Martina Levato: come la comunità punisce una cattiva madre (ovvero madre cattiva)

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Martina Levato

Sul caso di Martina Levato, la 23enne condannata a 14 anni per aver acidificato un uomo insieme al suo compagno, Alexander Boettcher, e che a ferragosto ha partorito un bambino, sono stati versati in questi giorni fiumi d’inchiostro. Il caso, di cui non parlava più nessuno, è tornato a far discutere dopo che la pm Annamaria Fiorillo ha separato dalla donna il piccolo, adottando “provvedimenti urgenti e di prassi”. Il piccolo è stato affidato al Comune di Milano con la nomina di un tutore, in attesa di aprire un’istruttoria sull’adozione. Il bambino è stato tolto alla madre subito dopo il parto e questo è stato ritenuto da alcuni un atteggiamento disumano e da altri una tutela nei confronti del piccolo nella convinzione che in questo modo possa avere una vita migliore, dato che la madre è stata dichiarata una borderline pericolosa. I magistrati hanno giudicato con la frase “irreversibile inadeguatezza” non solo i genitori, ma anche l’intero contesto familiare, soprattutto i genitori di Boettcher, mentre le psichiatre Erica Francesca Poli e Marina Carla Verga hanno escluso qualsiasi forma di incapacità di intendere e di volere dei genitori, anche parziale, sebbene abbiano confermato l’inadeguatezza genitoriale. In particolare la pm Fiorillo ha chiesto che il bambino sia adottato da una famiglia scollegata dalla vicenda specificando che “il neonato venga dichiarato in stato di abbandono per totale e irreversibile incapacità e inadeguatezza del padre e della madre a svolgere funzioni genitoriali”; mentre Martina Levato ha chiesto oggi di essere trasferita con il figlio nella comunità di Don Mazzi o in un Icam (Istituto a custodia attenuata per madri detenute e i loro figli da 0 a 3 / 6 anni), come le è consentito dalla legge italiana (legge su cui ancora adesso le associazioni che lavorano con i bambini in carcere con le mamme, chiedono modifiche per l’inadeguatezza delle norme apportate alcuni anni fa). Per ora il Tribunale dei minori ha deciso comunque che Martina potrà vedere e allattare il suo bambino una volta al giorno sotto controllo. Decisione provvisoria perché il piccolo sarà dato in affidamento o ai nonni (materni o paterni) oppure a una famiglia estranea.

Il fatto interessante che riguarda questa delicata vicenda è stato che il centro della discussione è stato per lo più su come deve essere una “madre”: chiunque si è preso la briga di giudicare come sia “cattiva” una cattiva madre e come deve essere invece una buona madre, sparlando anche di istinto materno, mentre parlando di superiore interesse del bambino ci si è avventurati in sproloqui senza conoscere né cosa consente la legge italiana, né dei rischi che questo bambino corre sia nel caso di possibile adozione (per esempio parcheggiato in istituti) sia nel caso di permanenza dei primi anni di vita in carcere con la mamma, e di come attualmente quella stessa legge che dovrebbe tutelare madri detenute con bambini piccoli in Italia, sia ancora carente in Italia. Cioè non si parla del caso, ma di quanto sia brutta e cattiva questa Martina Levato che essendo una reietta si è anche permessa di mettere al mondo un figlio. Al di là della storia, brevemente riassunta qui, è interessante quindi osservare l’accanimento dei media e degli “opinionisti” verso una donna che in quanto madre colpevole di un crimine (senza nulla togliere a quello che ha fatto per cui è stata già condannata a scontare 14 anni di prigione), diventa stigma del male assoluto: un trattamento che allo stesso livello diciamo di reato, non è neanche immaginato per gli uomini. Quante donne vengono sfigurate, torturate, stuprate nel mondo da uomini senza che sulla base di questo reato venga pesata la loro capacità di fare il padre? Di rado viene giudicata la capacità genitoriale di un uomo su questo, in quanto non è ritenuto probabilmente importante per la comunità.

Per questo pubblico (con il suo consenso) la lettera di Ilaria Boiano, avvocata di Differenza Donna, che spiega in maniera precisa e dettagliata lo stigma che colpisce le donne che delinquono, compresa Martina Levato.

Grazie


Il doppio standard e il principio di legalità che salta quando a delinquere sono le donne

di Ilaria Boiano

 

Le rappresentazioni delle donne nella nostra società rimangono molto limitate: alle donne proposte come oggetto sessuale si contrappone l’immaginario della donna accudente e madre “in essenza”.

Uscire da questo dualismo significa deviare dalla norma, una deviazione che per il sentire comune sembra ancora meritare una pena (anche solo sociale) più afflittiva: se le donne non accettano passivamente il ruolo di oggetto sessuale, ma si pongono come soggetto attivo e desiderante, allora si presume che vadano in giro in uno stato di consenso costante all’attività  sessuale e dunque la loro parola diviene “non attendibile”.

