Diritti: 1 milione in piazza ma l’Italia all’Onu dice che va tutto bene

A Roma corteo Cgil contro governo Renzi, 'lavoro e diritti'Anche se i media non danno troppo risalto alla cosa, mentre il governo italiano si preoccupa di fare bella figura all’estero, oggi a Roma 1 milione di persone sono scese in piazza per dire no a Renzi: no alla legge di stabilità, no alla ulteriore precarizzazione del lavoro, no al tfr in busta paga, no a nuove tasse, no alla cancellazione totale dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Chi non crede a Renzi quando assicura 1 milione di posti di lavoro (di berlusconiana memoria), e sa che non ce ne saranno nuovi ma il riciclaggio di quelli vecchi – resi disponibili dalla mobilità e dalla maggiore facilità di licenziamento e ricambio della forza lavoro – sa anche che questa manovra metterà a rischio un Paese che nell’art. 1 della Costituzione dichiara che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Una manovra, quella guidata dal presidente del consiglio, che fa scricchiolare i principi base del diritto, e che in un Paese in declino e in forte crisi economica, come il nostro, dopo aver rosicchiato il rosicchiabile, attacca pericolosamente la sfera dei diritti fondamentali della persona. Eppure il governo non sembra scoraggiarsi e mentre respinge i migranti, tortura i detenuti in carceri stracolme, fa il furbo sul femminicidio, manda sul lastrico i centri antiviolenza, tace sull’aumento del 56% di violenza sui minori italiani, va candidamente alle Nazioni Unite con il quaderno dei compiti fatti in bella. Dopo essere stata bacchettata dall’Onu nel 2010 con ben 92 raccomandazioni (contro le 30 alla Gran Bretagna, 40 per Olanda 40 e  45 per la Germania), dopodomani, lunedì 27 ottobre, l’Italia torna a Ginevra con il quaderno a posto per dire che sta andando alla grande sui diritti umani. Nel primo Esame Periodico Universale di 4 anni fa, le questioni a cui il Paese era stato richiamato riguardavano le politiche per l’immigrazione e per l’integrazione, i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo politico, la lotta contro la discriminazione e gli atti razzisti, le minoranze etniche, i diritti delle donne e dei bambini, la violenza contro le donne, il sistema giudiziario e quello penitenziario, le condizioni delle carceri, la libertà d’espressione e di religione, la lotta contro il traffico d’esseri umani e la formazione sui diritti umani per le forze dell’ordine. Il vaglio dell’Onu a Ginevra sarà effettuata dal Gruppo di Lavoro dell’Esame Periodico Universale (UPR), che fa parte del Consiglio dei Diritti Umani , e l’Italia sarà uno dei quattordici stati che saranno esaminati nella sessione che si svolge dal 27 ottobre al 7 novembre (Sala 20, Palais des Nations, Ginevra, 9h00 – 12h30) sulla base di documenti sui quali si fonda l’esame che sono il Rapporto nazionale dello Stato sotto esame, il Rapporto delle Nazioni Unite con informazioni dai rapporti di esperti indipendenti dei diritti umani (Procedure Speciali), informazioni provenienti dagli organi di controllo dei patti internazionali, informazioni di altri organi e agenzie delle Nazioni Unite, il Rapporto di terze parti tra cui organizzazioni non-governative. All’esame, che permette un’analisi periodica della situazione nei 193 paesi membri dell’Onu, l’Italia renderà conto di cosa ha fatto sulle 78 delle raccomandazioni accolte, di cui ne sono state attuate 74, in un Rapporto che “è frutto di un costruttivo dialogo con i rappresentanti della società civile sui diritti umani in Italia e di una stretta interazione con il Parlamento” – come ha ribadito il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, durante la presentazione fatta alla Farnesina – malgrado le ong italiane abbiano potuto cambiare ben poco nel documento che verrà presentato lunedì. La discussione, che durerà tre ore, potrà essere seguita in diretta sui canali delle Nazioni Unite e la delegazione italiana, guidata da Lapo Pistelli, Viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dovrà discutere con il gruppo di lavoro, mentre due giorni dopo la seduta, il 31 ottobre, verrà adottato un rapporto contenente una sintesi della discussione e un elenco delle raccomandazioni rivolte all’Italia con la specifica di quelle che il Paese deciderà di accettare, in tutto o in parte.

Ma vediamo cosa ha fatto il governo italiano rispetto alle raccomandazioni accettate, e quanto di quello che è stato messo sulla carta da portare all’Onu corrisponde alla reale condizione del nostro Paese. Un impegno, quella per la protezione dei diritti umani in Italia, su cui il rapporto indica risorse umane e finanziarie per oltre 17.3 miliardi di euro per un programma che sarà tutto da verificare sul campo. Come riporta il testo della relazione del governo italiano (riportato qui sotto per intero): “L’Italia ha attuato 74 delle 78 raccomandazioni accettate nel I ciclo. Le 4 raccomandazioni non attuate (11-12-13-15) riguardano la creazione di una Istituzione Nazionale Indipendente sui diritti umani ai sensi dei Principi di Parigi”, che è in realtà uno dei principali punti ancora dibattuti in Italia che, a differenza di altri paesi, non ha ancora un Comitato indipendente per la protezione e la promozione dei diritti umani riconosciuto che vigili sull’operato istituzionale. “Il 20 maggio 2013 – si legge nel Rapporto – è stata presentata alla Camera una proposta di legge di iniziativa parlamentare per l’istituzione della Commissione Nazionale per la Promozione e la Protezione dei Diritti Umani, seguita da un’analoga proposta presentata al Senato. Nel 2014 il CIDU (Comitato interministeriale per i diritti umani, ndr), ha avviato un processo di consultazione con la società civile, istituendo un apposito Gruppo di lavoro. Due ulteriori proposte di legge sono state presentate nel giugno 2014”, un iter che malgrado sia in sospeso da tempo, e su cui la società civile spinge da molto prima, rimane tutt’ora inattuato e su cui non basta più dire: “lo stiamo per fare” – come è stato anche detto riguardo il reato di tortura che “è in fase di attuazione”.

Non potendo qui affrontare punto per punto (sarebbe un elenco lunghissimo) vediamo però alcuni punti particolarmente interessanti, primo tra tutti il capitolo sui Diritti delle donne. Al punto 48 si parla della “piena inclusione delle donne nella vita economica e sociale del Paese e nel mercato del lavoro” che “si realizza anche attraverso la concreta possibilità di accedere a posizioni di vertice” attraverso una serie di iniziative e di investimenti al fine di favorire l’imprenditoria femminile e il lavoro delle donne (Dipartimento pari opportunità, Ministero dello sviluppo economico, Ministero dell’economia, Regioni), e con azioni a “scopo di promuovere le pari opportunità per le donne nel mercato del lavoro” anche nel conciliare “i tempi di vita e di lavoro al fine di estendere e rafforzare sui territori regionali iniziative in favore delle donne e degli uomini che lavorano e nel contempo svolgono compiti di cura dei bambini”. Punti che stridono con la precarizzazione globale del lavoro italiano che renderà ancora meno accessibile l’occupazione alla popolazione femminile non solo ai vertici ma anche a un semplice impiego garantito, soprattutto nel momento in cui una donna decida di avere figli. Donne che in Italia – di fronte a un welfare ormai inesistente e agli ulteriori tagli per quanto riguarda i lavori di cura e l’assistenza sociale – già adesso non raggiungono lo standard europeo dell’occupazione femminile fissato al 60% dato che le occupate tra i 15 e i 64 anni è del 46,5% (occupazione che cala del 6,8% con l’arrivo di un figlio e arriva al 15,7% in caso di due figli). Donne su cui sono necessarie altri tipi di azioni – che ovviamente non siano il bonus bebè di 80 euro che oltre a essere una presa in giro, porterà le Regioni a uno strozzamento a discapito dei fondamentali asili nido – e che saranno spazzate via dal mondo del lavoro attraverso l’estensione dei contratti brevi che riporterà a casa in maniera del tutto legale molte di quelle che per qualsiasi motivo a un certo punto non troveranno più la possibilità di mettersi in aspettativa.

Ma la cosa più scandalosa è la parte del Rapporto che riguarda il Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, e il potenziamento dei centri antiviolenza. Al punto 51 si parla della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, ora in vigore anche in Italia, e al punto 90 del Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere: punti di cui viene riportato che “sono stati allocati 10 milioni di euro per finanziare un piano d’azione anti-violenza, che prevede la creazione di una rete di centri di assistenza”, e in cui il Piano d’azione straordinario viene descritto come “elaborato dal Dipartimento per le Pari Opportunità con il contributo delle Associazioni della società civile impegnate nella lotta contro la violenza e dei centri antiviolenza con l’obiettivo di garantire azioni omogenee sul territorio nazionale”, con “il potenziamento dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza e protezione delle vittime di violenza di genere e di stalking”. Nella prima parte si descrive il decreto “sicurezza” diventato legge nel 2013 e che ha al suo interno una parte sulla violenza contro le donne, come se fosse una implementazione della Convenzione di Istanbul che invece è una piattaforma molto più complessa che prevede azioni articolate e interdisciplinari a 360° su prevenzione e protezione, e solo alla fine sulla punizione con norme di tipo giuridico come quelle entrate in vigore recentemente in Italia. Una Convenzione, quella del Consiglio d’Europa, che mette al centro la collaborazione con la società civile che lavora sulla violenza contro le donne come punto cruciale, e che prevede un programma olistico ampio con la collaborazioni di tutte le forze in campo, indicando linee precise su un profondo cambio di cultura e abbattimento di stereotipi maschili e femminili, una descrizione dettagliata di tutte le forme di violenza sulle donne e violenza domestica e su come prevenirle, a partire da una formazione ad hoc di magistrati, forze dell’ordine, operatori, avvocati, e tutti quelli che gravitano intorno al problema, con interventi di sensibilizzazione massiccia attraverso i media e la scuola: insomma un cambiamento radicale che ha bisogno di tutt’altre risorse e che fa sembrare assolutamente riduttivo, e forse anche provocatorio, ridurre all’attuazione di quel decreto legge.

Per non parlare del Piano antiviolenza, qui riportato “con il contributo delle Associazioni della società civile impegnate nella lotta contro la violenza e dei centri antiviolenza con l’obiettivo di garantire azioni omogenee sul territorio nazionale”, e che invece è stato rifiutato dagli stessi centri che ne hanno preso le distanze per la sua deriva, come esposto nella lettera di DiRe (“Donne in Rete contro la violenza” che raggruppa la maggior parte dei centri italiani), che hanno reso noto come il lavoro con i tavoli della task force interministeriale contro la violenza alle donne si sia rivelato un percorso “discontinuo e poco lineare” senza “un chiaro indirizzo politico”, “spesso faticoso e difficile per i differenti approcci e soprattutto per il tipo di interventi proposti per contrastare la violenza contro le donne”. DiRe ha sottolineato anche come sia mancato “un vero processo partecipato nella elaborazione dei documenti e dei loro contenuti, come richiesto anche dalla Convenzione di Istanbul (Artt.7 e 9), per cui l’obiettivo di condividere un percorso di analisi e di programmazione per lo sviluppo del nuovo Piano di Azione contro la violenza alle donne non può dirsi raggiunto” e che “quasi tutti i tavoli si sono incontrati una sola volta e i documenti finali non sono stati discussi”. Una distanza che non è solo di DiRe ma di molte ong coinvolte in questo processo, che hanno reso noto come questo del Piano non sia stato affatto un percorso comune con la società civile, come l’Italia andrà a riferire alle Nazioni Unite lunedì: un Piano che non solo non cambierà una virgola dell’esistente ma lo peggiorerà. Come sottolinea la Rete dei centri antiviolenza, la cosa che preoccupa di più è “l’approccio securitario e di emergenza emerso in particolare dal tavolo Codice Rosa”, che è la parte elaborata insieme al ministero degli interni – e quindi di Alfano e la sua consigliera per le pari opportunità, Isabella Rauti – che darà la direzione dell’intervento sulle donne che subiscono violenza in mano ai Prefetti, rafforzando strutture pubbliche assolutamente impreparate, e condannando così alla sparizione la professionalità dei centri antiviolenza indipendenti che finora hanno svolto tutto il lavoro su cui lo Stato ha mostrato gravi mancanze. Un fatto evidentemente contrario a quanto scritto sul rapporto che parla addirittura di “potenziamento”. Sulla violenza contro le donne, come specifica DiRe, è necessaria “una metodologia progettuale ed integrata tra tutti i servizi e le agenzie, che permetta alle donne vittime di violenza la massima libertà di scelta sul percorso da intraprendere e consideri prioritaria la loro protezione e quella dei minori coinvolti, non disgiunta dalla costruzione del loro nuovo progetto di vita”.

Quali diritti delle donne sono stati tutelati in questo modo? Prima di andare alle Nazioni Unite, il governo italiano lo dovrebbe spiegare a noi.

