Violenza sulle donne: problema globale (2011)

Ormai bisogna andare a cercare il refrain di una canzoncina di parecchi anni fa (“Oltre alle gambe c’è di più”) per intavolare un degno botta e risposta alle scivolate, ormai troppe, della politica italiana che, grazie ad alcuni rappresentanti istituzionali, sta demolendo a colpi d’ascia anni di conquiste, studio, lavoro, lotte, ricerche, dipingendo la donna italiana come una povera imbecille senza né arte né parte che per emergere nella società è costretta a vendere l’unico bene che possiede, ovvero la parte bassa del suo corpo (quella alta non sa di averla). Una cultura arretrata e maschilista, in realtà mai sepolta ma solo sopita, che come un revival, caro sia alla destra che alla sinistra, sta invadendo il cervello italiano creando uno spazio di assenza di diritti e di riconoscimenti pericoloso per le donne che si ritrovano non solo svilite come persone, ma facile bersaglio di ingiustizie, abusi, maltrattamenti, violenze sessuali, psicologiche, economiche, fino anche all’omicidio.
Chi scherza su la violenza sessuale alle suore, chi dispensa giudizi fisici sentendosi bello, chi, come si rammenta il “Rapporto ombra” che la piattaforma italiana “Lavori in Corsa: 30 anni CEDAW” ha presentato alle Nazioni Unite a luglio, alla serissima domanda: “Sindaco, quali sono le sue aspirazioni?” risponde: “La mia unica aspirazione è trombarmi una diciottenne”. Nel Rapporto ombra, realizzato con il lavoro di 8 Ong (Pangea, Giuristi Democratici, ActionAid, ARCSARCI, Cultura e Sviluppo, IMED, Differenza Donna, Be Free, Fratelli dell’Uomo) per supplire al governo italiano che non presenta rapporti dal 2009, si descrive bene lo stato di (non) attuazione da parte dell’Italia della Convenzione ONU per l’Eliminazione di ogni forma di Discriminazione nei Confronti della Donna (CEDAW), tanto che, dopo aver preso in esame il rapporto, le Nazioni Unite hanno espresso particolare preoccupazione per l’immagine della donna come oggetto sessuale e ha invitato l’Italia a mettere in atto una politica per superare l’immagine degli stereotipi relativi alle donne e ai loro ruoli nella società e nella famiglia, in linea con la Convenzione Onu ratificata anche dall’Italia.
Anna Pramstrahler che lavora con la Casa delle donne di Bologna e ha coordinato la ricerca sul femminicidio nel Rapporto ombra sostiene che “il comitato delle Nazioni Unite ha ammonito in maniera grave il governo italiano sul femminicidio, che risulta aumentato nel corso degli ultimi 6 anni”, e chiede all’Italia di svolgere ricerche e azioni per fermare questi delitti. “La cosa assurda – continua Anna Pramstrahler – è che mentre in Francia e in Spagna lo stato ha istituito un osservatorio speciale per il femminicidio, qui il Ministero degli Interni non ha mai avuto dati ufficiali”. Il femminicidio, che è una conseguenza estrema della violenza di genere in quanto totale controllo sulla donna, è anche l’estrema ratio di chi dice che del nostro corpo può disporre, sia teoricamente che materialmente. “In verità è una tragedia e alcune donne sono costrette a cambiare città e a nascondersi. Una volta una donna è venuta da noi con la parrucca e camuffata: Chi l’ha visto la cercava ma lei aveva paura del marito e voleva sparire. La violenza alle donne è una cosa seria, 20 anni fa non esisteva, esisteva solo il reato, ed è stato con l’emergere dei centri antiviolenza che abbiamo iniziato a portare il dato della violenza dall’oscuro”.