Anche rifiutare la maternità, o solo modificarne l’articolazione tradizionale, comporta una stigmatizzazione delle donne che provano a reinventarsi. L’idealizzazione della maternità ha cominciato ad essere scalfita da quando le donne non sacrificano più la propria dimensione esistenziale, e la propria vita nei casi di violenza maschile, sull’altare della “sacra famiglia”da tenere unita, ma scelgono di percorrere la strada della libertà e della realizzazione personale: la punizione sociale per aver rotto i vincoli familiari è la rappresentazione come ex moglie avida e vendicativa o “madre alienante”.

Se poi le donne sono pure straniere e per di più senza risorse, perché tali non sono considerati il coraggio e la determinazione che hanno consentito la fuga da persecuzioni e violenze e la realizzazione del progetto migratorio, il diritto alla piena realizzazione personale, anche attraverso la maternità, è fortemente compromesso da strutture sociali che, in luogo di “rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo della personalità”(articolo 3 Costituzione italiana), ne producono di nuovi e spesso insormontabili che negano i più basilari diritti, compreso il diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 CEDU).

Infine, la deviazione diviene socialmente intollerabile se le donne commettono reati: alla rappresentazione di uomini colti da raptus o criminali“per professione”, si contrappone l’immaginario di donne criminali promiscue,fredde dal cuore spietato, soggetti ‘doppiamente devianti’ dal comportamento innaturale perché non solo hanno infranto la legge, ma hanno anche trasceso le norme sociali e le aspettative connesse ad un comportamento femminile accettabile.

La prevalenza di queste narrazioni delle donne ci parla di una società ancora refrattaria al principio di uguaglianza sia sul piano sostanziale su quello formale.

Ancorala legge non è uguale per tutte: dalla lettura di recenti sentenze in materia di violenza sessuale, ma anche dei provvedimenti in materia di responsabilità genitoriale,  sempre di più ratifica delle conclusioni dei “professionisti della genitorialità”, con buona pace dei principi di terzietà e imparzialità della funzione giurisdizionale, emerge immediatamente come il senso comune intriso di convincimenti ingiustificati e narrazioni discriminatorie che ruotano intorno al sesso e ai ruoli di genere guidi anche il ragionamento giuridico con esiti in palese violazione dei diritti fondamentali.

Diviene secondario così verificare se quanto stabilito dalla legge, sia a livello sostanziale sia a livello procedurale, caso per caso sia stato rispettato.

Dinanzi alla vicenda del figlio di Martina Levato, per il quale, come è noto, è stato disposto l’allontanamento immediato dalla madre al momento della nascita ed è stato aperto un procedimento di adottabilità dinanzi al Tribunale per i minori di Milano a seguito di ricorso del PM, questione da considerare in uno Stato di diritto,prima di ogni considerazione, per altro intrisa di retorica, sull’importanza del primo contatto madre-figlio o della forza “rieducativa” dell’esercizio della maternità per una donna condannata, ancora non in via definitiva, per reati gravi, è se le autorità hanno agito nel pieno rispetto dei diritti fondamentali della donna in stato di privazione della libertà personale, cioè nelle mani dello Stato.

Oggetto di vaglio dovrà essere quindi l’apparato motivazionale dei provvedimenti delle autorità al fine di assicurare, insieme all’interesse e benessere del bambino, che qualsiasi decisione assunta non sia fondata su pregiudizi e rappresentazioni discriminatorie.

In particolare,ciò che desta più perplessità nella vicenda di Marina Levato, almeno in base alle informazioni rese note dai media, è l’immediato allontanamento del neonato dalla madre dopo il parto: giustificato con la finalità di tutelare il benessere psicofisico del minore, ritenuto a rischio in caso di allontanamento successivo, tale atto appare di fatto un arbitrio commesso ai danni di una donna privata della libertà personale, atto per di più eseguito prima ancora dell’avvenuta notifica del provvedimento di allontanamento alla diretta interessata, che ha provocato sofferenza e dolore di tale gravità da configurare un trattamento inumano e degradante vietato dall’articolo 3 Cedu.

Il “superiore interesse” del minore, anziché prevalere, finisce così per cedere il passo innanzi alla pretesa punitiva dello Stato, pretesa punitiva che si è manifestata al di fuori dei limiti stabiliti dalla legge e in modo esacerbato perché l’interessata dal provvedimento ha violato non solo la legge, ma una norma sociale di genere:Marina Levato è doppiamente colpevole per il delitto commesso perché donna e dunque ancora più esemplare deve essere la reazione pubblica.

