Le donne non sono pazze: la violenza istituzionale e i figli contesi (DL femminicidio III parte)

imagesIn questi giorni è stato avviato l’iter del decreto legge sul femminicidio nelle commissioni giustizia e affari costituzionali, dove si discute di alcuni cambiamenti del codice penale in relazione alla violenza contro donne e minori, nella speranza di mettere fine a ingiustizie, sopraffazione, paura, inferni domestici, abusi, violenza, che in questo Paese si consumano soprattutto tra le 4 mura di casa. Un decreto che, al di là dei punti critici già evidenziati su questo giornale e altrove, non mette mano alla realtà consumata da tempo nei tribunali italiani e che coinvolge sempre più donne in fase di separazione da compagni con cui hanno avuto figli. Donne che chiedono aiuto, donne che denunciano mariti violenti, donne che non parlano perché minacciate da violenza economica e psicologica, donne che cercano di proteggere i loro figli da questa violenza subita e/o assistita, e che invece di essere ascoltate, tutelate e difese dallo stato a cui si rivolgono, si ritrovano catapultate in pieno Medioevo. Accusate di essere madri inadeguate o addirittura “malevole”, si ritrovano non solo “rivittimizzate”, ma vivisezionate per essere giudicate pericolose alla crescita di figli che hanno partorito e cresciuto fino a quel momento con immensi sacrifici e in grande solitudine (sia affettiva che economica). Dichiarate pazze, schizofreniche, psicotiche e ostacolative alla crescita del minore, queste donne vengono marchiate e punite come fossero streghe, e quindi allontanate forzosamente dai loro figli, grazie a perizie psicologiche e psichiatriche che oltre ad attingere a piene mani nei pregiudizi di genere, operano nell’ottica di ristabilire l’unico ordine che questa società concepisce: quello del controllo patriarcale.

Ciò che davvero succede nei tribunali italiani, purtroppo, finisce di rado sulla scrivania di chi legifera su certe questioni, ed è per questo che diventa necessaria la denuncia pubblica del perché il nucleo della violenza contro donne e minori, che in questo caso diventa istituzionale con grave responsabilità dello stato, non verrà mai risolto se non si cambiano i parametri di giudizio con un netto ribaltamento culturale, e attraverso una capillare campagna di contro-informazione per l’opinione pubblica e di formazione per chi lavora su questo.

Sembra assurdo assistere da una parte alla ratifica della Convenzione di Istanbul dell’Italia, e dall’altra ai sempre più numerosi prelievi forzati di minori dal contesto materno, grazie a perizie che dichiarano la madre in questione “malevola” e alienante nei confronti di un padre spesso violento e/o da sempre assente, che rispunta da un giorno all’altro e non per riprendere gradualmente un rapporto con il figlio, ma con pretese di affido del minore in quanto anche di sua proprietà. Richieste di chi desidera soprattutto una vendetta verso la donna che ormai non controlla e che si avvale di avvocati che se non si appellano alla sindrome di alienazione parentale (PAS) – su cui ormai tantissime professioni si sono dichiarate contrarie perché ipotesi fallace e senza base scientifica – cercano direttamente di far passare la donna per pazza, e quindi inadeguata a essere madre dei propri figli. 

Tutte matte? siamo sicuri che le donne italiane siano diventate all’improvviso tutte pazze, schizoidi, psicotiche e addirittura pericolose per la crescita dei bambini che hanno messo al mondo e poi cresciuto fino a quel momento? E per dare un giudizio così pesante, su cosa ci si basa? Nei tribunali ci si avvale di “esperti”, psicologi e/o psichiatri, ai quali farebbe molto bene un corso di formazione come quello che ha tenuto “Be Free” la scorsa settimana alle porte di Viterbo, dove è stato ben spiegato in quali forme si manifesta la violenza sulle donne e sui minori anche in famiglia. Sì, perché in questi contesti, e soprattutto in questi incontri di valutazione, che la donna abbia subito violenza fisica, o sessuale, o psicologica, o economica, o tutte insieme, poco importa, perché il pregiudizio è così ben radicato, che quella violenza verrà considerata come semplice conflittualità tra ex coniugi, in cui non solo si mette la violenza sullo stesso piano della reazione della persona che l’ha subita, ma si spartiscono le responsabilità valutando le difese psicologiche della persona che ha subito violenza (e che quindi ha un certo tipo di stress), come incapacità o non volontà a sanare quella conflittualità, nemmeno per il bene dei figli. E per questo una madre può diventare all’improvviso snaturata, sbagliata, incapace, inadeguata, inconcludente, e quindi ostacolativa alla crescita dei bambini: quella che provoca e che non sa arrivare a un compromesso per il bene e l’armonia della famiglia che è sacra, e che non vuole la figura del padre per i suoi bambini, di qualunque tipologia di uomo si tratti. 