 


 

Rapporto nazionale presentato in conformità al paragrafo 5 dell’Allegato alla Risoluzione del Consiglio dei Diritti Umani 16/21

  1. Descrizione della metodologia e processo di consultazione per la predisposizione del Rapporto
  2. Questo Rapporto è il risultato di un processo di consultazione promosso e coordinato dal Comitato Interministeriale per i Diritti Umani (CIDU) presso il Ministero degli Affari Esteri, con il supporto di tutte le competenti Amministrazioni: Presidenza del Consiglio e Dipartimenti in essa collocati, UNAR – Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni razziali, Ministero dell’Interno, Ministero della Giustizia, Ministero della Difesa, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Ministero della Salute, Ministero dell’Ambiente, Ministero dell’Integrazione, Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, ISTAT – Istituto Nazionale di Statistica, CSM – Consiglio Superiore della Magistratura, ANCI – Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.

 

  1. Il Comitato Interministeriale per i Diritti Umani è stato istituito nel 1978 presso il Ministero degli Affari Esteri. Tra i suoi principali compiti vi sono: il coordinamento rispetto a tutte le Amministrazioni interessate in merito al rispetto delle principali convenzioni internazionali vigenti nella materia dei diritti umani; la compilazione dei rapporti periodici o ad hoc che l’Italia è tenuta a presentare presso gli organismi del sistema Nazioni Unite e di altri sistemi regionali (Consiglio d’Europa, Unione europea); il monitoraggio della produzione legislativa nazionale, nel rispetto degli impegni assunti sul piano internazionale; un’azione di natura consultiva, consistente nella formulazione di pareri e di documenti analitici in funzione della migliore attuazione degli strumenti giuridici internazionali vigenti nella materia dei diritti umani. 3. La fase iniziale del processo compilativo di questo Rapporto è stata illustrata dal Presidente del CIDU nel corso di una audizione presso la Commissione Straordinaria per la protezione e promozione dei diritti umani del Senato, il 17 dicembre 2013. Sono stati quindi istituiti quattro Gruppi di Lavoro per elaborare la versione preliminare del documento, sotto il coordinamento del CIDU. Successivamente si sono tenute altre due audizioni, l’8 aprile e l’8 maggio presso il Parlamento. Il CIDU ha organizzato inoltre degli incontri pubblici a Roma e a Ginevra con l’obiettivo di agevolare un costruttivo dialogo con tutte le Organizzazioni non governative e rappresentanti della società civile. Al fine di attuare la raccomandazione n. 92 adottata nel I ciclo, una bozza del Rapporto nazionale è stata pubblicata sul sito web del CIDU per dare alla società civile l’opportunità di commentarne i contenuti attraverso l’invio di propri contributi ad una casella di posta appositamente dedicata.

 

  1. Sviluppi a partire dal I ciclo, con particolare riferimento all’assetto legislativo ed istituzionale per la protezione dei diritti umani
  2. L’Italia ha messo a disposizione notevoli risorse umane e finanziarie per oltre 17.3 miliardi per la protezione dei diritti umani, in particolare:

 

Immigrazione e politiche d’integrazione € 284.000.000

Fondo Speciale: € 190 milioni; “Mare Nostrum”: al 13/06/14 € 70 milioni; Regione Piemonte € 6.000.000 l’anno per assistenza sanitaria

Lotta alla discriminazione in tutte le sue forme € 550.000.000

Fondo europeo per l’integrazione: al 2013 € 219.059.138,94; Nuovo fondo Asilo, Migrazione e Integrazione: 2014/2020 € 310.000.000; PON Sicurezza 2007-2013 per accoglienza richiedenti asilo e rifugiati € 10.000.000

Rom, Sinti e Camminanti € 19.830.000

Campagne informative: € 930.000 Raccolta dati: € 750.000 Inclusione sociale, formazione, educazione e salute: €18.150.000 Diritti delle donne € 75.500.000 Sostegno imprenditoria femminile: € 20.000.000; conciliazione tempi di vita e di lavoro 2010-2012: €40.000.000; contrasto a violenza sessuale e di genere: €15.000.000; Regione Veneto: € 380.000 nel 2013; Regione Piemonte prevenzione e divieto MGF: € 205.000 l’anno

Diritti dei minori € 16.052.000.000

Inclusione alunni con disabilità: € 4 miliardi annui a partire dal 2010; Progetto ICF disabilità: € 1,7 milioni; Centri di Supporto Territoriale (CTS): € 1.159.222 e € 400.000 per formazione docenti; Servizio Scuola in ospedale e d’istruzione domiciliare 2011/14: € 8.000.000; 2013/14 peer education in contesti multiculturali: € 300.000; assistenza minori non accompagnati 2014: € 40.000.000; assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori 2013/14 : € 41,1 milioni Diritti delle minoranze € 15.500.000 Sostegno lingue minoritarie 2013/14: € 15.500.000

Lotta al traffico di esseri umani € 8.450.000

Assistenza vittime di tratta 2012: € 8.000.000; Regione Umbria 2012/14: € 450.000

Inquinamento ambientale € 50.500.000

Taranto e Statte 2014 /15: € 50.450.000

Istruzione e formazione sui diritti umani

2010/2014: oltre 25.000 risorse umane 2012-2014: 8700 formati appartenenti all’Arma dei Carabinieri, alla Polizia di Stato e al personale Interforze 2010-2013: 16.800 formati appartenenti alla Guardia di Finanza 5.

 

Il quadro legislativo ed istituzionale per la protezione dei diritti umani è particolarmente solido. Dal I ciclo sono state promulgate o sono in fase di promulgazione numerose misure legislative, relative a: accesso al mondo del lavoro – presso le pubbliche amministrazioni – per gli stranieri (titolari di permesso di soggiorno, rifugiati e titolari di protezione sussidiaria, familiari di cittadini europei in quanto titolari di diritto di soggiorno, anche a titolo permanente), attribuzione assegno a nuclei familiari con almeno tre figli minori per i cittadini italiani, europei e di paesi terzi soggiornanti di lungo periodo; estensione del permesso di soggiorno di lungo periodo anche ai beneficiari di protezione internazionale (Legge 97/2013, Legge 35/2012); tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori, al fine di limitare il regime di custodia cautelare in favore degli arresti domiciliari presso una casa famiglia protetta (Legge 62/2011); istituzione dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Legge 112/2011); riconoscimento figli naturali (Legge 219/2012); estensione della ‘carta acquisti’ con aumento della dotazione del Fondo per i nuovi nati (Legge 147/2013) per il periodo 2013-2016; introduzione di un credito fiscale (fino a 80 euro mensili) per lavoratori a basso reddito (Legge 89/2014). L’Italia ha recepito 5 direttive europee afferenti la tutela dei diritti umani ed ha firmato o ratificato tre strumenti normativi internazionali, attuando in tal modo le raccomandazioni nn. 4, 5 e 7 del I ciclo (vedi paragrafi 9, 10 e 81).

III. Sviluppi a partire dal I ciclo, con particolare riferimento alla promozione e protezione dei diritti Umani

  1. Nell’attuare gli obblighi assunti sul piano internazionale, l’Italia ha cooperato in modo rafforzato con gli organismi di controllo dei Trattati vigenti nel sistema Nazioni Unite al fine di rispondere fattivamente alle loro raccomandazioni. Ha presentato i rapporti periodici ai predetti organi, e si impegna a presentare entro il 2014 i rapporti periodici inerenti l’attuazione del Patto internazionale sui diritti civili e politici e la Convenzione contro la tortura. Collabora appieno con le Procedure Speciali del Consiglio dei Diritti Umani, assicurando loro un invito permanente per effettuare missioni di visita ed ha risposto alle richieste ad hoc pervenute. 7. Inoltre, nel sistema del Consiglio d’Europa, l’Italia ha presentato i documenti ufficiali di risposta a seguito dei Rapporti di visita da parte degli organismi di controllo, come il Comitato per la prevenzione della tortura (CPT) e la Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI). Dal I ciclo, alcune Procedure Speciali delle Nazioni Unite hanno effettuato visite in Italia ed il nostro Paese ha fornito informazioni per la elaborazione dei Rapporti annuali di alcune di esse.
  2. Sviluppi a partire dal I ciclo – L’attuazione delle raccomandazioni accettate dall’Italia

L’Italia ha attuato74 delle 78 raccomandazioni accettate nel I ciclo. Le 4 raccomandazioni non attuate (11-12-13-15) riguardano la creazione di una Istituzione Nazionale Indipendente sui diritti umani ai sensi dei Principi di Parigi (vedi paragrafo 12). Per quanto riguarda le 12 raccomandazioni non accettate: una (reato di tortura) è in fase di attuazione (vedi paragrafo 11); due (sulla eliminazione dello status di immigrazione illegale quale circostanza aggravante e sulla depenalizzazione del reato di ingresso e soggiorno illegale) sono state attuate (vedi paragrafi 14 e 15). Le altre misure adottate sono illustrate qui di seguito sulla base delle principali aree tematiche.

Nuovi obblighi internazionali, attuazione degli obblighi preesistenti, collaborazione con i meccanismi internazionali di protezione dei diritti umani

Raccomandazioni nn. 4-5-6-9

L’Italia ha ratificato il Protocollo Opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura con Legge 195/2012. Con la Legge 10/2014, mirata a gestire i temi del sovraffollamento carcerario ed il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti, è stato istituito il Garante Nazionale dei diritti dei detenuti. 10. Un disegno di legge per la ratifica della Convenzione per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate è attualmente all’esame parlamentare. 11. Il Senato ha approvato il 5 marzo 2014 un disegno di legge per l’introduzione del reato di tortura, attualmente all’esame nella Camera dei Deputati: in esso, il dettato normativo internazionale assume una portata sicuramente rafforzativa e più ampia. Esso dispone: la reclusione tra i tre e i dieci anni (da cinque a dodici anni a carico di pubblico ufficiale), l’aumento della pena di un terzo e della metà se dal fatto deriva una lesione personale grave e gravissima, la reclusione sino ai trenta anni se dal fatto deriva la morte quale conseguenza non voluta. Infine, qualora il colpevole cagioni volontariamente la morte, la pena prevista è l’ergastolo.

Raccomandazioni nn. 11-12-13-15 12.

Il 20 maggio 2013 è stata presentata alla Camera una proposta di legge di iniziativa parlamentare per l’istituzione della Commissione Nazionale per la Promozione e la Protezione dei Diritti Umani, seguita da un’analoga proposta presentata al Senato. Nel 2014 il CIDU ha avviato un processo di consultazione con la società civile, istituendo un apposito Gruppo di lavoro. Due ulteriori proposte di legge sono state presentate nel giugno 2014.