Dato di fatto, che conferma la natura discriminatoria per motivi di genere dell’allontanamento del neonato da sua madre, è che la medesima solerzia delle autorità a disporre l’allontanamento dal genitore non si rileva quando sono le donne a segnalare comportamenti pregiudizievoli dei padri ai danni dei figli minori: in questi casi, l’argomentazione con la quale si giustifica la mancata adozione di misure di protezione dei minori è che gli eventuali comportamenti violenti commessi nei confronti di terzi (magari proprio della ex compagna madre del proprio figlio) non può essere di per sé ritenuto indice di inadeguatezza genitoriale.

In definitiva, nel nostro ordinamento il principio di legalità è minacciato da un doppio parametro di valutazione che guida l’applicazione della legge in direzione discriminatoria delle donne.

E questo non è solo un problema nostro, di noi donne, ma riguarda la società tutta: quando vacilla il principio di legalità, è a rischio la libertà di tutti e tutte.

13 pensieri su “Martina Levato: come la comunità punisce una cattiva madre (ovvero madre cattiva)

  1. Marco scrive: “Vorreste che uomo come Enrich Himmler avesse cresciuto i suoi figli, le prove dicono che fosse un padre amorevole, affettuoso e presente”.

    Quelli che sono intimoriti/ossessionati dal femminismo e lo citano a sproposito si fanno sempre riconoscere.

    Ma per favore… tirare in ballo i nazisti. E comunque la potestà genitoriale non è tolta ai mafiosi, non è stata tolta ai numerosi uomini che in passato hanno sfregiato donne o che comunque hanno commesso reati gravissimi.
    Il carcere è pieno di gente condannata per reati gravi e che continua tranquillamente ad avere la potestà genitoriale. Anzi, spesso è stato detto che un reato, anche molto grave, non è motivo sufficiente per impedire contatti tra padre e figli.

    Salvatore Parolisi non può vedere la figlia, ma solo perchè il ricorso è stato “archiviato per «mancanza d’interesse»”, e non certo per la questione della potestà genitoriale.

    Parolisi, vista l’esigua condanna a 20 anni (condanna di poco superiore a quella della coppia Levato-Boettcher, ma per un reato ben più grave), considerando le leggi italiane, potrebbe scontarne di meno.
    Lui – se in futuro dovesse vedere la figlia (anche solamente durante gli incontri in carcere) – cosa potrebbe insegnarle? Come si ammazza una donna, dopo averla tradita ma… senza l’aggravante della crudeltà? (E beh, mica è da tutti assassinare la propria moglie senza crudeltà, come ben sanno i “generosi” e “sensibili”, direi “amorevoli” giudici che gli hanno ridotto la pena).

    Comunque ora si è fuori tempo massimo per sostenere che la potestà genitoriale dovrebbe essere tolta a tutti quelli che delinquono in modo grave. Ma se si ragiona in questi termini, la potestà genitoriale cominciamo a toglierla a chi riempie le patrie galere per reati di una certa gravità, la maggior parte uomini? Oppure a quei padri che non versano l’assegno di mantenimento? (affamare i figli pur avendo uno stipendio non pè un reato lieve). O ai mariti e padri violenti?
    E un politico corrotto cosa potrebbe insegnare ai propri figli? E un medico alle dipendenze delle multinazionali che esempio dà ai propri figli?

    E gli innumerevoli maschilisti e misogini che infestano il web e non solo? Ottimi esempi educativi, come no.
    E chi frequenta prostitute… pagare e sfruttare donne per avere sesso… bell’esempio per i figli.
    E quelli che fanno turismo sessuale, spesso con minori?
    E ai pedofili è sempre e comunque tolta la potestà genitoriale?

    Nel 2007 un professore ha abusato di una bambina di 7 anni: dopo le varie lungaggini della giustizia italiana ha avuto una leggera condanna, ma non ha fatto un solo giorno di carcere (e non voleva neanche pagare i danni). In compenso nel 2011 è stato assunto dallo stato come professore di ruolo in due scuole medie di Torino, prima in quella di via Valenza e poi alla Fermi. Con tutti i precari in circolazione si può negare un bel posto fisso ad una persona così “meritevole?”.

    Io non so se il pedofilo in questione ha figli, ma chissà che “bell’esempio” sarà per i suoi studenti.