Questi “esperti” della famiglia, che fanno perizie e dichiarano le donne pazze, sono in grado di stravolgere la vita di un intero nucleo, dichiarando una madre inadatta – non si capisce poi rispetto a quali parametri – con una semplice Ctu, la famosa Consulenza tecnica d’ufficio, che viene chiesta e accolta dal giudice in quanto diagnosi alla quale si risponde con un provvedimento, senza magari neanche approfondire la modalità di un giudizio così impegnativo e così decisivo per le sorti di tutte le persone coinvolte. Diagnosi a volte opinabili per la modalità di analisi e acquisizione dei dati, come già succede con le diagnosi di PAS, malattia considerata inesistente ma ancora applicata e accolta nei tribunali italiani. E così può succedere che mentre la donna chiede un divorzio, un aiuto ai servizi sociali, una separazione da un marito violento, si avvii la vivisezione della madre. Sei preoccupata? sei in ansia perché senti che c’è qualcosa che non va? sei stanca di tutte le vessazioni che hai subito, e sei distrutta moralmente perché le tue energie in questi anni si sono esaurite? racconti che nella vostra relazione lui è stato violento e che sei finita al pronto soccorso? non c’è problema, perché la Ctu potrà dichiararti persona affetta da un disturbo psicotico così grave da renderti inadatta a crescere tuo figlio, dato che sei tu che non sei collaborativa e che mini il nucleo familiare, e se la colpa è tua, la cosa migliore sarà affidare la prole a una casa famiglia o alla persona che non è mai stata il punto di riferimento del minore e che magari ha mostrato di essere anche un violento. Ma che importanza ha? è il padre, quindi anche se è stato un marito violento non significa che non sia un buon padre. Tutto questo in barba alla recente ratifica della Convenzione di Istanbul che indica esplicitamente:

Articolo 31 – Custodia dei figli, diritti di visita e sicurezza – Le Parti adottano misure legislative o di altro tipo necessarie per garantire che, al momento di determinare i diritti di custodia e di visita dei figli, siano presi in considerazione gli episodi di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione; adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie per garantire che l’esercizio dei diritti di visita o di custodia dei figli non comprometta i diritti e la sicurezza della vittima o dei bambini.

Il nodo inspiegabile però di tutta questa catena, è come un giudice possa accettare una diagnosi così importante senza valutazioni certe e conclamate, e senza la dimostrazione che ci sia un pericolo vero e imminente per il minore. E cioè come possa firmare un provvedimento per un prelievo forzoso del minore da casa o da scuola, che provocherà, oltre tutto, lo sradicamento del piccolo dal suo ambiente, dalla sua casa, e dai suoi affetti. Un trauma lecito solo se ci sono pericoli evidenti e incombenti per il minore, che in caso contrario può essere considerata una violazione dei diritti del fanciullo.

A questo proposito, pubblico la lettera di una mamma che vive ore d’angoscia nell’attesa di un prelievo forzoso della figlia che ha cresciuto da sola e con grandi sacrifici. Una donna che è stata abbandonata a se stessa e non tutelata né sostenuta dallo stato, e che si è vista bollare da una Ctu come una psicotica, e quindi madre inadatta a crescere la minore che ha accudito fino a oggi, malgrado i pareri a lei favorevoli degli stessi servizi sociali e malgrado una controperizia che smonta in toto la Ctu. Una lettera non diversa da tante altre che ricevo da madri disperate che non sanno come proteggere i propri figli, che vengono punite dalle istituzioni a cui si rivolgono, che si vedono sottrarre figli che hanno cresciuto fino a quel momento. Una lettera che si rivolge anche a chi ha responsabilità istituzionali e dovrebbe proteggere queste donne che vivono situazioni che farebbero impazzire ogni donna sana.

(ogni riferimento è stato omesso per il rispetto della privacy della minore).

 