Immigrazione e politiche d’integrazione

Raccomandazioni nn. 9-10-63-69-70-71-72-73-74-75

  1. La Corte Costituzionale con sentenza 249/2010 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della circostanza aggravante dello status di irregolarità nella commissione di un reato (art. 61, comma 11 bis, Codice Penale). 14. Nell’aprile 2014 il Parlamento ha abrogato il reato di ingresso e permanenza illegali nel territorio nazionale. La Legge delega 67/2014 depenalizza il reato di immigrazione clandestina in illecito amministrativo, ad eccezione delle condotte di violazione dei provvedimenti amministrativi adottati in materia, vale a dire dei provvedimenti di espulsione già adottati. 15. La Legge 129/2011 ha recepito la Direttiva 2008/115/CE introducendo: un meccanismo espulsivo graduale che prevede sempre l’esame individuale (caso per caso) della posizione di ogni straniero da rimpatriare; il rimpatrio è, tuttavia, immediato ove sussista il rischio di fuga, oppure trattasi di straniero socialmente pericoloso o che abbia presentato una domanda di soggiorno manifestamente infondata o fraudolenta. Diversamente, è previsto il rimpatrio mediante concessione, allo straniero che ne faccia richiesta, di un termine per lasciare volontariamente l’Italia. Sono anche previsti programmi di rimpatrio volontario e assistito. In applicazione di tale Direttiva, è prolungata la durata massima del trattenimento in un Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE) fino a 18 mesi. Il trattenimento può essere disposto nei primi 6 mesi laddove si configuri una situazione transitoria che ostacoli la preparazione del rimpatrio o l’esecuzione dell’allontanamento, come nell’ipotesi in cui sia necessario effettuare accertamenti supplementari sull’identità o sulla nazionalità dello straniero o reperire un mezzo di trasporto idoneo. In tali 6 mesi il trattenimento deve essere convalidato dall’autorità giudiziaria come segue: convalidata di 30 giorni, estensibile di altri 30 giorni; quindi la possibilità di ulteriore convalida di 60 giorni (se lo straniero non abbia cooperato per il suo rimpatrio oppure vi siano ritardi nell’acquisizione della necessaria documentazione dai Paesi terzi interessati), a cui si aggiungono altri 60 giorni (laddove persistano le suddette condizioni e, nonostante ogni ragionevole sforzo, non sia stato possibile procedere al rimpatrio dello straniero). Trascorso il sesto mese, il trattenimento può continuare, in via eccezionale, fino alla durata massima di 18 mesi, solo qualora, nonostante ogni ragionevole sforzo, l’allontanamento non sia stato eseguito a causa della mancata cooperazione al rimpatrio da parte dello straniero o di ritardi nell’ottenimento della necessaria documentazione da parte del suo Paese di origine o di destinazione. In questi ulteriori 12 mesi, il trattenimento viene esteso progressivamente previa convalida di volta in volta dell’autorità giudiziaria, per periodi non superiori ai 60 giorni. Sono inoltre previste misure alternative al trattenimento nei Centri di Identificazione ed Espulsione, sono modificate le conseguenze penali derivanti dall’inottemperanza all’ordine del Questore a lasciare il territorio nazionale entro 7 giorni, con la previsione di una pena pecuniaria anziché detentiva; viene disciplinato in modo differente il divieto di rientro in Italia per lo straniero espulso; inoltre sono state previste modalità particolari per rimpatriare i soggetti vulnerabili e regolamentate le procedure in caso di controllo, presso l’Ufficio di polizia di frontiera, dello straniero che, in posizione di soggiorno illegale, è in uscita dall’Italia. Nel 2013 un apposito Comitato ha redatto un rapporto sulla situazione dei CIE in Italia, suggerendo la riduzione a 12 mesi del termine massimo di trattenimento, attualmente fissato in 18 mesi, anche in considerazione della recente giurisprudenza che non ha ritenuto di convalidare la proroga del trattenimento dello straniero non identificato durante i primi 12 mesi. Nel 2014 il Ministero dell’Interno ha posto come priorità politica della sua azione amministrativa, l’intensificazione del monitoraggio presso tutti i centri che a diverso titolo ospitano immigrati nel nostro Paese, e lo studio di miglioramenti dei Capitolati dei contratti di affidamento della gestione dei CIE. 16. L’Italia non effettua più la pratica dei respingimenti ed è intensamente impegnata nell’attività di ricerca e salvataggio in mare, molto spesso assai oltre la propria area di responsabilità, assicurando il salvataggio e la conduzione dei migranti sul territorio italiano. Attesa la carenza di controllo del governo di Tripoli sul territorio libico, è obiettivamente impossibile cooperare con la Libia per il miglioramento delle politiche riguardanti l’immigrazione. 17. L’Italia conduce giornalmente attività di ricerca e salvataggio in mare (da ottobre 2013 sino al 13 giugno 2014 più di 42.000 persone sono state salvate, la maggioranza delle quali si trovavano fuori dalla zona SAR italiana), con l’impiego della Guardia Costiera, della Marina Militare, della Guardia di Finanza, con l’ausilio delle navi mercantili in transito e in stretta cooperazione con l’Agenzia europea per le frontiere esterne (FRONTEX). Per rispondere con immediatezza alla tragedia di Lampedusa, l’Italia ha intensificato le operazioni SAR: nell’ottobre 2013 è stata lanciata l’operazione “Mare Nostrum” per affrontare l’emergenza umanitaria dovuta all’eccezionale arrivo di migranti sulla rotta del Mediterraneo centrale. L’operazione “Mare Nostrum”, che copre un’area di 50 miglia a sud di Lampedusa e di 100 miglia a sud est della Sicilia, prevede l’impiego di unità della Marina Militare e dell’Aereonautica (5 navi, 4 elicotteri, 2 aerei) e di circa 1.000 militari per le azioni di salvataggio nel mediterraneo centrale, con un impiego di oltre 45 milioni di euro. Nell’ambito di tale operazione, le imbarcazioni sono state fornite delle necessarie apparecchiature ed è stato imbarcato anche personale specializzato della polizia scientifica e degli uffici per l’immigrazione, proprio per procedere alle operazioni di foto-segnalamento, avvalendosi altresì della collaborazione di mediatori culturali pure presenti sulle imbarcazioni. 18. A bordo delle imbarcazioni della Guardia costiera e della Guardia di Finanza, che svolgono operazioni di soccorso nel canale di Sicilia, dal 21 marzo 2014 è garantito un servizio di assistenza sanitaria tempestivo ed efficace da personale medico e paramedico a bordo, disciplinato dall’accordo siglato dal Ministero dell’Interno e dalla Fondazione CISOM – Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta. In questo ambito, è in via di definizione altresì un accordo tra Ministero della Difesa e Ministero della Salute per l’espletamento delle attività di sorveglianza sanitaria a bordo delle navi impiegate nell’operazione “Mare Nostrum” da parte di una task force costituita da dirigenti medici che opereranno nell’ambito delle competenze professionali istituzionali di profilassi internazionale. Circa 43.000 sono state le persone sbarcate in Italia nel 2013. Dal 1° gennaio 2014 al 13 giugno 2014 i migranti giunti sulle coste nazionali via mare sono stati 53.763, contro i 5.242 dello stesso periodo riferito all’anno 2013 (1° gennaio 2013 – 13 giugno 2013). 25.838 persone hanno avanzato richiesta di protezione internazionale per un totale di 28.300 domande (principali paesi di origine: Nigeria, Pakistan, Afghanistan, Mali, Somalia; Eritrea,Tunisia, Ghana, Senegal, Siria). Nel 2013 l’Italia ha accolto il 63% (16.256) delle domande, accordando una qualche forma di protezione internazionale (status di rifugiato, protezione sussidiaria, protezione umanitaria). 19. L’Italia attua una strategia mirata a conferire ai richiedenti asilo e destinatari di protezione internazionale il maggior livello possibile di autonomia necessaria all’inserimento nel contesto territoriale, in linea con le esigenze di rafforzamento della coesione sociale, priorità specifica degli investimenti pubblici ordinari e straordinari. L’assistenza sanitaria agli immigrati extracomunitari non regolarmente presenti sul territorio italiano è garantita tramite le strutture ospedaliere di pronto soccorso e secondo le modalità stabilite da appositi accordi regionali eventualmente in collaborazione con organismi di volontariato aventi specifica esperienza. Il divieto di segnalazione all’autorità di pubblica sicurezza, da parte del personale sanitario e amministrativo, degli immigrati non in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno che si rivolgono alle strutture sanitarie, è previsto per legge. Il Ministero della Salute ha approntato, sin dal 2011, un sistema di sorveglianza sindromica al momento della prima accoglienza dei migranti, che è stato aggiornato nel 2012 con la pubblicazione del documento “Raccomandazioni per la gestione di problematiche sanitarie connesse con l’afflusso di migranti sulle piccole isole”, trasmesso agli Assessorati alla Sanità di tutte le Regioni, e corredato dalla partecipazione a due iniziative progettuali: la prima siglata con l’OMS – “Public Health Aspects of Migration in Europe” – ed estesa fino a tutto il 2015, la seconda coordinata dall’Ufficio regionale IOM-Europa – “Progetto EQUI-Health” – per la promozione della salute dei migranti vulnerabili (richiedenti asilo, Rom, minoranze etniche). Inoltre nel 2014 sono state programmate e finanziate specifiche azioni di formazione per gli operatori sanitari, in particolare in Sicilia, finalizzate anche al superamento delle barriere interculturali che condizionano fortemente l’efficacia e l’efficienza dei servizi sanitari per la popolazione migrante. Con particolare riferimento ai servizi offerti dall’Istituto Nazionale per la Migrazione e la Povertà – organismo operante nel quadro del Servizio Sanitario Nazionale, dotato dal 2013 di un importo pari a € 10.000.000, dal 1° settembre 2007 al 3 marzo 2014 i pazienti stranieri assistiti sono pari a 46.752 (il 70.6%) dei pazienti accolti presso l’Istituto e in particolare quelli richiedenti protezione internazionale e che afferiscono all’ambulatorio sono risultati 5.453. 20. I minori stranieri presenti sul territorio sono soggetti all’obbligo scolastico (stimati in oltre 800.000 unità) e ad essi si applicano tutte le disposizioni vigenti in materia di diritto all’istruzione, di accesso ai servizi educativi, di partecipazione alla vita della comunità scolastica. Essi hanno diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità del soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani, e sono soggetti all’obbligo scolastico in condizioni di parità con i minori italiani. Nell’a.s. 2012/2013 sono risultati 786.630 (+4,1% rispetto all’anno precedente), corrispondente a un’incidenza sul totale degli iscritti dell’8,8%. Ancora, 120.000 stranieri hanno sostenuto il test di lingua italiana nel 2012 presso centri di istruzione per adulti. Dal sito del Ministero dell’Istruzione, http://www.istruzione.it, alla voce “Parlo la tua lingua” è possibile scaricare 36 modelli di comunicazione bilingui, in italiano e nelle principali lingue dei gruppi di immigrati, finalizzati a facilitare la comunicazione e la comprensione del sistema scolastico italiano da parte delle famiglie immigrate.