    Ricordo il caso del povero Federico Barakat, 8 anni: è stato costretto contro la propria volontà a vedere il padre violento e psicopatico (che anni prima si era allontanato dalla famiglia, e poi si era ripresentato all’improvviso chiedendo di vedere il figlio solo per fare un dispetto alla ex moglie), che l’ha ucciso con un colpo di pistola e varie coltellate durante un incontro “protetto”.
    Qualcuno ha pagato? Macchè, tutti i responsabili sono stati assolti (ed erano stati proprio loro a colpevolizzare la mamma che semplicemente voleva proteggere il proprio figlio).
    In quel caso, per giudici, psicologi ed assistenti sociali, evidentemente non valeva “il bene supremo” del bambino, che non voleva assolutamente vedere il padre perchè era terrorizzato.
    Non solo, la mamma è stata condannata a pagare le spese legali (si è rivolta alla corte di Strasburgo).
    Una delle tante pagine indegne della “giustizia” italiana: se i responsabili fossero stati condannati sarebbe crollato il sistema ed il business delle case famiglia, tribunale dei minori etc.

    Nel 2014 un padre ha ucciso il figlio adottivo nel sonno:

    “Ho soffocato mio figlio di cinque anni nel sonno. Ho usato un cuscino… Mia moglie dormiva e non si è accorta di nulla. Ricordo perfettamente il momento in cui ha smesso di respirare. Mentre premevo non ho percepito alcuna reazione da parte sua. Credo che non se ne sia nemmeno accorto…”

    >

    Notizia del 13 ottobre 2015, sempre riferita al suddetto padre:

    “Adesso dopo 14 mesi di custodia nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, Maravalle ha riacquistato la libertà. La legge ha stabilito che non è punibile in quanto quando uccise era incapace di intendere e di volere.”

    Il tizio in questione era incapace di intendere e di volere, ma ora può avere altri figli, può stare a contatto con bambini? Qualcuno si è posto il problema?

    Problema che, a quanto pare, si pone solo quando a delinquere (e allarghiamo il discorso a reali problemi psicologici) è una donna.

  2. Vi sperticate tanto voi femministe per cercare di difendere una Donna che delinque solo per il proprio sesso. Questo, di fatto, è un atteggiamento che discrimina gioco-forza l’altra parte. I Diritti dei Bambini prevalgono su quelli di tutti, proprio perché non sono loro a dover pagare dei danni causati da qualunque componente della loro famiglia, e io no, non lascerei che il bambino inizi a crescere con questa donna / o con quel padre che con la donna è andato.

    Se volesse un giorno sapere chi era la sua vera Madre avrebbe il diritto di farlo. Ma non sono assolutamente d’accordo sulla genitorialità come diritto. La Genitorialità è un dovere, dovere che presuppone l’equilibrio della persona: abbiamo troppe madri assassine, padri che abusano dei figli, nonni o zii che abusano degli stessi e io non mi sento di difendere nessuno di loro anzi, risulterò radicale: io credo la Genitorialità possa essere concepita solo dopo che la Società accetti che il nucleo che si voglia formare abbia dei presupposti di imparzialità e di felicità in nuce ad essi, si tratti di una coppia etero, omosessuale o monogenitoriale e anche se posto che sugli ultimi ho delle perplessità (non perché credo gli omosessuali sarebbero cattivi genitori, perché ne conosco molti a dir poco perfetti) ma perché come nei casi degli etero si incorre in aberrazioni educative atte a plagiare i figli; pertanto io auspico che in futuro la Società Occidentale riesca a maturare un modello di Famiglia che nasca prima del nascere dei figli stessi. Bisogna sempre accertarsi che i genitori saranno buoni genitori, ripeto, siano essi uno, siano essi due di sesso identico, siano essi di sesso opposto. Perché il Diritto all Genitorialità non deve esistere più in ragioni a semplici riflessioni etiche e forse anche ad un può di buonsenso. Qui si parla molto di Diritti ma di Diritti di questo unico pianeta che ci ritroviamo a condividere come casa con un eco-sistema complesso e prossimo al collasso nessuno se ne occupano. E’ proprio così necessario sfornare ancora figli? Secondo molti studi scientifici se ci dessimo una calmata sarebbe meglio per tutti. Tesi esposta tempo fa anche dalla Femminista Emma Bonino in un’intervista a SkyTG-24 parlando di sterilità consapevole. Non è il thread per esporre tutta l’enorme ed enciclopedica e complessa bibliografia scientifica che dimostra quanto il collasso dell’ecosistema sia dovuto ad una presenza numerica umana maggiore di quella che il sistema attualmente dispone. E noi non siamo i padroni di questo luogo, coabitiamo con altri, e grazie ad essi, microorganismi quanto ecosistemi, riusciamo a vivere. Ma questo è un dibattito troppo ampio.

    Tornando in tema rispetto la vicenda: no non darei alcun affido. Se fossi un giudice darei il figlio in adozione a dei genitori che da tanto vorrebbero averne qualcuno e crescerlo come se fosse loro creando per il bambino i presupposti di una vita sana sin dal principio per trovare a scontrarsi con una realtà scomoda e dolorosa per lui ci sarà tempo. Tempo che forse lui non vorrebbe avuto dedicarli magari si ritroverà 18enne e arrabbiato con una Società che lo ha relegato in zone d’ombra, con una madre che detesta e un padre che non credo sia normale se pensa sia giusto accompagnarsi ad una donna che sfregia ex-fidanzati con l’acido. E’ la partenza che è già sbagliata.