“Gentile Luisa Betti,

scrivo questa lettera con il cuore in mano cogliendo l’occasione di rivolgermi a Lei, che stimo e leggo sempre con estrema attenzione, cogliendo l’occasione di  rivolgermi anche alle istituzioni italiane affinché diano un segnale forte su un argomento che non può più essere trascurato, né tanto meno rimandato: i figli contesi. Da circa cinque anni, tra alti e bassi, mia figlia ed io siamo coinvolte in un inchiesta giudiziaria che non ci rende libere. Sempre monitorate, fotografate, registrate.  Non dormo da diverso tempo per questa ingiustizia che ha stravolto completamente la nostra esistenza. Io vivo con i miei due figli, alle porte di (…), ed è la seconda di loro la figlia contesa. Un uomo che con me è stato violento tanto da denunciarlo e che nonostante la separazione ha perseverato nei controlli e nella smania di tenerci sotto controllo. Traumi quotidiani che ledono principalmente la tranquillità e l’equilibrio della mia bambina che chiede solo di vivere la sua età e di avere un luogo da chiamare casa. Sono una madre che ha subito in questi ultimi 5 anni i più riprovevoli torti, ho evitato di reagire alle provocazioni, ai chiari segni di violenza fisica e psicologica promessi e talvolta ricevuti, ma ho sempre preferito concentrarmi sui figli e sulle loro esigenze. Mi sono fatta forza e ho proseguito anche senza l’aiuto del padre. L’anno scorso, ignara a quello a cui potevo andare incontro chiedendo il divorzio, mi si è aperto uno scenario talmente squallido e colmo di colpi bassi da far rabbrividire chiunque. Bugie, calunnie, vessazioni, pura cattiveria. Pedinata e registrata, tutti i giorni. Ho cercato un avvocato per cautelarmi, ma ho scoperto che chi chiede un gratuito patrocinio in questo Paese paga costi altissimi sia a livello di salute che a livello di equa difesa. Siamo giunti a questo: mia figlia è stata presa in carico dai servizi sociali con collocamento presso il padre, nonostante il padre abbia più volte comunicato, a più persone, che non aveva desiderio di paternità. Aver comunicato questo trasferimento alla mia bambina che ha sei anni ed è molto legata a suo fratello, le ha portato grandi disagi. Giorni fa passeggiando per il paese in cui abitiamo, mentre tentavo di comunicarle la notizia ha perso conoscenza, è svenuta, ed è finita al pronto soccorso. La bambina non accetta di allontanarsi da me, dal fratello, dagli amichetti, dai suoi luoghi cari. A settembre inizierà la scuola, perché farla soffrire così? Sono preoccupata per mia figlia che amo più di me stessa. Grazie, IC”

34 pensieri su “Le donne non sono pazze: la violenza istituzionale e i figli contesi (DL femminicidio III parte)

  1. Un piccolo aggiornamento sulla fonte autorevole e recente, il celeberrimo PASK: il lavoro esiste, ma non sostiene affatto quello che sostiene Alessandro. Come si può leggere in una intervista a John Hamel, Editor-in-Chief di Partner Abuse, la rivista che ha finanziato il progetto, nonché direttore del progetto stesso (fonte: http://www.prweb.com/releases/2013/5/prweb10741752.htm), lo stesso Hamel è costretto ad ammettere che “Although research confirms that women are more impacted by domestic violence”, ovvero la sua stessa ricerca conferma che a subire maggiormente gli effetti della violenza domestica sono le donne. Hamel, però, appartiene a quella corrente di pensiero che sostiene che “the victim is not always the one hit, but sometimes the one arrested.”, traduco: la vittima non è sempre quella picchiata, ma a volte è chi viene arrestato. Insomma, come sostengono molti oggi come oggi, la vera vittima della violenza domestica è chi la perpetra.
    Nell’introduzione al Pask, pag. 5, come dato riassuntivo possiamo leggere: Across all studies included in this review, approximately one in four women (23.1%) and one in five men (19.3%) experienced physical violence in an intimate relationship. (una donna su 4 e un uomo su 5 hanno fatto esperienza di violenza fisica, senza tra l’altro che venga specificata l’entità della violenza…)
    Hamel, insomma, si limita a sostenere che secondo lui c’è bisogno di “to pay more attention to female-perpetrated violence, mutual abuse, and the needs of male victims” di prestare più attenzione alla violenza contro gli uomini, perché fino ad oggi i ricercatori non l’hanno disvelata. In attesa che la scoprano, non dovreste diffondere percentuali fasulle…

  2. Dall’Australia, alcune percentuali sul fenomeno delle false accuse: “Una analisi dei documenti del Tribunale dei minori che ha preso in esame 200 casi nei quali erano state mosse accuse di abuso sui minori, mostra che solo il 9% di queste accuse erano false.”(Brown, T., Frederico, M., Hewitt, L., & Sheehan, R. – 2001 – “The child abuse and divorce myth.” Child Abuse Review, 10, 113-124).
    Su 147 famiglie esaminate, in 11 casi le accuse sono risultate false (pari al 7%)Brown, T. (2003) “Fathers and child abuse allegations in the context of parental separation and divorce”, pubblicato sulla Family Court Review, 41(3), 367-381
    Dal Canada: (Trocmé, N. e Bala, N. – 2005 – False allegations of abuse and neglect when parents separate) sono stati analizzati 7.672 casi di maltrattamenti su bambini segnalati ai servizi sociali: solo il 4% di questi casi era costituito da false denunce. In presenza di conflitti per l’affido dei figli dopo la separazione, questa proporzione era più elevata, 12%; l’oggetto principale delle false denunce era tuttavia la trascuratezza (neglect) e non l’abuso sessuale. Inoltre, le false denunce erano formulate più spesso dai genitori non affidatari, di solito i padri (15%), che dal genitore affidatario, di solito la madre (2%). Su 7.672 casi di maltrattamento, c’erano solo 2 false denunce contro un padre non affidatario.
    In sintesi, le denunce di abuso fatte dal genitore affidatario dopo la separazione sono infrequenti e solo molto raramente sono false.
    In giro per il mondo non si riscontra alcun dilagante fenomeno delle “false accuse”. In attesa di un serio studio italiano, viene da chiedersi se si vuole sostenere che il fenomeno è tipico del nostro belpaese. Dovuto forse alla dieta mediterranea?
    Quella che è sicuramente internazionale è una certa corrente di pensiero, che dal Canada all’Australia, dall’Italia alla Gran Bretagna, pretende di liquidare la violenza di genere come un problema di donne bugiarde…