Raccomandazioni nn. 76-77-78-79-80-82

  1. Il sistema di accoglienza italiano è articolato in un primo livello costituito da 14 centri di primo soccorso ed accoglienza (CPSA) e centri di accoglienza (CDA). Queste strutture assicurano il primo soccorso ai migranti sbarcati. 22. Dopo l’identificazione, i richiedenti asilo vengono ospitati nei centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) per un periodo iniziale che va dai 20 ai 35 giorni, che può tuttavia prolungarsi in caso di forte afflusso di migranti. I CARA sono centri aperti ai visitatori e gli stranieri ivi ospitati possono uscire durante le ore diurne. Nei CARA sono assicurati l’assistenza legale, l’insegnamento della lingua italiana, l’assistenza sanitaria, i pasti e gli altri beni di prima necessità. I richiedenti ospitati nei CARA hanno diritto di ricevere visite dai rappresentanti dell’UNHCR, delle ONG o delle istituzioni che promuovono la protezione dei diritti dei richiedenti asilo, dei difensori, dei familiari o dei cittadini italiani autorizzati dal Prefetto territorialmente competente. Le condizioni di accoglienza sopra descritte sono garantite a tutti i richiedenti asilo, inclusi i richiedenti trasferiti in Italia a seguito di una procedura “Dublino” (Regolamento Dublino). A tali soggetti è assicurata una primissima accoglienza, al loro arrivo, con l’attivazione dei servizi presenti nei principali aeroporti; successivamente, i medesimi vengono inseriti nei centri di accoglienza. Qualora il Paese che trasferisce rappresenti la sussistenza di motivi di vulnerabilità del richiedente, nei suddetti centri vengono approntate idonee misure medico-sanitarie per un’appropriata accoglienza. 23. Dopo il periodo iniziale di accoglienza trascorso nei CARA i richiedenti asilo e coloro ai quali è stata riconosciuta una forma di protezione internazionale vengono ospitati nelle strutture della rete SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), che consiste in una rete di enti locali (Province, Comuni e loro Unioni o Consorzi) che erogano servizi di protezione, orientamento e integrazione. Il sistema è finanziato principalmente dal Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi dell’Asilo (FNPSA) e cofinanziato dal Fondo Europeo per i Rifugiati, gestito dal Ministero dell’Interno in qualità di Autorità responsabile. La Rete SPRAR supporta il sistema di accoglienza (appartamenti, centri, soluzioni di alloggio fornite dalle autorità locali) per rifugiati e richiedenti asilo per un periodo di 6 mesi, che può essere eventualmente esteso. I servizi erogati sono principalmente dedicati alla mediazione linguistico-culturale, all’inserimento lavorativo, alle attività multiculturali e all’orientamento legale. Nel corso del 2013 la capacità dello SPRAR è stata incrementata da 3.000 posti a circa 9.500 posti. A giugno 2014 i posti effettivamente utilizzati ed occupati sono 15.000 e si prevede di arrivare a 19.000 posti entro la fine dell’anno. Un fondo speciale di 190 milioni di euro è stato istituito nel 2013 per far fronte all’eccezionale arrivo di migranti nel territorio nazionale. Nel 2013 i richiedenti asilo sono stati circa 28.300 provenienti da: Nigeria (3.655); Pakistan (3.353); Somalia (2.828); Eritrea (2.202); Afghanistan (2.155). Le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale hanno esaminato 25.838 richieste ed hanno accolto 16.256 domande, accordando una qualche forma di protezione internazionale (3.144 status di rifugiato, 5.654 protezioni sussidiarie e 7.458 protezioni umanitarie). Attualmente sul territorio italiano operano 20 Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale e per la migliore gestione delle domande di riconoscimento; è in programma di incrementare ulteriormente le Commissioni, per far fronte all’esponenziale aumento delle domande. Nei primi quattro mesi del 2014 sono pervenute 15.223 domande di protezione internazionale (più 59% rispetto al 2013 precedente (6.515). 24. Nel 2006 è stato avviato il progetto “Praesidium”, realizzato mediante convenzione tra il Ministero dell’Interno e quattro organizzazioni partner: l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), la Croce Rossa Italiana (CRI) e Save the Children Italia. Originariamente finalizzato a migliorare le condizioni di accoglienza dei flussi migratori raggiungevano Lampedusa, dal 2012 “Praesidium” opera in tutti i centri governativi per immigrati, inclusi i CIE, ed ha dimostrato di essere una best practice valorizzata anche a livello comunitario. In particolare il progetto prevede: consulenza legale; informazioni su: legislazione italiana in materia di immigrazione irregolare, tratta e riduzione in schiavitù, procedure di ingresso regolare in Italia, presentazione della domanda di protezione internazionale, opportunità di rimpatrio volontario o assistito; individuazione dei gruppi vulnerabili e relativa segnalazione alle autorità competenti; monitoraggio dell’andamento delle procedure di accoglienza all’atto dello sbarco e nei centri di destinazione. La Croce Rossa Italiana (CRI) monitora gli standard di assistenza sanitaria e attua, con gli operatori sanitari presenti nei centri, interventi e/o procedure finalizzate al miglioramento delle condizioni di salute delle persone assistite. Oltre a promuovere i migliori standard sanitari ed assistenziali, la CRI fornisce altresì orientamento ed informazioni sull’educazione sanitaria distribuendo materiale in diverse lingue. Save the Children, inclusa nel progetto dal 2008, svolge attività di orientamento ed informazione legale e mediazione culturale ai minori stranieri, per poi proseguire il sostegno anche nei centri di accoglienza o comunità dedicate. In raccordo con il Ministero dell’Interno, l’attività delle quattro Organizzazioni si è indirizzata verso le categorie di migranti più esposte a rischio di sfruttamento o di violenza, come le donne e i minori non accompagnati. 25. Alla data del maggio 2014 vi sono in Italia oltre 7.182 minori stranieri non accompagnati, prevalentemente di sesso maschile e di età superiore ai 15 anni, che vengono seguiti attraverso percorsi individuali di integrazione, che includono educazione e formazione professionale per i minori più grandi. Ai minori stranieri non accompagnati viene inoltre data la possibilità di rimanere in Italia, una volta compiuta la maggiore età, per mezzo del rilascio di un permesso di soggiorno per studio o lavoro (per maggiori dettagli si rinvia ai paragrafi 66 ss.). 26. Per il 2014/2020 è in corso di definizione il Programma Nazionale di intervento del nuovo Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione, promosso dalla Commissione europea nell’ambito della programmazione dei fondi europei per il sostegno delle politiche in materia di immigrazione degli Stati membri. Il nuovo Fondo si concentrerà sulla gestione integrata della migrazione, sostenendo tutti gli aspetti del fenomeno migratorio, inclusi l’asilo, la migrazione regolare, l’integrazione e il rimpatrio dei cittadini stranieri irregolari. Per l’Italia è prevista una dotazione finanziaria pari a 500 milioni di euro, di cui 310 milioni già individuati come quota di partecipazione comunitaria. E’ in atto un ampio processo di consultazione interistituzionale, tra Amministrazioni Centrali competenti e rappresentanti regionali e territoriali, per elaborare strategie globali di integrazione. Inoltre, nell’ambito delle risorse messe a disposizione dal Programma PON Sicurezza per lo Sviluppo 2007/2013, alla linea di intervento 2.1. “Gestione dell’Impatto Migratorio”, va segnalato il finanziamento di 54 Centri polifunzionali per l’inserimento e l’inclusione di immigrati regolarmente presenti sul territorio delle Regioni obiettivo (Calabria, Sicilia, Campania, Puglia): dette strutture, oltre a rappresentare luoghi di socializzazione primaria con le comunità di accoglienza, sono deputate allo svolgimento di attività di formazione primaria, di alfabetizzazione socio-linguistica, nonché di orientamento amministrativo e lavorativo. Sempre nell’ambito dei Fondi del Programma PON Sicurezza per lo Sviluppo 2007/2013 sono state finanziate ristrutturazioni di edifici pubblici destinati a centri di accoglienza per richiedenti asilo o titolari di altre forme di protezione internazionale, con periodi di permanenza e alloggio fino ad un anno. Dal 2011 sono stati in questo contesto 28 i progetti finanziati, di cui: 8 in Sicilia, 10 in Campania, 10 in Calabria e 5 in Puglia, per un importo pari a circa 10 milioni di euro. Dal 2007 ad oggi sono stati finanziati 611 progetti per l’inclusione dei migranti tramite il Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi terzi. Nel quadro del programma annualità 2012 del predetto Fondo Europeo per l’Integrazione, è stato approvato il progetto “Autonomia ed integrazione per giovani donne straniere” per sostenere l’autonomia di un particolare gruppo di migranti vulnerabili: i minori stranieri non accompagnati in una fase di transizione all’età adulta (ragazzi di 16-17 anni) e le giovani donne migranti a rischio di emarginazione sociale fino al compimento dei 24 anni. Il progetto è destinato a coinvolgere 380 giovani donne. Per migliorare l’inclusione sociale e l’accesso dei migranti al mercato del lavoro sono state impiegate anche risorse del Fondo Sociale Europeo. Inoltre il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha attivato il piano progettuale “Emergenza Lampedusa” destinato a tutti i minori stranieri presenti sull’isola. Nell’anno scolastico 2013/2014 è stata avviata un’azione di peer education, che ha interessato 1.000 insegnanti in 20 scuole, ed è stata rivolta a 1.000 studenti stranieri di seconda generazione tra gli 11 e i 18 anni come tutor di studenti stranieri neoarrivati. L’investimento per il primo anno è di 300.000 euro. 27. Sulla base dei dati disponibili, il numero dei soggiornanti non comunitari di lungo periodo è incrementato di 126.000 unità tra il 2012 e il 2013, raggiungendo oltre due milioni. A causa della congiuntura economica aumentano gli stranieri in cerca di occupazione (da 371.000 nel secondo trimestre 2012 a 511.000 nel corrispondente trimestre del 2013). L’andamento del mercato del lavoro interno spiega le ragioni per le quali, in questa fase storica, il Governo italiano ha ritenuto di non programmare nuove quote ordinarie d’ingresso per motivi di lavoro. A tal riguardo sono stati adottati nell’anno 2013 decreti di programmazione dei flussi al fine di far fronte alle esigenze dei settori caratterizzati da stagionalità (turismo e agricoltura) e per consentire la conversione dei permessi di soggiorno per studio, per formazione e per ricerca in permessi di lavoro subordinato o autonomo. Con i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 febbraio 2013, del 25 novembre 2013 e 9 aprile 2014 è stato previsto l’ingresso in Italia di 30.000, 17.850 e 15.000 unità di lavoratori non comunitari stagionali. 28. In attuazione degli obblighi comunitari nell’anno 2012 è stata recepita la direttiva riguardante le sanzioni a carico dei datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. Ciò ha consentito l’emersione dei rapporti di lavoro irregolari (a ottobre 2012, termine di presentazione delle richieste, sono pervenute 134.576 dichiarazioni di emersione, l’86,17% delle quali relative all’emersione di rapporti di lavoro domestico). Alla data del 21 febbraio 2014, sul totale delle domande presentate, si è pervenuto alla stipula di 82.681 contratti di soggiorno e contestuale richiesta del permesso di soggiorno (pari solo al 61% del totale delle istanze presentate), di cui 77.934 sono stati i contratti firmati per rapporti di lavoro nel settore domestico (pari al 59% delle istanze presentate). E’ stato inoltre previsto il rilascio di un permesso per attesa occupazione qualora la dichiarazione di emersione sia rigettata per cause imputabili esclusivamente al datore di lavoro, ovvero nei casi di cessazione del rapporto di lavoro oggetto di una dichiarazione di emersione non ancora definita. Sotto il profilo progettuale, a tale proposito si segnalano alcune azioni positive intraprese dal Ministero dell’Agricoltura: il progetto S.O.F.I.I.A.(Sostegno, Orientamento, Formazione, Imprenditoria per Immigrati in Agricoltura) finalizzato al sostegno e alla formazione di giovani immigrati extracomunitari per la creazione di imprese agricole, ed i progetti “Alla luce del sole” e “AFORIL” entrambi sulla formazione e l’informazione di cittadini extracomunitari. 29. Da gennaio 2013 è disponibile in 10 lingue (albanese, arabo, cinese, francese, inglese, punjabi, russo, spagnolo, tagalog e ucraino) il portale web ‘Integrazione Migranti’, cofinanziato dal Fondo Europeo e gestito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in coordinamento con il Ministero dell’Interno e il Ministero dell’Istruzione. Esso è uno strumento importante per la raccolta e la divulgazione di informazioni sul tema, contenute in un’apposita banca dati che mette a disposizione più di 13.000 servizi presenti sul territorio nazionale. Tali informazioni vengono periodicamente aggiornate dalle autorità centrali e locali, da organizzazioni internazionali (ad esempio l’ACNUR), da associazioni no profitto (più di un migliaio). Di recente è stata introdotta, in collaborazione con il Ministero dei beni, delle attività culturali e del turismo, una nuova sezione ‘cultura’ nella quale cui è offerto un quadro della produzione culturale degli immigrati in Italia e di progetti/attività/produzioni culturali che hanno ad oggetto l’immigrazione. 30. L’Italia ha firmato in passato accordi con Moldova (2003), Albania (2008), Egitto e Marocco (2005) per la regolamentazione dei flussi di ingresso e delle procedure di riammissione. Agli Stati con i quali siano stati conclusi tali accordi possono essere assegnate quote riservate nell’ambito dei decreti annuali di programmazione degli ingressi per motivi di lavoro. Obiettivo è quello di favorire un miglior incontro tra domanda e offerta sul mercato del lavoro nazionale. Nel 2011 sono stati rinegoziati o firmati nuovi accordi con Egitto, Albania, Moldova e Sri Lanka. Il rimpatrio dei migranti è stato altresì incentivato attraverso la stipula di 31 accordi di cooperazione bilaterale firmati con alcuni Paesi di origine e transito. A tale scopo, l’Italia ha continuato la cooperazione con i Paesi di origine e transito, essenziale per combattere il crimine organizzato transnazionale, la tratta e il traffico di droga, attraverso diversi accordi di cooperazione bilaterale di polizia.

Lotta alla discriminazione in tutte le sue forme

Raccomandazione n. 16

  1. L’Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali (UNAR) è stato rafforzato ed il suo ruolo è stato esteso. Dal 2013 esso è divenuto presidio nazionale di contrasto contro ogni forma di discriminazione, sia essa generata dalla razza ed origine etnica oppure dalla religione, dalle opinioni personali, dalla disabilità, dall’età, dall’orientamento sessuale o identità di genere. L’estensione della tutela a tutti i fattori di discriminazione ha permesso di combattere il razzismo, promuovere l’integrazione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti e delle categorie sociali più vulnerabili, come anziani e disabili, e di lottare contro l’omofobia e la transfobia, con una particolare attenzione al fenomeno delle c.d. discriminazioni multiple.

Raccomandazione n. 21

  1. Significative risorse sono state dedicate all’integrazione sociale delle comunità Rom, nell’ambito del Programma PON in Campania, Puglia, Sicilia e Calabria, gestito dal Ministero dell’Interno, per oltre 9 milioni di euro per la realizzazione di interventi infrastrutturali, l’erogazione di servizi di integrazione sociale, lavorativa e scolastica, e per la formazione degli operatori.

Raccomandazioni nn. 18-19-20-22-23-26

  1. Il Piano Nazionale d’Azione sul razzismo, la xenofobia e l’intolleranza per il 2013/2015 è volto a rendere sistematico ed effettivo il principio di parità di trattamento (per maggiori dettagli si rinvia alla Sezione VI). 34. Nel 2010 è stato istituito presso il Ministero dell’Interno l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD), che persegue i seguenti obiettivi: superare il fenomeno dell’under-reporting e favorire l’emersione dei reati a sfondo discriminatorio; attivare interventi operativi tempestivi ed efficaci sul territorio da parte della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri; intensificare gli scambi infoinvestigativi, formativi e di buone prassi operative delle Forze di Polizia sul piano internazionale, anche tramite i canali di comunicazione INTERPOL; monitorare i fenomeni di discriminazione; incrementare la conoscenza del fenomeno, in sinergia con gli altri enti interessati; promuovere iniziative di comunicazione e prevenzione. 35. In ogni Questura sono presenti unità specializzate – DIGOS – cui è affidato il compito di seguire tutti gli episodi di discriminazione riconducibili alla vigente normativa. Il personale, specificamente formato a tale scopo, possiede una qualificata professionalità e cura le relazioni con le associazioni e le comunità interessate al fenomeno per cui risulta possibile, in più occasioni, acquisire direttamente notizia di reati basati sull’odio. 36. Tra le attività investigative si segnalano quella svolta sui siti internet Stormfront (32 soggetti indagati) e Holywar (8 indagati), che hanno evidenziato l’esistenza di aggregazioni orientate alla discriminazione e alla violenza per la motivi razziali, etnici e religiosi.