    Vorreste che uomo come Enrich Himmler avesse cresciuto i suoi figli, le prove dicono che fosse un padre amorevole, affettuoso e presente, ma i Figli di Himmler avete mai saputo quanto Shock hanno subito dopo la Guerra? Guardatevi due documentari a riguardo. Anche qui c’è tutta una bibliografia sui figli cresciuti dai nazisti e su quanto essi abbiano dentro di loro una frattura profonda, da rimarginare con un’educazione impeccabile ai nipoti (una delle più grandi antinaziste viventi è una bis-nipote di Himmler).
    Fatto questo parallelismo? Il Presupposto che una madre sia quasi sicuramente amorevole è l’Unico e il Solo valente motivo per affidare un bambino ad una madre disturbata? (14 anni di carcere sono la punizione, ma i disturbi sono evidenti).

    La Società dei Diritti come al solito si frappone alla Società dei Doveri. Il Dovere oggi è crescere insieme in un Futuro dove la diseguaglianza sia bandita, e che i presupposti delle nostre azioni non partano in base ha ciò di cui abbiamo diritto (o pretendiamo il diritto laddove non c’è) ma cosa siamo disposti a fare/rinunciare per un Bene collettivo o Superiore.

    Il Bene Superiore qui è evitare che il bambino conosca un tragico passato e che inizi a ridere.
    Lontano da una zona macchiata, macchiata da sua madre e suo padre.

    (Articolo strumentale a femminista.)

  3. Pingback: Perché diffido dei tribunali dei minori italiani | bettirossa * donne x diritti

  4. “Timido, sprovvisto di dinamismo, il bene è inadatto a diffondersi; il male, ben altrimenti intraprendente, vuole trasmettersi, e vi riesce perché possiede il duplice privilegio d’essere fascinatore e contagioso.
    Questa incapacità di rimanere in se stesso, della quale il creatore doveva fare una tanto incresciosa dimostrazione, noi tutti l’abbiamo ereditata: generare è continuare in modo diverso e su scala diversa l’impresa che porta il suo nome, è, per deplorevole imitazione scimmiesca, aggiungere qualcosa alla sua «creazione».
    Ogni procreazione è sospetta: gli angeli, per buona sorte, non ne sono suscettibili, dato che il propagarsi della vita è riservato ai decaduti.
    Che l’ultimo dei malnati abbia facoltà di dare vita, di «mettere al mondo» – può esserci qualcosa di più demoralizzante?
    Come considerare senza spavento, o repulsione, questo prodigio che del primo venuto fa, all’occasione, un demiurgo?
    Quello che dovrebbe essere un dono eccezionale come il genio è stato conferito a tutti, indistintamente: liberalità di pessima lega, che squalifica la natura per sempre.”

  5. L’ha ribloggato su GENERAZIONEe ha commentato:
    Due articoli interessanti:

    “Il fatto interessante che riguarda questa delicata vicenda è stato che il centro della discussione è stato per lo più su come deve essere una “madre”: chiunque si è preso la briga di giudicare come sia “cattiva” una cattiva madre e come deve essere invece una buona madre, sparlando anche di istinto materno, mentre parlando di superiore interesse del bambino ci si è avventurati in sproloqui senza conoscere né cosa consente la legge italiana, né dei rischi che questo bambino corre sia nel caso di possibile adozione (per esempio parcheggiato in istituti) sia nel caso di permanenza dei primi anni di vita in carcere con la mamma, e di come attualmente quella stessa legge che dovrebbe tutelare madri detenute con bambini piccoli in Italia, sia ancora carente in Italia. Cioè non si parla del caso, ma di quanto sia brutta e cattiva questa Martina Levato che essendo una reietta si è anche permessa di mettere al mondo un figlio. Al di là della storia, brevemente riassunta qui, è interessante quindi osservare l’accanimento dei media e degli “opinionisti” verso una donna che in quanto madre colpevole di un crimine (senza nulla togliere a quello che ha fatto per cui è stata già condannata a scontare 14 anni di prigione), diventa stigma del male assoluto: un trattamento che allo stesso livello diciamo di reato, non è neanche immaginato per gli uomini. Quante donne vengono sfigurate, torturate, stuprate nel mondo da uomini senza che sulla base di questo reato venga pesata la loro capacità di fare il padre? Di rado viene giudicata la capacità genitoriale di un uomo su questo, in quanto non è ritenuto probabilmente importante per la comunità”.