E’ per non tornare a questo oscurantismo che le donne italiane non hanno mai smesso di lottare, di lavorare, di organizzarsi, ed è con questa intenzione e con questa forza che martedì 11 ottobre si aprirà a Roma (alla Sala della Protomoteca al Campidoglio dalle 9.30) la XIII Conferenza Internazionale contro la violenza di genere (http://www.direcontrolaviolenza.it) organizzatadalla rete europea Wave (Women against Violence Europe) e dall’Associazione Nazionale italiana D.i.Re, che fa parte della rete europea e che coordina 58 centri antiviolenza in Italia, le cui avvocate hanno svolto per anni ricerche sui provvedimenti giudiziali civili e penali emessi sul tema della violenza contro le donne.
“Questa Conferenza internazionale è una occasione importante per portare all’attenzione dei media, delle istituzioni e della politica la situazione della violenza di genere – sottolinea Titti Carrano, presidente di D.i.Re – ma anche dimostrare come le donne italiane in questi anni non sono state lì con le mani in mano a farsi insultare. Abbiamo lavorato seriamente all’elaborazionedi strumenti e misure, comprese quelle legislative, volte all’eliminazione della discriminazione contro le donne e la promozione della parità di genere. L’Unione europea da tempo conferisce carattere prioritario all’eliminazione della violenza contro le donne e tutte le sue azioni sono in una prospettiva di lungo periodo. Concentrandosi sul tema delle violenze perpetrate nei confronti delle donne e delle ragazze, l’UE si dota di strumenti per agire efficacemente contro quella che rappresenta attualmente una delle principali violazioni dei diritti umani nel mondo. Noi abbiamo un ritardo di politiche di genere enorme rispetto ad altri stati dell’Unione Europea. Nel mio lavoro con i Centri antiviolenza gestiti da Differenza Donna, ho incontrato tantissime donne e ciascuna con un racconto terribile di violenze, soprusi e torture quotidiane”.
Il convegno, che quest’anno sarà aperto dalla ministra per le pari opportunità Mara Carfagna, vedrà 50 relatrici da tutto il mondo e un afflusso di circa 500 esperte. Ci sarannorappresentanti della politica istituzionale italiana e europea, e sarà presentato anche un focus particolare sul mondo arabo con rappresentanti di organizzazioni di donne provenienti da Tunisia, Algeria, Marocco, Libano e Palestina. In questo incontro di tre giorni saranno illustrati i dati e l’esperienza delle reti dei Centri antiviolenza sparsi in tutto il mondo con professioniste che lavorano in diversi settori della società, della politica, della ricerca, dell’università e della giurisprudenza, che hanno come preciso intento quello di dare risposte concrete e strategicamente competenti per combattere e prevenire la violenza di genere.
“In Italia spesso gli esponenti politici, indipendentemente dall’appartenenza politica e dalla carica istituzionale ricoperta – dice Carrano, che ha partecipato anche alla redazione del Rapporto ombra come avvocata – utilizzano un linguaggio sessista, misogino, omofobo e stereotipato sia in dichiarazioni pubbliche che ai mass media. Queste frasi, questi stereotipi, contenuti nelle dichiarazioni di rappresentanti istituzionali, minano la posizione sociale della donna e peggiorano la sua immagine rendendola ancora più vulnerabile”.
A lanciare la proposta di fare un convegno annuale sulla violenza di genere è stata la rete europea Wave (Women against violence Europe) che ha sede a Vienna e che coordina circa 4.000 centri antiviolenza in Europa. Il network raccoglie, oltre i 27 Stati dell’Unione Europea, anche la Croazia, la Turchia e altri paesi dei Balcani, per un totale di 46 Paesi che fanno riferimento all’organizzazione. Nata nel 1995, Wave ha come obiettivo l’affermazione dei diritti delle donne e dei minori, lavora sulla prevenzione facendo riferimento a tutte le convenzioni e dichiarazioni europee e internazionali (ONU, Piattaforma di Pechino, etc.), ha un’attività di impulso sul piano normativo europeo cui partecipa attivamente e attua ricerche con output come i “Country report” di 44 paesi regolarmente aggiornati. Malgrado il lavoro capillare e l’avanzamento dell’Europa in questa materia, Julia Girardi, coordinatrice di Wave, spiega che “la mancanza di studi di genere rende difficile avere un quadro esaustivo sulla violenza di genere in Europa, anche se è certo che questo fenomeno è ancora uno dei problemi sociali più gravi ed è ancora sottostimato e affrontato in maniera insufficiente, e ci rendiamo conto che, guardando le statistiche, la legislazione e i servizi nei paesi dell’Est europeo e nei nuovi membri dell’Unione sono ancora più insufficienti”.
A livello mondiale sia il gruppo italiano, D.i.Re, che quello europeo, Wave, partecipano al GNWS, il Global Network of Women’s Shelters, la rete internazionale che, nata nel 2008 durante il primo convegno mondiale dei Centri antiviolenza NGO a Edmonton in Canada con 1.000 delegate dei centri antiviolenza di tutto il mondo, ha definito i suoi obiettivi nel 2009 con la fondazione di una Federazione mondiale. Il GNWS, che raccoglie annualmente i dati delle donne accolte nei centri antiviolenza (Global data count) il 2 marzo 2010 era a New York alla 54a sessione della Commissione sullo status delle donne delle Nazioni Unite dove ha discusso, insieme a ministre provenienti da diversi paesi, la politica di contrasto alla violenza a livello internazionale. Dal 27 febbraio al 1 marzo 2012 si svolgerà l’attesissimo Convegno Mondiale che comprende tutti i centri antiviolenza del mondo e che si svolgerà a Washington con 3.000 delegate. Il suo slogan: “Un movimento globale per porre fine alla violenza contro le donne e i loro figli”, il suo scopo: “Un mondo uguale dove le donne e i loro figli possano vivere libere dalla violenza”.

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