Rom, Sinti e Camminanti

Raccomandazioni nn. 24-25-28-59-61-62

  1. Nel corso degli anni la periodica adozione di misure finalizzate alla integrazione e inclusione delle comunità Rom, Sinti e Camminanti (RSC) ha evidenziato la complessità del fenomeno. L’associazione di tali comunità alla sola caratteristica del nomadismo è stata definitivamente abbandonata. In tale contesto, quando si fa riferimento alle popolazioni Rom che vivono in Italia, va richiamata la corrente distinzione tra i differenti status giuridici: cittadini italiani, cittadini provenienti da Paesi non europei, cittadini non europei, stranieri ai quali è garantito il diritto di asilo o la protezione sussidiaria, apolidi de facto, inclusi coloro che sono nati in Italia da genitori apolidi. 38. In conformità alla Comunicazione n. 173/2011come anche alle altre raccomandazioni adottate dagli organi di controllo delle Nazioni Unite, le autorità italiane hanno designato l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) quale Punto di Contatto Nazionale per l’elaborazione di una Strategia Nazionale per l’inclusione delle comunità Rom, Sinti e Camminanti in Italia per il periodo 2012-2020 (per maggiori dettagli si rinvia alla Sezione V). 39. Contemporaneamente l’UNAR nel 2012 ha istituito uno sportello ad hoc, per fornire assistenza gratuita nei casi di discriminazione nei confronti delle popolazioni Rom, Sinti e Camminanti; ha proseguito azioni di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, attività correlate all’educazione ai diritti umani, progetti formativi per garantire una effettiva integrazione di tali comunità; ha sostenuto le campagne del Consiglio d’Europa Romed2/Romact e DOSTA (Basta!), le iniziative di Porraimos, la Giornata internazionale dedicata ai Rom, la settimana contro la violenza e contro il razzismo; ha pubblicato una Guida per l’accesso ai fondi per le autorità locali, studi e rapporti tematici sulle donne Rom, sul lavoro e sulla casa, un estratto delle Linee Guida delle Nazioni Unite sugli sgomberi forzati. Una specifica attività progettuale è dedicata, nel quadro del Programma Operativo Nazionale FESR “Sicurezza per lo Sviluppo” – Obiettivo Convergenza 2007-2013, al tema “Accrescere le competenze degli operatori sul fenomeno ROM”, allo scopo di investire risorse per accrescere le competenze degli operatori pubblici e privati e favorire l’inclusione dei Rom nei contesti locali, creando apposite reti operative e culturali. 40. Nel quadro della Strategia Nazionale per l’inclusione dei Rom, Sinti e Camminanti il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha avviato un progetto per l’inclusione e l’integrazione di minori Rom, Sinti e Camminanti, con stanziamento di 582.000 euro, focalizzato sui bambini con maggiori difficoltà di inserimento nel percorso scolastico, e sul sostegno agli studenti per la scelta del percorso scolastico. 41. Nel 2011 è stato avviato il Sistema Integrato Roma Sicura con l’obiettivo di contribuire alla definizione della “mappa del rischio urbano”. Il sistema monitora i fenomeni in termini statistici in funzione dell’adozione di decisioni, incluse le situazioni relative agli insediamenti abusivi ed i campi rom.

Raccomandazioni nn. 29-30-32-33

  1. Il CONI e tutte le Federazioni sportive nei propri statuti esprimono esplicitamente la loro volontà a combattere ogni tipo di discriminazione nello sport. La vigente normativa definisce chiaramente le relative ipotesi di reato. Dal 2007 sono in vigore per il calcio – che è lo sport più popolare – norme che inaspriscono ed estendono le sanzioni in caso di comportamento discriminatorio. 43. Nei confronti di singoli tifosi viene applicato il DASPO (Divieto di accedere alle manifestazioni sportive). L’UNAR ha effettuato un monitoraggio sui siti web, dal quale è emersa una diffusione di attacchi razzisti verso giocatori stranieri o d’origine straniera, perpetrati con motivazioni calcistiche. In questi casi, l’Ufficio ha segnalato i siti rilevati alla Polizia Postale, per ulteriori accertamenti e l’eventuale disattivazione. 44. Per rafforzare la prevenzione di episodi di violenza negli incontri di calcio opera dal 1999 presso il Ministero dell’Interno l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, che ha il compito di: monitorare i fenomeni di violenza e intolleranza commessi in occasione di manifestazioni sportive; stabilire i livelli di rischio delle manifestazioni; promuovere iniziative coordinate per la prevenzione dei fenomeni di violenza e intolleranza in ambito sportivo, anche in collaborazione con associazioni, rappresentanze di tifosi organizzati e club di sostenitori, enti locali, enti statali e non statali; definire le misure che possono essere adottate dalle società sportive per garantire la pubblica incolumità. Presso il Ministero dell’Interno opera inoltre il Centro Nazionale di Informazione sulle Manifestazioni Sportive (CNIMS), che svolge attività di raccolta, analisi ed elaborazione dei dati relativi al fenomeno della violenza negli stadi, il cui risultato è materia di esame settimanale in sede di Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. Nel dicembre 2013 è stata costituita una “Task Force per la sicurezza delle manifestazioni sportive”, con il compito di individuare nuove iniziative di contrasto al fenomeno del razzismo nello sport. Con riferimento all’attività di contrasto al razzismo nel campo dello sport, durante la stagione sportiva calcistica 2012/2013 sono state denunciate 18 persone (di cui 3 in stato di arresto). Durante la stagione sportiva 2013/2014, i denunciati sono stati 15. Per quanto riguarda l’azione di contrasto al fenomeno dell’ esposizione negli stadi di striscioni a contenuto razzista o xenofobo, nel corso della stagione calcistica 2013/2014 al 31 gennaio 2014 non si sono registrati episodi (a fronte di un episodio nel precedente campionato 2012/20l3). Per quel che concerne infine i cori razzisti, nella stagione 2013/2014 si sono, finora, registrati 26 episodi (a fronte dei 18 della precedente stagione). 45. In merito al discorso politico di matrice razzista, si segnala che nel luglio 2013 Dolores Valandro, esponente del partito politico Lega Nord, è stata condannata a 13 mesi di reclusione, all’interdizione dai pubblici uffici per tre anni e al pagamento di una multa di 13.000 euro, per aver pubblicato su internet una frase offensiva rivolta al Ministro per l’integrazione pro tempore Cecile Kyenge. La Corte d’Appello di Venezia ha confermato interamente la condanna. 46. Per quanto riguarda le attività formative nel settore dell’integrazione culturale, è stato avviato un piano di formazione degli insegnanti e dei dirigenti scolastici. Le risorse finora allocate ammontano a circa 500.000 euro. A partire dall’anno scolastico 2013/2014 è stato ricostituito l’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura. Composto da esperti del mondo accademico, sociale e culturale e rappresentanti di associazioni, istituti di ricerca e ministeri, esso svolge compiti di analisi e di proposta sulle politiche scolastiche relative all’integrazione degli alunni di origine non italiana. 47. Il pluralismo religioso è uno specifico obiettivo delle politiche di coesione sociale. Accanto alla religione cattolica, che rappresenta la maggioranza dei fedeli, sono presenti confessioni cristiane non cattoliche (protestanti, ortodossi), islam, induismo, buddismo e altre religioni orientali, ed ebraismo. Nel 2005 il Ministero dell’Interno ha istituito la “Consulta per l’Islam in Italia” nell’ambito della quale è stata scritta la Carta dei Valori, della Cittadinanza e dell’Integrazione, approvata con Decreto Ministeriale del 23 aprile 2007. Nel 2010 l’attenzione si è spostata sui temi dell’integrazione e dell’esercizio dei diritti civili con la costituzione del “Comitato per l’Islam italiano” che ha elaborato tre documenti sui temi del velo islamico, degli edifici di culto e dei ministri di culto.

Diritti delle donne Raccomandazioni nn. 34-35-36

  1. La piena inclusione delle donne nella vita economica e sociale del Paese e nel mercato del lavoro si realizza anche attraverso la concreta possibilità di accedere a posizioni di vertice. Nel 2011 è stato introdotto il principio dell’equilibrio di genere negli organi di amministrazione e controllo delle società quotate e delle società pubbliche. Il Dipartimento per le Pari Opportunità, il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell’Economia hanno sottoscritto una convenzione per la costituzione di una Sezione speciale del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI (“Sezione speciale ‘Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari opportunità’ dedicata all’imprenditoria femminile”) finanziata con 20 milioni di euro. Nel 2014 è stato firmato un Protocollo d’intesa per lo sviluppo e la crescita dell’imprenditorialità e dell’auto-impiego femminili tra Dipartimento per le Pari Opportunità, Ministero dello Sviluppo Economico, ABI, Confindustria, Confapi, Rete Imprese Italia e Alleanza della Cooperative Italiane. In particolare, verranno attivati specifici plafond bancari per nuovi investimenti e l’avvio di nuove attività per 1.400.000 PMI. E’stato inoltre istituito l’Osservatorio Nazionale per l’Imprenditoria e il Lavoro Femminile in Agricoltura (ONILFA), con il compito di per analizzare le politiche a favore dell’imprenditoria e dell’occupazione femminile in ambito agricolo e rurale. 49. Allo scopo di promuovere le pari opportunità per le donne nel mercato del lavoro, il Dipartimento per le Pari Opportunità nel 2012 ha siglato con le Regioni italiane una nuova edizione dell’Intesa sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (Intesa 2) al fine di estendere e rafforzare sui territori regionali iniziative in favore delle donne e degli uomini che lavorano e nel contempo svolgono compiti di cura dei bambini o delle persone adulte in difficoltà, creando nuove e qualificate opportunità di inserimento nel settore della cura delle persone e dei servizi per la famiglia e la comunità. 50. La Consigliera Nazionale di Parità è stata istituita nel 2006 con competenza a trattare i casi di discriminazione di genere di carattere collettivo e legittimata ad agire in giudizio a tutela delle lavoratrici. Essa ha provveduto a istituire un Osservatorio sulla contrattazione nazionale e decentrata e la conciliazione dei tempi – disponibile on line – che ha analizzato e archiviato 2682 accordi (di cui selezionati e pubblicati 861: 59 nel settore pubblico e 503 nel settore privato) e ha analizzato e pubblicato 536 prassi. Nella Banca dati dell’Osservatorio risultano 298 provvedimenti giudiziali e 161 provvedimenti extragiudiziali. 51. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza di genere e la violenza domestica è stata ratifica dall’Italia nel 2013. Sono state introdotte nell’ordinamento italiano tre nuove tipologie di circostanze aggravanti: la commissione della violenza nei confronti del coniuge donna, anche separata o divorziata, o del partner, anche non co-abitante; la commissione della violenza a carico di coloro che hanno commesso maltrattamenti, violenza sessuale ed atti persecutori nei confronti di donne in gravidanza; la commissione della violenza nei confronti di minorenni. Nell’ipotesi di reiterazione, è disposto l’allontanamento immediato dalla residenza familiare, con il divieto di avvicinarsi nei luoghi frequentati in via ordinaria dalla persona vittima della violenza. A quest’ultima si fornisce patrocinio legale gratuito. Inoltre, sono stati allocati 10 milioni di euro per finanziare un piano d’azione anti-violenza, che prevede la creazione di una rete di centri di assistenza ed è stato introdotto un nuovo permesso di soggiorno per le vittime di violenza domestica: esso può essere rilasciato dalle Forze di Polizia, con il parere positivo o su proposta dell’autorità giudiziaria, allorché siano state condotte indagini inerenti maltrattamenti in famiglia, lesioni personali, mutilazioni genitali, rapimento, stupro o persecuzione; atti commessi in Italia “nel quadro della violenza domestica”, in “situazioni di violenza o di abuso nei confronti di cittadini stranieri”, la cui sicurezza è a rischio in conseguenza della scelta di sottrarsi dalla situazione di violenza o di avviare un procedimento giudiziario di rilevanza penale. Il permesso ha validità annuale, può essere rinnovato, consente di avere accesso alle opportunità di lavoro e può essere convertito a tal fine. E’ inoltre prevista la revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione dal territorio nazionale per il cittadino straniero che risulti condannato, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in ambito di violenza domestica. 52. Dal 2013, in occasione della Giornata internazionale della violenza contro le donne, il Dipartimento per le Pari Opportunità organizza una campagna di sensibilizzazione intitolata “Riconosci la violenza”. La campagna di sensibilizzazione fornisce consigli su come reagire ai primi segnali della violenza invitandole a rivolgersi al numero verde “1522”. Sempre nel 2013 è stata realizzata la “Piccola guida alle nuove norme introdotte dalla legislazione italiana” per far conoscere alle donne e agli uomini alcuni provvedimenti fondamentali volti al contrasto della violenza nei riguardi delle donne. 53. Nel 2012 l’Italia ha aderito al programma “Combattere la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere”, promosso dal Consiglio d’Europa, e in esso l’UNAR opera in qualità di Punto di contatto nazionale per l’elaborazione di una Strategia Nazionale sugli LGBT (per maggiori dettagli si rinvia alla Sezione V). 54. Nel 2013 il Contact Center dell’UNAR ha registrato 114 casi di discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, pari al 10% del totale dei casi gestiti nello stesso anno. Nella maggior parte di essi (102) la discriminazione ha assunto rilievo diretto. 12 casi hanno riguardato forme di discriminazione indiretta. Un terzo delle denunce sono state effettuate da testimoni o dalle vittime, 10% da organizzazioni. La maggior parte delle indagini sono state avviate sui media (60%). I casi si sono verificati nell’ambito ‘pubblico’ (44 di cui 22 di violenza), sui media (37, di cui 25 su Facebook e sui blog), nella scuola (12).