    Altro pezzo:
    Uscire da questo dualismo significa deviare dalla norma, una deviazione che per il sentire comune sembra ancora meritare una pena (anche solo sociale) più afflittiva: se le donne non accettano passivamente il ruolo di oggetto sessuale, ma si pongono come soggetto attivo e desiderante, allora si presume che vadano in giro in uno stato di consenso costante all’attività sessuale e dunque la loro parola diviene “non attendibile”.

    “[…]nfine, la deviazione diviene socialmente intollerabile se le donne commettono reati: alla rappresentazione di uomini colti da raptus o criminali“per professione”, si contrappone l’immaginario di donne criminali promiscue,fredde dal cuore spietato, soggetti ‘doppiamente devianti’ dal comportamento innaturale perché non solo hanno infranto la legge, ma hanno anche trasceso le norme sociali e le aspettative connesse ad un comportamento femminile accettabile”.

    […]

    Dato di fatto, che conferma la natura discriminatoria per motivi di genere dell’allontanamento del neonato da sua madre, è che la medesima solerzia delle autorità a disporre l’allontanamento dal genitore non si rileva quando sono le donne a segnalare comportamenti pregiudizievoli dei padri ai danni dei figli minori: in questi casi, l’argomentazione con la quale si giustifica la mancata adozione di misure di protezione dei minori è che gli eventuali comportamenti violenti commessi nei confronti di terzi (magari proprio della ex compagna madre del proprio figlio) non può essere di per sé ritenuto indice di inadeguatezza genitoriale.

    In definitiva, nel nostro ordinamento il principio di legalità è minacciato da un doppio parametro di valutazione che guida l’applicazione della legge in direzione discriminatoria delle donne.

    E questo non è solo un problema nostro, di noi donne, ma riguarda la società tutta: quando vacilla il principio di legalità, è a rischio la libertà di tutti e tutte”.

    “Anche rifiutare la maternità, o solo modificarne l’articolazione tradizionale, comporta una stigmatizzazione delle donne che provano a reinventarsi. L’idealizzazione della maternità ha cominciato ad essere scalfita da quando le donne non sacrificano più la propria dimensione esistenziale, e la propria vita nei casi di violenza maschile, sull’altare della “sacra famiglia”da tenere unita, ma scelgono di percorrere la strada della libertà e della realizzazione personale: la punizione sociale per aver rotto i vincoli familiari è la rappresentazione come ex moglie avida e vendicativa o “madre alienante”.

  6. Se fosse stato un uomo a commettere un crimine del genere, la levata di scudi femminista non ci sarebbe stata: anzi si sarebbe state tutte concordi nel dire (e giustamente) che se uno è un criminale è per forza un cattivo padre e per il figlio è pericoloso.
    In questo caso però la criminale è una donna, e in quanto donna viene appunto difesa.A certa gente non interessa che sia considerata pericolosa anche per il bambino, interessa solo che non venga giudicata vrutta e cattiva.Non interessa nulla del bambino, del suo diritto a vivere con persone equilibrate psicologicamente, che possano dargli serenità e una buona educazione, senza ipotcargli la vita già appena nato.
    Martina Levato quando ha commesso i suoi crimini sapeva già di essere incinta e anzi, ha indicato proprio nella gravidanza il movente per essi, dicendo che lo ha fatto perchè sentiva il bisogno di purificarsi e purificare il figli che portava in grembo: la prima quindi a fregarsene del figlio è stata proprio lei.ma ora chiaramente il bambino le torna comodo per avere agevolezioni e sconti di pena, e quindi fa la recita della povera martire privata di qualsiasi diritto. Essendo una persona psichicamente instabile non ci si può fidare a lasciarle in mano un bambino: e se un giorno decidesse che va purificato gettandolo dalla finestra?
    Qui le uniche mostruosità che vedo sono il crimine commesso dalla singorina e il fatto che non si tuteli un minore. Aggiungiamoci, eventualmente, che al padre finora – se proprio vogliamo- non è stato permesso nè di vedere il figlio nè di riconoscerlo (e speriamo non lo permettano mai). Se proprio vogliamo è un’ingiustizia anche questa no?

    • La “levata di scudi” femminista forse forse fooorse non è che si ha all’ennesimo femminicidio o stupro, magari con pena ridicola?

      Per un uomo sfregiato dall’acido quante donne ci sono state?

      La cosa singolare, anche se ovvia, è che in qualche modo i maschilisti sono un po’ frenati nell’accanirsi, perchè il corresponsabile è un uomo.

      Veramente si perde il conto dei reati commessi dagli uomini, basta guardare il rapporto uomini/donne nelle carceri. Ed è evidente che in realtà è il contrario, a difendere sempre e comunque gli uomini, e a fiondarsi su notizie riguardanti le donne per commentare a modo loro, spesso con piagnucolante atteggiamento vittimista, sono i maschilisti e i misogini di entrambi i sessi. Basta dare un’occhiata ai commenti dei vari blog e testate online, e vedere il modo in cui sono date le notizie e i termini usati quando a delinquere è un uomo, vedi femminicidi/figlicidi vari (bravo padre di famiglia, marito modello e via con la stantìa sagra delle assurdità).

