Le donne di Pushkino (2012)

donne puskino

cliccare sull’immagine

donne puskino2

cliccare sull’immagine

puskino3

cliccare sull’immagine

East – rivista di geopolitica – luglio 2012

Luisa Betti

L’ospedale di Puskino, vicino Mosca, è dentro un parco e il reparto maternità è una casetta a due piani in mezzo al verde. Non sembra un ospedale, e quando entri c’è sempre qualcuno che ti accoglie con il sorriso, anzi: qualcuna. Il reparto maternità dell’ospedale di Puskino è il regno delle donne: la primaria, Elena Panfilova, è una bella signora dal viso aperto e rassicurante che lavora in quell’ospedale dal 1982, ma anche le altre sono donne: le ginecologhe, le ostetriche, le infermiere e naturalmente, le signore che vanno lì a partorire. Gli unici maschi in questo reparto sembrano essere i neonati che ci sono al nido e due medici che a un certo punto fanno capolino nell’ufficio della primaria dove le dottoresse ci spiegano cosa succede in quel piccolo mondo. “Qui facciamo 1.400 parti all’anno mentre in un passato ne facevamo meno di mille. Oggi siamo attrezzate e vengono anche da Mosca a partorire”, dice Elena spiegandoci che su 1400 parti almeno 70-80 arrivano impreparate senza aver fatto nessun esame né controllo né nulla. Le dottoresse ci raccontano che si tratta di casi sociali ma che a volte subentra anche il fanatismo religioso e le credenti ortodosse rigorose non fanno nulla prima di partorire perché è un dono di dio quindi come va, va. Le donne, se è tutto normale, vengono dimesse con i loro piccoli dopo 4 giorni, ma se si tratta di un cesareo rimangono anche 7 giorni. La cosa buffa è quando uno dei due dottori che si intromette nella conversazione perché ci tiene a illustrare il suo viaggio in Italia, viene fulminato dallo sguardo di Elena e delle altre ginecologhe che garbatamente, e senza proferire parola, fanno capire che il suo discorso è fuori luogo perché stiamo parlando di cose molto più importanti. Numeri, condizioni del parto, statistiche e dati demografici, e tante domande su come invece funziona in Italia, si alternano in un’amabile conversazione dove nessuno di noi deve dimostrare chi è all’altro, in quello che sembra un salottino di casa, con il divanetto e le poltroncine, e che invece è l’ufficio della primaria del reparto. Tè, caffè, frutta e cioccolatini, condiscono la conversazione priva di formalismi e di etichetta, dove a tenere banco sono le boss della maternità.

(cliccare sulle immagine per leggere l’articolo)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...