Diritti dei minori Raccomandazione n. 40

  1. La Legge 98/2013 ha semplificato il procedimento per l’acquisto della cittadinanza prevedendo che lo straniero nato in Italia che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età diviene cittadino se dichiara di voler acquisire la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data. In particolare le nuove norme introdotte prevedono che: l’interessato può dimostrare il possesso dei requisiti (residenza legale ininterrotta sin dalla nascita) con ogni idonea documentazione (ad esempio certificazioni mediche o scolastiche attestanti la sua presenza in Italia fin dalla nascita); gli ufficiali di stato civile sono tenuti, nel corso dei 6 mesi precedenti il compimento del diciottesimo anno di età, a comunicare all’interessato, nella sede di residenza quale risulta all’ufficio, la possibilità di esercitare tale diritto entro i 6 mesi antecedenti il compimento della maggior età. Inoltre il requisito della residenza legale ininterrotta è stato interpretato in modo flessibile con una circolare ministeriale del 2007, in cui si prevede che, nel caso in cui il minore, pur avendo soggiornato legalmente nel nostro Paese sin dalla nascita, se ne sia dovuto allontanare per brevi periodi per motivi di studio, di famiglia o di salute, si dovrà computare utilmente il periodo in questione al fine di maturare il requisito della residenza legale, ove vengano documentalmente dimostrate le motivazioni dell’allontanamento dal territorio.

Raccomandazioni nn. 37-39-41-42-43-44

  1. L’Italia ha ratificato con Legge 172/2012 la Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, emendando l’ordinamento penale con l’introduzione dell’art. 414-bis (“Istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia”), e prevedendo aumenti di pena per i delitti già contemplati e pene accessorie per gli autori dei reati di tipo sessuale nei confronti dei bambini. Tra le più recenti iniziative del Ministero dell’Interno si segnala l’istituzione nel 2012 di un Tavolo di lavoro per la collaborazione con l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza. Uno specifico Protocollo di Intesa, rinnovato nel 2014, mira a condividere le informazioni, approfondire ed analizzare le problematiche relative ai minorenni autori, vittime e testimoni di reato, individuare criticità nella normativa di settore nonché le migliori prassi al fine di rendere omogenei i metodi di intervento delle Forze di polizia, con particolare riferimento all’identificazione dei minorenni e alla gestione dei minori non accompagnati. 57. Nel 2012 è stato firmato un Protocollo di Intesa tra il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e il Ministero di Giustizia per avviare un programma che garantisca a detenuti minorenni e adulti concrete opportunità di reinserimento sociale e lavorativo grazie all’istruzione e la formazione professionale. Il progetto la “Scuola in Ospedale” mira a garantire il diritto all’istruzione ai bambini e ai ragazzi ricoverati; il Servizio d’istruzione domiciliare è destinato a minori colpiti da gravi patologie. Per l’anno scolastico 2011/2012 le risorse finanziarie impiegate per la Scuola in Ospedale e il Servizio d’istruzione domiciliare sono state pari a 2.820.000 euro e ne hanno potuto usufruire 78.407 alunni, di cui 4.564 stranieri e 3.113 disabili. Nell’anno scolastico 2012/2013 le risorse assegnate sono state 2.820.700 euro. 58. Nel 2011 i dati relativi alla istituzionalizzazione dei minori registravano un’accoglienza per 14.991 minori in strutture residenziali, mentre 14.397 erano in affidamento familiare. Con riferimento agli interventi per prevenire l’allontanamento dei minori dalle famiglie fragili e al fine di rendere l’allontanamento, quando necessario, un’azione limitata nel tempo facilitando i processi di riunificazione familiare, il Ministero del Lavoro ha finanziato a partire dal 2010 il progetto “P.I.P.P.I.” (Programma di Intervento per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione) che da dal 2014-2015 sarà esteso a 18 Regioni. E’ stato inoltre avviato il progetto nazionale “Un percorso nell’affido”, per rilanciare l’istituto dell’affidamento familiare e per promuovere la conoscenza e la diffusione dei fattori di successo e di modelli virtuosi nell’ambito dell’affidamento familiare nel nostro Paese. In questo contesto il 25 ottobre 2012 sono state adottate le “Linee guida per l’affidamento familiare”. 59. Il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, con un investimento annuale pari a circa 4 miliardi di euro, attua una serie interventi al fine di sostenere l’apprendimento e l’inclusione di 220.000 alunni con disabilità, integrati sin dal 1971 nelle classi normali, prevedendo 110.000 insegnanti di sostegno, assistenti educativi, assistenti alla comunicazione (per ciechi, sordi e plusminorati), trasporti gratuiti, indennità integrative (bonus di circa € 180 al mese), permessi dal lavoro per i genitori. Recentemente sono state varate misure a garanzia del diritto allo studio degli alunni con DSA (circa 350.000) e con altri special needs (stimati in oltre 500.000). 60. Al 30 maggio 2014, erano presenti sul territorio italiano 7.182 minori non accompagnati. Di essi 517 (7.2%) sono bambine e 6.655 (92.8%) sono bambini. La maggior parte di essi hanno un’età mediamente superiore ai 15 anni (89.2%), mentre soltanto il 10.8% ha un’età compresa tra 0 e 14 anni. Particolarmente rilevante è il numero di minori non accompagnati arrivati in Italia via mare: nel 2013, 3.818 minori non accompagnati sono sbarcati sulle coste italiane (2.503 in Sicilia, 632 in Calabria, 665 in Puglia). La loro presenza ha assunto una dimensione marcata in conseguenza dell’aumento dei flussi migratori provenienti dal Nord Africa: nel 2011-2012 4.321 minori non accompagnati sono arrivati in Italia dai Paesi del Nord Africa. Nei primi mesi del 2014 (gennaio-9 giugno) 2.389 minori non accompagnati sono arrivati in Italia via mare, dei quali 2.245 sono sbarcati in Sicilia. Allo scopo di rafforzare la raccolta dati e di facilitare la comunicazione e l’interazione tra istituzioni, si sta sviluppando un sistema informativo on-line, per tracciare il percorso di ricezione e assistenza dei minori non accompagnati sin dal loro arrivo in Italia. Allo stato attuale il sistema viene testato in 7 aree geografiche contraddistinte da uno specifico meccanismo di tracciabilità protezione e cura: Ancona, Bari, Bologna, Crotone, Siracusa, Torino e Venezia. 61. L’art. 19 del Testo Unico sull’Immigrazione introduce il principio del non-refoulement dei minori stranieri: la disposizione statuisce che, a eccezione di situazioni particolari giustificabili per motivi di ordine pubblico e di sicurezza dello Stato, è proibito il trasferimento di un minorenne straniero. I minori non accompagnati in nessun caso possono essere trattenuti presso i CARA e presso i CIE. Essi hanno diritto ad ottenere un permesso di soggiorno, per motivi legati alla loro minore età, valido fino ai 18 anni. Inoltre, ai sensi della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, ai minori non accompagnati vengono assicurati: il diritto all’istruzione, alla salute, a una collocazione in un ambiente sicuro, il diritto ad essere assistiti e tutelati. Pertanto, fintanto che sono minorenni, essi vengono collocati in appositi centri di assistenza o affidati a famiglie. 62. E’ stato creato un Fondo Nazionale per garantire il processo di ricezione e assistenza dei minori non accompagnati, dotato di un importo pari a 40 milioni di euro per il 2014. Per rafforzare il processo di integrazione dei minori non accompagnati, soprattutto al fine di assicurarne la permanenza al compimento della maggiore età con un permesso di soggiorno per motivi di studio o di accesso al mondo del lavoro, appositi percorsi di inclusione sociale e lavorativa sono stati finanziati nel 2012 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, garantendo 1.126 sussidi individuali. 63. Nel 2013 sono state pubblicate le Linee Guida sui minori non accompagnati, che illustrano le procedure di natura censuaria, di tracciabilità della famiglia, di ritorno volontario assistito e di rilascio del permesso di soggiorno una volta raggiunta la maggiore età.

Sistema giudiziario e penitenziario

Raccomandazioni nn. 45-46

  1. L’Italia ha adottato una serie di leggi volte a porre rimedio al sovraffollamento carcerario. L’innalzamento della soglia da 12 a 18 mesi di detenzione minima per l’accesso alla detenzione domiciliare, previsto dall’art. 3 del Decreto Legge 211/2011, ha portato a un marcato aumento del numero di detenuti che hanno richiesto di usufruire di questa seconda soluzione. La Legge 94/2013 ha esteso l’applicazione della custodia cautelare da 4 a 5 anni. La Legge 10/2014 ha reso stabile l’istituto dell’esecuzione della pena presso il domicilio e la Legge 67/2014 ha delegato il Governo a introdurre pene alternative alla detenzione, consistenti nella detenzione e nell’arresto domiciliare. Ad oggi il numero di detenuti in carcere è pari a 59.000, di cui 800 in stato di semi-libertà; nessun detenuto è collocato in celle di ampiezza inferiore ai 3 metri quadrati; 31.000 persone beneficiano di misure alternative alla detenzione. A seguito di una recente pronuncia della Corte costituzionale (29 maggio) sanzioni per traffico di droga e reati correlati sono state ridotte, e i detenuti per tali reati sono stati trasferiti in comunità (si stima che 5.000 detenuti usufruiranno di tali benefici). Per la fine del 2014 la popolazione in stato detentivo si contrarrà ulteriormente fino alle 50.000 unità. 65. La Legge 10/2014 ha introdotto, inoltre, la Liberazione anticipata speciale, una nuova misura per mezzo della quale, su un totale di 6 anni di pena detentiva, il periodo può essere ridotto a circa 3 anni e mezzo in caso di buona condotta in carcere. Tale Legge ha introdotto altresì il “reclamo giurisdizionale” al giudice di sorveglianza avverso i provvedimenti disciplinari erogati e l’inosservanza di disposizioni previste dalla normativa in vigore da parte dell’amministrazione, da cui derivi al detenuto un attuale e grave pregiudizio all’esercizio dei diritti. Il magistrato di sorveglianza può ordinare all’amministrazione di ottemperare alla propria decisione e di porre rimedio alla violazione nonché di riconoscere all’interessato una somma a titolo di risarcimento per la violazione subita. 66. A seguito della ratifica del Protocollo Opzionale alla Convenzione contro la Tortura con Legge 195/2012, la Legge 10/2014 ha previsto altresì l’istituzione del Garante Nazionale dei diritti dei detenuti, il cui mandato consiste nel monitorare e sorvegliare il trattamento delle persone private della libertà personale nei luoghi di detenzione, nonché l’esecuzione delle misure detentive nel rispetto della Costituzione, della legislazione e degli standard internazionali. A tal fine il Garante avrà potere di visita nelle carceri, di indagine sulle misure detentive, di visita degli ospedali psichiatrici giudiziari e di tutti gli istituti, inclusi i CIE nei quali i detenuti sono destinatari di misure di sicurezza detentiva; ad esso è attribuito infine il potere di elaborare e adottare specifiche raccomandazioni. 67. In esecuzione della sentenza pilota del caso Torreggiani, dal giugno 2014 il nuovo Decreto Legge 92/2014 dispone in merito al risarcimento per i detenuti che hanno subito la violazione dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, per un periodo pari o superiore ai 15 giorni. La custodia cautelare non può essere applicata nei casi in cui il giudice ritenga che il convenuto, qualora colpevole, debba scontare una pena inferiore o pari ai 3 anni o se la pronuncia stessa sia stata sospesa.

Raccomandazioni nn. 47-48

  1. Secondo la Costituzione italiana la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere e soggetto soltanto alla legge (artt. 101 e 104 Cost.). La Costituzione ha attribuito ad un organo di governo autonomo l’amministrazione del personale della magistratura (trasferimenti, promozioni, assegnazioni di funzioni e provvedimenti disciplinari): il Consiglio superiore della magistratura è il garante dell’indipendenza della magistratura (art. 105 Cost.). In questa cornice, nei tempi più recenti, il Consiglio ha più volte espresso il principio che gli atti e i provvedimenti dei magistrati possono essere discussi e criticati ma non possono essere pretesto per dichiarazioni che delegittimano il singolo magistrato o l’intero ordine giudiziario.

Libertà di espressione e libertà di religione

Raccomandazioni nn. 50-51

  1. Per quanto concerne la disciplina del conflitto di interessi, la Legge n. 215/2004 assegna specifiche competenze all’Autorità Garante per le Comunicazioni (AGCOM) per evitare il rischio che il titolare di un incarico di Governo possa ricevere un “sostegno privilegiato” da emittenti di cui è proprietario o delle quali risultano proprietari la moglie o i parenti entro il secondo grado. L’Autorità, infatti, svolge verifiche nei confronti delle imprese che agiscono nel sistema integrato delle comunicazioni (SIC) e che fanno capo al titolare di cariche di governo (o ai parenti indicati) accertando che tali imprese non pongano in essere comportamenti che, in violazione delle c.d. leggi parametro – quale quella sulla par condicio – possano fornire un sostegno privilegiato (indebito vantaggio) al titolare di cariche di governo. Quanto alla RAI, la legge assegna a una Commissione parlamentare la funzione di dettare indirizzi al fine di assicurare il rispetto dei principi a tutela del pluralismo. Spetta comunque all’Autorità vigilare sul rispetto da parte della RAIi delle norme in materia di pluralismo e di obblighi di servizio pubblico. Diversi disegni di legge di riforma della disciplina del conflitto di interessi sono attualmente in discussione in Parlamento. In particolare la proposta di legge A.C. n. 1832 prevede che venga prescritta l’adozione di una serie di strumenti preventivi di separazione degli interessi previsti, consistenti nella costituzione di un trust cieco, al quale il titolare può sottrarre, in tutto o in parte, il proprio patrimonio solo alienando i beni o le partecipazioni societarie che possono determinare un conflitto d’interessi.