      Comunque, come già scritto da Paolo, anche il padre ha potuto riconoscere il figlio. Ma la notizia evidentemente non è arrivata alla “solerte” Tiziana. Poi se Tiziana è convinta del contrario, va bene così, ma basta fare una semplice ricerca per sapere che l’ha riconosciuto.
      Tiziana che, se non ci fosse stato il femminismo, magari ora sarebbe a cucinare e a sfornare figli, altro che scrivere al pc. Magari lei sarebbe contenta lo stesso, “de gustibus”, ma fortunatamente molte altre donne no.

      Non vedo il motivo di togliere un bambino alla madre, anche se questa ha commesso un grave reato e sta già scontando la pena. Agli uomini che hanno compiuto e compiono gravi reati – mafiosi compresi e i molti uomini che in passato hanno sfregiato donne – è tolta la potestà genitoriale? A Salvatore Parolisi? Non mi risulta proprio, se non molto raramente.

      Mi devo proprio informare, e se crede, invito anche Luisa Betti a farlo, se la pm Annamaria Fiorillo che ha deciso di togliere il figlio a Martina Levato, in passato si è comportata allo stesso modo con gli uomini che hanno commesso determinati reati. Sarebbe interessante.

      Martina Levato durante il processo non è stata ritenuta psicopatica e cose simili. E’ ritenuta non idonea per fare la mamma? E che è, una “sentenza” definitiva? In un altro mio commento citavo il caso di un padre che ha ucciso nel sonno il figlio piccolo, e dopo 14 mesi di cure in pratica è “guarito”.

      Queste le sue parole: “Ho soffocato mio figlio di cinque anni nel sonno. Ho usato un cuscino… Mia moglie dormiva e non si è accorta di nulla. Ricordo perfettamente il momento in cui ha smesso di respirare. Mentre premevo non ho percepito alcuna reazione da parte sua. Credo che non se ne sia nemmeno accorto…”

      Quindi lui è guarito, e a Martina Levato si vorrebbe togliere il figlio solo perchè ha commesso un reato, seppur grave? (e ancora siamo al primo grado di giudizio) Con gente che spinge perchè questo avvenga? Addirittura la maternità è una colpa aggiuntiva… medioevo prossimo venturo. Ma a che livelli siamo precipitati!

      Comunque aspetto l’ “opinione pubblica” pretendere che al prossimo padre che commette un grave reato (e se parliamo di esempi da dare ai figli, anche di reati non gravissimi) venga tolta la potestà genitoriale… vedremo.

      Invece ci vorrebbe la responsabilità penale dei giudici, oltre a quella civile (quest’ultima dovrebbe esserci, se non ricordo male, ma è come se non ci fosse).

      Le femministe e chi si occupa di violenza contro donne e bambini non difendono una donna che delinque, in quanto donna, io non ho mai letto articoli del genere (e chi non ha il cervello “appannato” lo capisce subito. Se invece è in malafede… lasciamo perdere) ma, quando è il caso, fanno notare il differente trattamento riservato a uomini e donne da parte di giudici, media e opinione pubblica.
      Quando a delinquere è una donna sembra che ci sia l’effetto uomo che morde cane, con i giudici che si accaniscono e i media che enfatizzano il caso all’estremo, come a voler dire: vedete, anche le donne sono “cattive”.
      Ovviamente i soliti noti faranno finta di non capire e diranno: “e perchè le donne sono tutte buone, belle e brave… sante?”

      Certo che no, ma qui non si parla di buoni e cattivi, madri e padri assenti, oppressivi ed anaffettivi, ma di reati e di giustizia, e i numeri parlano chiaro: i maschi delinquono molto di più, e lo vediamo quotidianamente nelle notizie di cronaca; ma quando un reato lo commette una donna sembra che sia molto più grave e si enfatizza tutto.

      Se ci fosse un aumento dei reati femminili anche solo del 2%-3%, i maschilisti e i misogini in libera circolazione (ah no, bastano i media) griderebbero all’emergenza “donne/mamme violente”.

      Invece per i quotidiani reati e crimini maschili, in pratica… e vabbè, diamo la notizia e via… ma – lui – il femminicida/figlicida/assassino, “era una così brava persona, lo dicono pure i vicini di casa!”

      Negli ultimi anni ci sono stati molti più casi di padri che hanno ucciso i figli, rispetto alle madri:

      Patrizio Franceschelli che ha lanciato il figlio di pochi mesi nel Tevere per fare un dispetto alla moglie (se fosse stato il contrario staremmo ancora qui a parlarne).

