barbarossa “Ti porterò a ballare” vincitrice di un Sanremo e “W la mamma” di Bennato. Per non parlare degli spot pubblicitari: in uno chiude su un primo piano di una bella bambina che dice “grazie mamma” perchè le ha fatto trovare la carne in scatola preferita. La maternità vive due momenti: la gravidanza e la crescita del bambino dal parto in poi. Se durante la gravidanza la donna gode di un certo rispetto e attenzione, una volta partorito il rispetto e l’attenzione spesso scemano. Mi riferisco ai compagni, mariti di queste mamme che per varie ragioni cominciano a defilarsi abdicando dal ruolo di genitore. Così capita che una madre L.G. stanca di una progressiva non curanza, se non ostilità del compagno, decida di andarsene per crescere in un ambiente più sereno il proprio figlio. Ma essere abbandonato, per un compagno indifferente e ostile scatena in lui un improvviso interesse che si traduce in vendetta. “Tu non mi puoi abbandonare quindi farò di tutto per rovinarti la vita” processo che per altro era già iniziato e ha causato il distacco della compagna madre dal compagno padre. Accade poi che la vendetta dell’uomo coinvolga istituzioni, quali le forze dell’ordine, i servizi sociali, il tribunale di minorenni , i quali anziché fare luce sui fatti li opacizzino in modo maldestro e incompetente, al punto da togliere il figlio alla madre che voleva salvaguardalo, per affidarlo al padre vendicativo. E’ ovvio pensare che una madre derubata dell’affetto più caro non perda occasione di manifestare la propria indignazione nei confronti delle istituzioni citate. Istituzioni che chiedono consulenza ad una pletora di “esperti” che attribuiranno alla madre un disturbo mentale salvaguardando così l’operato dei committenti ma distruggendole la vita.
    Gli “esperti” hanno repertorio molto ricco di termini che individuano patologie e caratteri da attribuire ad una povera madre, per un osservatore esterno, attento e a conoscenza dei fatti costituisce questo delirio classificatorio è un atto di violenza inaudita, un stupro istituzionale. L’amore sincero di una madre per i propri i figli, il dolore atroce per il loro sequestro che si traduce in legittima rabbia, vengono brutalizzati, banalizzati da pareri con l’apparente aurea di scientificità. Un qualunque essere umano quando subisce un ingiustizia ha diritto alla rabbia. Per il senso comune la rabbia è una giusta manifestazione del dissenso non è una malattia mentale o disturbo di personalità. Lo sciopero è rabbia, la manifestazione in piazza è rabbia, inveire contro la pubblica amministrazione perché a quattro anni dal terremoto non si ha ancora la casa e si continua a vivere in un “modulo abitativo” è rabbia, stare sul tetto o su una gru d’estate perché si sta perdendo il lavoro è rabbia, suicidarsi perché la ditta è fallita è rabbia!
    La rabbia ha delle cause, dei nomi e dei cognomi negarne l’esistenza fa ancora più arrabbiare
    La rabbia va prima di tutto contestualizzata, indagata non nasce solo da un carattere più o meno focoso. Le cause spesso sono oggettive, razionali, legittime. Se l’esperto non è in grado di capire questo si rende complice di chi ha innescato l’ingiustizia, alimentando altra rabbia ma può con sereno cinismo chiudere la sua perizia con “Madre incompatibile”. Per ultimo un sillogismo che può aiutare: gli esseri umani commettono errori, le istituzioni sono fatte da essere umani, quindi le istituzioni commettono errori.
    Chiedo consigli su come aiutare questa madre.
    massimocoscelli@libero.it
    n.b. la storia è purtroppo vera chi ne vuole sapere di più può scrivermi.

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