Raccomandazione n. 52

  1. Una proposta di legge è attualmente in discussione al Senato per modificare il codice penale e il codice di procedura penale in materia di diffamazione (inclusa la diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, ingiuria e di condanna del querelante”), eliminando ogni riferimento alla pena della reclusione. In essa si richiamano anche le liti temerarie, consentendo al giudice di condannare il querelante al pagamento di una somma da 1.000 a 10.000 euro in favore di un apposito fondo.

Raccomandazione n. 53

  1. Presso il Ministero dell’Interno opera l’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale (UCIS) che impartisce le direttive per l’applicazione di adeguate misure di protezione nei confronti delle alte personalità istituzionali nazionali ed estere, nonché delle persone che, per le funzioni esercitate o che esercitano, o per altri comprovati motivi, sono soggette a pericolo o minaccia, potenziali o attuali, per la propria sicurezza personale o per quella dei familiari (Legge n. 133/2002). Situazioni di pericolo che, in linea generale, riguardano giornalisti che indagano sulla criminalità organizzata. L’UCIS, con i Prefetti territorialmente competenti, individua il livello di rischio in base al grado di esposizione al pericolo della persona da tutelare (dal 1° al 4° livello).

Raccomandazione n. 54

  1. In Italia sono già attivi 19 multiplex gestiti da 8 differenti operatori di rete. A questi andranno aggiunti 3 multiplex messi a gara e destinati esclusivamente a nuovi entranti o piccoli operatori; 2 degli operatori di rete esistenti e che gestiscono attualmente 4 multiplex a seguito di operazioni di mercato hanno dismesso l’attività editoriale e sono divenuti operatori di rete “puri” ovvero destinano il totale della capacità 16 trasmissiva gestita a editori indipendenti. I programmi free trasmessi sulle reti esistenti sono attualmente 94 e sono riconducibili a 26 gruppi editoriali differenti (tra cui NBC Universal; Sky; Fox International; Feltrinelli; Discovery International; Cairo ecc.). Per di più, al fine di verificare il grado di pluralismo presente nei media, AGCOM effettua un monitoraggio costante (24 ore su 24)di 15 canali nazionali appartenenti a 7 diverse Società (Rai, RTI, La-Effe, LA7, Viacom, Gruppo l’Espresso, Sky Italia srl).

Raccomandazione n. 55

  1. Per garantire l’attuazione dei principi costituzionali (artt. 7 e 8) volti a tutelare la libertà di religione o di culto, dal 2010 a oggi è stato concluso l’iter legislativo di cinque Intese: Sacra Arcidiocesi ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale, Legge 126/12; Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, Legge 127/12; Chiesa Apostolica in Italia, Legge 128/12; Unione Buddista italiana (UBI), Legge 245/12; Unione Induista Italiana, Legge 246/12. Intese con altre Confessioni religiose sono in corso di definizione. Le amministrazioni centrali sono inoltre intervenute al fine di dirimere situazioni di palese discriminazione e di violazione del diritto alla libertà religiosa da parte di alcune amministrazioni locali, riguardanti in particolare la sepoltura di persone non appartenenti alla religione cattolica e la costruzione di luoghi di culto.

Diritti delle minoranze

Raccomandazioni nn. 64-65-66

  1. Alcuni gruppi minoritari residenti nelle regioni di confine godono di una particolare autonomia, nel rispetto della Costituzione e della Legge 482/1999 per la tutela delle minoranze linguistiche storiche. La minoranza slovena del Friuli-Venezia Giulia gode di un particolare sistema di tutela derivante da accordi internazionali stipulati a seguito della seconda Guerra mondiale e completato con la Legge 38/2001. Quest’ultima promuove l’uso delle lingue minoritarie negli organismi misti e nei pubblici uffici, erogando un contributo di 7,6 milioni di euro. Nel 2012 la sede regionale RAI del Friuli Venezia-Giulia ha prodotto 4.558 ore di trasmissioni radiofoniche in lingua slovena. La Legge regionale 26/2007 sostiene attività e iniziative culturali, artistiche, scientifiche, educative, sportive, ricreative, informative ed editoriali, promosse e svolte da istituzioni e associazioni della minoranza slovena. In questo ambito sono stati istituiti l’Albo regionale delle organizzazioni della minoranza linguistica slovena e il Fondo regionale per la minoranza linguistica slovena. In provincia di Trieste esiste una rete di scuole statali in lingua slovena di tutti gli ordini e gradi. Per rafforzare le attività di collaborazione e di dialogo con la minoranza di lingua slovena è stato istituito nel 2012 un tavolo istituzionale permanente sulle questioni attinenti alla minoranza di lingua slovena in Italia, allo scopo di rafforzare la cooperazione ed il dialogo con la minoranza slovena e di individuare strumenti per il rafforzamento dei diritti della stessa.

Lotta alla tratta di esseri umani

Raccomandazioni nn. 83-84-85-86-87-88

  1. L’Italia ha ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani con Legge n.108/2010 ed ha recepito la Direttiva 2011/36/UE con Decreto legislativo n.24/2014, che ha introdotto una più specifica e circostanziata definizione dei crimini di riduzione in schiavitù e tratta ed ha rafforzato il coordinamento interistituzionale tra gli organismi competenti in materia di tratta e quelli competenti in materia di asilo, garantendo una effettiva informazione ai minori non accompagnati vittime di tratta della possibilità di richiedere la protezione internazionale. 76. La legislazione attualmente in vigore per la protezione delle vittime di tratta e sfruttamento dispone per due tipologie di programmi: – Programmi a breve termine (Legge n. 228/2003 – art. 13): per la realizzazione di interventi per l’emersione, l’identificazione e la prima assistenza di persone straniere e comunitarie presunte vittime dei reati di riduzione in schiavitù e tratta; – Programmi a lungo termine (Decreto legislativo n. 286/98 – art. 18): per garantire l’integrazione sociale e l’inserimento lavorativo delle persone vittime di tratta, violenza e grave sfruttamento o la cui sicurezza è a rischio, prevedendo anche la possibilità di rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale. Altro elemento del sistema nazionale è il “Numero Verde Anti-tratta” (800-290-290) – operativo h 24 – che, grazie a personale specializzato multilingue, fornisce informazioni dettagliate sulla legislazione e sui servizi garantiti alle persone trafficate/sfruttate in Italia. Dal 2000 al 2012 sono stati finanziati 665 progetti in base all’art. 18 e dal 2006 al 2012 sono stati finanziati 166 progetti in base all’art. 13. Nel complesso dal 2000 al 2012 sono state assistite 25.051 persone (1.399 minori). Nel 2012 il Dipartimento per queste attività progettuali ha stanziato 8 milioni di euro. 77. Riguardo alla protezione dei lavoratori stranieri irregolari vittime di sfruttamento lavorativo, il Decreto legislativo n. 109/2012 (di recepimento della Direttiva comunitaria 2009/52/CE) ha inasprito le pene per i datori di lavoro ed ha previsto il rilascio di uno speciale permesso di soggiorno allo straniero vittima di particolare sfruttamento lavorativo (lavoratori di età inferiore ai 16 anni, esposti a grave pericolo in relazione alla natura ed alle condizioni di lavoro) che abbia presentato denuncia e cooperi nel procedimento penale contro il datore di lavoro. 78. Relativamente all’attività di contrasto, nel 2001 è stata effettuata una riorganizzazione degli Uffici Stranieri e delle Squadre Mobili, con l’individuazione, all’interno delle Squadre Mobili, delle “sezioni criminalità extracomunitaria e prostituzione”. Inoltre, nell’ambito della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, il Servizio Centrale Operativo svolge un’azione di monitoraggio degli episodi delittuosi al fine di dare impulso e coordinare le attività investigative degli organi territoriali. Nel 2010 è stato firmato con le ONG di settore un “Protocollo d’intesa sulle linee guida per il coordinamento delle attività di contrasto al fenomeno della tratta di esseri umani” tra il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e la Direzione Nazionale Antimafia, con la finalità di analizzare il fenomeno in via quantitativa, di promuovere la formazione e lo scambio di “buone prassi” nonché la cooperazione tra autorità giudiziarie, forze di polizia e ONG. 79. Sul fronte della cooperazione internazionale, positive collaborazioni sono state realizzate con la Romania, l’Albania, la Libia. A tal proposito, importanti risultati operativi sono stati raggiunti grazie al progetto di collaborazione bilaterale con le Autorità di polizia romene, denominato “ITA.RO.” per il contrasto al crimine transnazionale organizzato.

Istruzione e formazione sui diritti umani

Raccomandazione n. 31

  1. Diverse iniziative sono state realizzate dalla Polizia di Stato per ampliare la formazione degli operatori. In particolare, sono stati svolti corsi di specializzazione di “tecniche investigative” concernenti i reati in danno di minori ed i reati sessuali, e state introdotte anche le tematiche della “violenza domestica”, dello stalking, della violenza alle donne, del contrasto degli atti discriminatori. 81. Nei corsi formativi di base dell’Arma dei Carabinieri è obbligatorio il modulo di Diritti Umani, previsto dai programmi didattici dei corsi rivolti a tutti i ranghi. Esso si focalizza sui casi di violazione dei diritti nel corso delle operazioni e sull’assistenza ed il sostegno alle vittime. Presso il CoESPU (Center of Excellence for Stability Police Units) di Vicenza, centro addestrativo gestito dall’Arma dei Carabinieri in collaborazione con il Dipartimento di Stato americano, viene svolta attività formativa per i poliziotti da impiegare in missioni di pace, provenienti principalmente dai Paesi africani, e vengono pianificati dei programmi che contemplano anche il rispetto dei diritti umani e la protezione dalla violenza di genere. 82. La formazione degli operatori delle Forze di polizia è una tra le attività prioritarie dell’OSCAD, Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori. Dal 2012 l’OSCAD ha svolto un’intensa attività formativa nei confronti di ufficiali e agenti delle forze dell’ordine in materia di diritti umani, antidiscriminazione e contrasto dei crimini d’odio, nonché in favore di studenti delle scuole secondarie di secondo grado. 83. I programmi di studio della Guardia di Finanza nell’ambito della formazione di base prevedono moduli di insegnamento in materia di diritto umanitario, fornendo gli strumenti basilari per riconoscere le varie tipologie di conflitto, per valutare i profili giuridici nel corso delle operazioni umanitarie internazionali e per garantire il rispetto dei diritti umani. I militari della Guardia di Finanza che aspirano ad essere impiegati in teatri operativi “fuori area”, previa selezione, devono altresì frequentare e superare un articolato iter addestrativo, finalizzato al conseguimento della qualifica di “Addetto alle Operazioni Fuori Area” (AOFA – Abroad Operations Expert). Negli ultimi anni ulteriori specifiche attività formative sono state proposte attraverso corsi residenziali o in modalità e-learning, allo scopo di approfondire i principali istituti del diritto vigente in materia di controllo dell’immigrazione, con riferimento ai doveri in materia di salvaguardia della vita umana e alle metodologie operative per il soccorso in mare. 84. Riguardo al personale di Polizia Penitenziaria, i programmi didattici dei corsi di formazione di base prevedono sempre la trattazione delle tematiche riguardanti i diritti umani.