      Ivan Irrera che ha ucciso il figlio e voleva uccidere anche l’altra figlia.

      Pasquale Iacovone che ha prima avvelenato e poi bruciato i figli Davide e Andrea

      Il padre che poco più di un anno fa ha ucciso una figlia e ferito l’altra, etc etc.

      Ma chi se li ricorda? Come mai in quei casi i media e certi commentatoti di blog non sono stati così attivi? Perchè, anche quando il padre assassino non si suicida, non ha lo stesso “trattamento” mediatico di Veronica Panarello?

      Tutti i “pii” personaggi/commentatori desiderosi di giustizia e “vittime” delle “tremende” femministe e delle leggi che favoriscono le donne rispetto al “povero ed inerme” maschio, come mai spariscono quando delinquono gli uomini (femminicidi, stupri, pedofili… anche padri, che non sono pochi, figli ammazzati…), oppure, viscidamente e facendo opera di sciacallaggio, utilizzano le notizie di cronaca nera in genere, per far “sfoggio” di insulsaggini (e mi limito) colpevolizzanti le donne?

      Ah già, ai crimini maschili ci si fa il callo, si sà, è “natura”… ora è tutto chiaro!

      • “Per un uomo sfregiato dall’acido quante donne ci sono state?”

        a parte che in questo caso i sfregiati con l’acido sono più di uno….cosa vuol dire? il reato è grave sia che lo si commetta verso un uomo che verso una donna. la mentalità del ” se succede a una donna è un delitto gravissimo e orribile mentre se succede a un uomo non è poi tanto grave, perchè ci sono state anche delle donne vittime!” (dell Serie “sfregiano un uomo?! evviva siamo vendicate!”). mi spiace ma, anche se sono una donna, questo tipo di mentalità non mi appartiene e non mi ritengo in dovere di dare ragione a una donna qualunque cosa abbia fatto.
        Se il bambino le è stato tolto- quando nella maggior parte dei casi non è cosi, dato che i figli sono stati lasciati pure a terroriste o assassine- probabilmente è perchè sono state ravvisati elementi di pericolo per la sua incolumità: il diritto primario è quello del bambino alla sicurezza e a una famiglia che lo faccia vivere bene, il bambino non può essere uno strumento attraverso cui la madre si redime!!! e se gli succedesse qualcosa? se, volendo purificarsi di nuovo, gli venisse in mente di sbatterlo contro a un muro? sareste tutti lì a dire “ecco, nonostante la madre fosse così, gliel’hanno lasciato ugualmente”. No no, meglio non rischiare sulla pelle di un bambino!
        per quanto riguarda la lista dei padri che hanno ucciso i figli…ancora: se uno pensa che il crimine sia più grave rispetto a quelli uccisi dalle madri, ha un problema molto serio, mi spiace. io ritengo dei mostri quelli come ritengo un mostro la donna che a Lecco uccise a coltellate le tre figlie per vendicarsi del martio che l’aveva lasciata, come la donna che l’anno scorso a Natale uccise il figlio che doveva passare le festività con lei (e il bambino poco prima aveva chiamato disperato il padre chiedendo aiuto….).
        non sono io che difendo gli uomini assassini: siete VOI che fate il contrario, difendendo le donne assassine con la motivazione “eh ma gli uomini lo fanno di più”, “eh ma gli uomini sono più cattivi e se lo fanno loro è più grave”….

      • Comunque ti svelo una cosa: cucinare, cucio e pure abbastanza been; figli non ne posso avere ma mi sarebbe piaciuto molto sfornarne qualcuno.
        E, incredibile ma vero, c’è gente nel 2015 che fa tutte e tre le cose: cucina, sta al pc e fa figli.
        Solo per chi è femminista “cucinare e avere figli” è vista come una cosa negativa da demonizzare.

  7. Per me è sbagliato idealizzare l’importanza del primo contatto madre-figlio come è sbagliato dire “non conta nulla” (e per inciso non credo affatto che le madri siano tutte sante, la maggioranza, non la totalità ahimè, dei genitori ama i propri figli maesistono anche madri pessime, anaffettive, abusanti o soffocanti come esistono padri pessimi abusanti, anaffettivi ecc.) Detto questo, donne criminali, fredde nel cuore, crudeli esistono come esistono uomini così siamo moralmente pari nel bene e nel male, e non sto dicendo che un criminale (di ambo i sessi) anche responsabile di reati odiosi non possa amare il proprio figlio certo che può ma nella vicenda in questione penso che la decisione dei giudici sia stata equilibrata, in fondo sono loro ad avere tutti gli elementi.
    Comunque la blogger zauberei ha scritto un parere molto interessante sulla vicenda.

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