Inquinamento ambientale

Raccomandazione n. 89

  1. Relativamente all’industria metallurgica di Taranto – ILVA – vanno segnalati due diversi piani di intervento: a) il controllo sulle attività dell’impianto per il rispetto dei limiti di emissione e delle altre normative poste a tutela dell’ambiente e della salute: il procedimento di autorizzazione è disciplinato con leggi ad hoc, a seguito della determinazione di qualificare tale impianto quale “stabilimento industriale di interesse strategico nazionale” e di affidare la gestione dell’impianto a un Commissario straordinario nominato dal Governo. Il Ministero dello Sviluppo Economico provvede all’approvazione del Piano Industriale, in base alla sua congruenza per una continuazione dell’attività produttiva nel rispetto delle prescrizioni di tutela ambientale, sanitaria e di sicurezza indicate nel Piano Ambientale; b) l’Autorizzazione Integrata Ambientale – A.I.A. – prevede un monitoraggio sanitario attraverso l’istituzione, presso il Ministero della Salute, di un Osservatorio per il coordinamento delle attività delle Amministrazioni interessate. Con una successiva misura legislativa è stato nominato un comitato di tre esperti che ha elaborato un piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria. Sono stati stanziati 25 milioni di euro per il 2014 ed altrettanti per il 2015 per l’esecuzione di esami di prevenzione e controllo dello stato di salute della popolazione di Taranto e Statte. 86. Per quanto concerne l’Impianto a carbone di Cerano (Centrale ENEL di Brindisi), già dal 2009 sono stati avviati diversi interventi: 1. previsione di un piano graduale di riduzione delle emissioni in atmosfera (Decreto legislativo 152/06), con una diminuzione annua dei valori limite consentiti per i principali inquinanti per legge; 2. attivazione degli interventi necessari alla realizzazione della copertura del parco carbone per ridurre il rischio delle emissioni diffuse di polveri; 3. implementazione del sistema di cocombustione a biomasse su due sezioni termoelettriche in sostituzione di parte del carbone utilizzato; 4. miglioramento dell’efficienza di abbattimento dei dispositivi di depolverazione con la sostituzione dei precipitatori elettrostatici con filtri a maniche; 5. previsione di interventi di ambientalizzazione nell’area della banchina; 6. previsione di una graduale riduzione anno per anno del trasporto su gomma del carbone. 87. La cosiddetta “Terra dei fuochi”comprende un’area della Regione Campania, (57 comuni delle provincie di Napoli e Caserta) così denominata per la presenza di rifiuti illegalmente riversati nelle campagne o ai margini delle strade che, incendiati, danno luogo a roghi i cui fumi possono diffondere nell’atmosfera e nelle terre circostanti sostanze tossiche, quali ad esempio le diossine. Per far fronte a tale comportamento e fornire garanzie circa la salubrità e la sicurezza dei prodotti agroalimentari provenienti da tale area, a corredo della firma del Patto per la Terra dei Fuochi presentato a Napoli l’11 luglio 2013 e del Protocollo operativo dell’agosto 2013 stipulato dal Ministro dell’Ambiente, dai Prefetti e dal Ministero dell’Interno con il consorzio Ecopneus, è stata approvata la Legge 6/2014 che, tra l’altro, istituisce il reato di combustione illecita di rifiuti ovvero di deposito di rifiuti in maniera incontrollata in aree non autorizzate.

Sviluppo e cooperazione

Raccomandazioni nn. 90-91

  1. L’Italia ribadisce l’adesione all’obiettivo dello 0,7 percento del PIL stabilito in ambito Nazioni Unite. Il contesto della crisi economico-finanziaria globale, con le conseguenti necessità di contenimento della spesa pubblica, ha portato a ridimensionamenti negli stanziamenti per l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo negli ultimi anni. Se nel 2008 l’APS italiano aveva toccato lo 0,22 per cento del PIL, negli anni successivi esso ha subito oscillazioni fino a giungere allo 0,14 per cento del PIL nel 2012. Per il 2013 il Governo italiano si è impegnato ad assicurare un incremento dell’APS pari al 10% annuo, proprio con l’obiettivo di riprendere il percorso di graduale allineamento del nostro APS agli standard internazionali. Secondo tale impegno di crescita, si prevede di arrivare allo 0,28/0,31 % del PIL nel 2017.
  2. Descrizione dei risultati, delle buone pratiche e delle sfide inerenti l’attuazione delle raccomandazioni accettate dall’Italia
  3. La Strategia Nazionale per l’inclusione delle comunità Rom, Sinti e Camminanti in Italia per il periodo 2012-2020, approvata dalla Commissione europea, comprende quattro principali aree – Lavoro, Casa, Salute, Istruzione – che saranno sviluppate ed attuate da parte di Gruppi di Lavoro nazionali e regionali e attraverso piani locali di inclusione sociale. In questo contesto grande rilevanza viene data ai principi dell’uguaglianza, della non discriminazione, dei diritti umani, della prospettiva di genere, dell’analisi dello status giuridico delle popolazioni Rom che vivono in Italia, adottandosi una metodologia globale e multisettoriale, grazie ad una stretta cooperazione con le autorità locali, le organizzazioni della società civile, ed in coordinamento con tutte le amministrazioni interessate sul piano istituzionale. Nel giugno 2012 l’UNAR ha istituito una Task Force ad hoc, coinvolgendo l’ISTAT, l’ANCI e l’Agenzia europea dei diritti fondamentali, allo scopo di raccogliere dati. Quindi l’Ufficio ha avviato dialoghi con le autorità regionali e locali e sono stati creati e si sono riuniti i seguenti Gruppi di Lavoro nazionali, guidati dalle amministrazioni competenti: il Tavolo nazionale delle Regioni; il Tavolo giuridico; il Tavolo Lavoro e Politiche Sociali; il Tavolo Salute; il Tavolo Istruzione; il Tavolo Politiche Abitative.
  4. Il Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere è stato elaborato dal Dipartimento per le Pari Opportunità con il contributo delle Associazioni della società civile impegnate nella lotta contro la violenza e dei centri antiviolenza con l’obiettivo di garantire azioni omogenee sul territorio nazionale. In particolare, il Piano prevede campagne di pubblica informazione e sensibilizzazione; il potenziamento dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza e protezione delle vittime di violenza di genere e di stalking; la formazione specializzata degli operatori, anche in ambito sanitario; la collaborazione tra istituzioni; la raccolta ed elaborazione dei dati. All’attuazione del Piano è preposta la “Task-force interministeriale contro la violenza sulle donne istituita nel 2013 presso la Presidenza dei Consiglio dei Ministri articolata in sette Sottogruppi di lavoro tematici con esperti di settore.
  5. La Strategia Nazionale LGBT (2013-2015) è stata formalmente approvata con Decreto Ministeriale nel 2013, e l’UNAR ne è il Focal point nazionale. Hanno partecipato al percorso di definizione della Strategia le associazioni LGBT, le istituzioni a livello nazionale, regionale e locale, le parti sociali e altri attori a diverso titolo coinvolti. Sono stati individuati quattro ambiti strategici di intervento: educazione e istruzione, lavoro, sicurezza e carceri, media e comunicazione. Per ciascun ambito sono stati definiti gli obiettivi e le misure specifiche da mettere in campo per promuovere la parità di trattamento e contrastare la discriminazione nei confronti delle persone LGBT. Alla predetta Strategia è correlata anche l’indagine ISTAT 2011 sulle “Discriminazioni per genere, orientamento sessuale e appartenenza etnica”, attraverso la quale è stato possibile monitorare e misurare la diffusione di atteggiamenti discriminatori nei confronti delle categorie sociali oggetto di interesse (donne, immigrati, omosessuali, transessuali) e produrre una prima misura della popolazione omosessuale in Italia. Sul tema è stata organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e dall’UNAR, con il supporto dell’Agenzia europea dei diritti fondamentali e delle Nazioni Unite, e si è tenuta a Roma il 16 maggio 2014 una Conferenza internazionale sulla condizione delle persone LGBTI. 92. Nel 2013 è stato adottato il Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità. Esso è stato predisposto dall’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, con il contributo partecipativo di tutte le organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità. Il documento è stato compilato sulla base di priorità d’azione in sette principali linee di intervento: revisione del sistema di accesso, riconoscimento della certificazione della condizione di disabilità e modello di intervento socio-sanitario; lavoro e occupazione; politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l’inclusione nella società; promozione e attuazione dei principi di accessibilità e mobilità; processi formativi ed inclusione scolastica; salute, diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione; cooperazione internazionale. 93. Nel 2011 è stato approvato il Terzo Piano Nazionale di Azione e di Interventi per la Tutela dei Diritti e lo Sviluppo dei Soggetti in Età Evolutiva, in linea con gli impegni assunti dall’Italia per dare attuazione alla Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo (CRC) e ai suoi Protocolli opzionali. Il Piano prevede quattro direttrici di azione: consolidare la rete integrata dei servizi e il contrasto all’esclusione sociale; rafforzare la tutela dei diritti; favorire la costruzione di un Patto Intergenerazionale; promuovere l’integrazione delle persone immigrate. 94. L’Italia ha sostenuto l’adozione della Risoluzione 1325 (Donne Pace e Sicurezza) da parte del Consiglio di Sicurezza e figura tra gli membri delle Nazioni Unite che hanno adottato un secondo Piano d’Azione Nazionale (2014-2016), volto a rafforzare le iniziative per ridurre l’impatto che le situazioni di conflitto e post-conflitto determinano con riguardo alle donne e ai fanciulli, promuovendone al contempo, la partecipazione nella risoluzione e prevenzione dei conflitti in quanto “agenti per il cambiamento”. 95. L’Italia ha presentato nel dicembre 2013 alla Commissione europea il Piano di Azione Italiano per l’attuazione dei “Principi Guida delle Nazioni Unite sulle Imprese e i Diritti Umani (UNPGs)” che delinea l’azione dell’Italia per la tutela e la promozione internazionale dei diritti umani all’interno delle Nazioni Unite e in seno all’Unione Europea e si focalizza sulla connessione virtuosa tra profitto imprenditoriale e tutela dei diritti umani per promuovere il pieno inserimento dell’imprenditoria italiana quale attore responsabilmente impegnato sul fronte degli UNPGs all’interno delle “global value chains”.
  6. Progetti per il miglioramento della situazione dei diritti umani in Italia
  7. Il Piano Nazionale d’Azione sul razzismo, la xenofobia e l’intolleranza, adottato nel 2013, è lo strumento per l’attuazione di una strategia di supporto alle politiche nazionali e locali in materia di prevenzione e contrasto del razzismo, della xenofobia e dell’intolleranza nel rispetto degli obblighi assunti a livello internazionale ed europeo e con l’obiettivo di valorizzare una società multietnica e multiculturale, aperta e democratica. Il Piano affronta le discriminazioni basate sulla razza, sul colore della pelle, sull’ascendenza, sull’origine nazionale o etnica, sulle convinzioni e le pratiche religiose; comprende una ricognizione del quadro normativo internazionale e nazionale sulle diverse forme di discriminazione, basandosi sull’indagine ISTAT 2011 intitolata “Condizione e integrazione sociale dei cittadini stranieri”. 97. Con la recente adozione del Decreto legislativo n. 24/2014 di recepimento della Direttiva 2011/36/UE si sta procedendo per la elaborazione ed adozione del primo Piano Nazionale di contrasto alla tratta, con il contributo di tutti gli attori pubblici e privati interessati. Esso si focalizza: sulla prevenzione, assistenza e protezione delle vittime; sul rafforzamento delle modalità di cooperazione giudiziaria; sulla creazione di un meccanismo nazionale di referral, che adotti standard minimi in termini di protezione ed intervento a favore delle vittime; sulla compilazione di possibili linee guida per la definizione ed il funzionamento del sistema di assistenza pubblico-privato, a sostegno delle vittime ed per il perseguimento dei trafficanti; sul miglioramento dei meccanismi di risarcimento delle vittime e sul rafforzamento delle attività formative.

VII. Prospettive future

  1. L’Italia è fortemente impegnata nella promozione e protezione dei diritti umani e nel cooperare in modo fattivo con i meccanismi di natura internazionale, quali la Revisione Periodica Universale, mirati a monitorare i progressi conseguiti sul piano nazionale in questo campo. In qualità di membro del Consiglio dei Diritti Umani sin dalla sua istituzione, il nostro Paese opera per agevolare il dialogo e costruire il consenso sui valori fondamentali propri del sistema multilaterale delle Nazioni Unite. Le priorità dell’Italia nel prossimo semestre di Presidenza europea sono le seguenti: rinnovare la battaglia per la moratoria universale sulla pena di morte, cercando di ampliare il consenso degli Stati membri delle Nazioni Unite sul punto; promuovere i diritti delle donne e combattere la violenza di genere; promuovere in sede europea una risoluzione per il contrasto ai matrimoni precoci e forzati; rafforzare le iniziative nel campo della libertà di religione e di credo e per la protezione delle minoranze religiose. 99. Nell’attuale legislatura sono stati introdotte diverse proposte di legge per l’istituzione di una Commissione Nazionale Indipendente per i Diritti Umani ai sensi dei Principi di Parigi. 100. La compilazione del Rapporto nazionale è il risultato di un ampio processo di consultazione, durante il quale sono state individuate le seguenti aree-chiave:  la discriminazione basata sulla razza, sul genere, sull’età, sull’etnia, sull’orientamento sessuale, sul credo e sulla lingua;  i diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e dei minori non accompagnati;  l’inclusione delle Comunità Rom, Sinti e Camminanti;  le misure di austerità e la protezione dei diritti economici, sociali e culturali delle categorie vulnerabili (minori, anziani, persone con disabilità);  la violenza di genere e le pari opportunità nel mondo del lavoro;  la prevenzione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime;  il sistema carcerario e le condizioni dei detenuti;  l’educazione e la formazione in materia di diritti umani, in particolare per i pubblici ufficiali. 101. Il Comitato Interministeriale per i Diritti Umani presso il Ministero degli Affari Esteri ha istituito un apposito gruppo di lavoro per delineare una road map delle misure legislative ed esecutive ad adottare entro la revisione di medio termine, con riferimento alle aree-chiave sopra richiamate.

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