  3. A proprosito della convinzione che le donne amino inventare false accuse, si è espresso nel marzo di quest’anno il Capo del Crown Posecution Service inglese Keir Starmer presentando una analisi dei dati che copre 17 mesi di osservazione, tra il 2011 e il 2012, in Inghilterra e Galles: si sono registrati 5.651 casi di stupro e 111.891 casi di violenza domestica; nello stesso periodo, i casi in cui si sono riscontrate false accuse di stupro risultano essere 35, mentre sono solo 6 i casi di false accuse di violenza domestica e 3 i casi in cui le false accuse erano di stupro e violenza domestica insieme.(fonte: http://www.theguardian.com/society/2013/mar/13/rape-investigations-belief-false-accusations)Nonostante questo anche l’opinione pubblica inglese sembra convinta dell’esistenza di un dilagante fenomeno chiamato “false accuse”. L’Avvocato Starmer commenta: “la convinzione errata che le ‘false accuse’ di stupro o violenza domestica siano comuni può minare il lavoro di polizia e autorità giudiziarie nel momento in cui si trovano ad investigare su questo genere di crimini.”

  4. La storia delle false accuse. Sempre la stessa storia. Falsa, falsissima: paradossalmente una falsa accusa.
    Non ci sono studi italiani in merito, studi sui grandi numeri, ma uscirà a breve un lavoro di Giuliana Olzai sulla procura di Roma che analizza le cause di abuso sui minori: “Abuso sessuale sui minori. Scenari dinamiche testimonianze” (Editore Antigone). Ho ricevuto dall’autrice copia dell’introduzione, redatta dal Prof. Cancrini, dalla quale cito questo passo: “Si analizzano infatti tutti i procedimenti aperti presso il Tribunale di Roma in un periodo compreso fra il 2000 e il 2003, ben 288 procedimenti (per 350 minori e 326 indiziati) e si approfondisce l’iter di quelli (180 procedimenti, 238 vittime e 196 imputati) in cui, a seguito delle indagini preliminari, l’indiziato è stato imputato di violenza sessuale su minori di età inferiore ai 14 anni. (…) gli abusi sono denunciati spesso con notevole ritardo, infatti, come i terapeuti ben sanno, per motivi che attengono soprattutto alla complicità, alla paura e alla vergogna. (…) Centrata sulla produzione dei procedimenti giuridici, la seconda delle indicazioni proposte dallo studio di Giuliana Olzai è quella che riguarda il ruolo essenziale e decisivo, per l’esito delle denuncia, delle indagini svolte dalla Procura. L’archiviazione in questa fase riguarda infatti il 37,5% delle denunce, un dato di cui è difficile valutare appieno il senso perché la Procura non ha consentito alla Olzai di avere copia dei provvedimenti che hanno avuto questo esito e un dato, tuttavia, che desta qualche preoccupazione in chi, avendo seguito le vicende di alcuni di questi bambini, ha avuto spesso l’impressione di procedimenti bloccati dalla debolezza delle operazioni peritali che si svolgono in questa fase del procedimento giudiziario: indagini frettolose (la durata media è di 30 giorni) ed affidate, spesso, a persone prive di una specifica formazione sull’abuso oltre che di una formazione davvero psicoterapeutica: a persone incapaci, dunque, di stabilire con il bambino una relazione sufficientemente forte ed approfondita da consentire delle «rivelazioni» utilizzabili nel corso del giudizio successivo. Anche se lo studio dimostra, seguendo gli altri casi, come la scrematura che in questo modo si determina nella Procura fa sì che sia piuttosto alta la quantità dei rinviati a giudizio che vengono poi effettivamente condannati: 151 sul 196 pari al 77% dei giudicati.” In una intervista all’autrice, pubblicata da Repubblica, leggiamo: “Gli allontanamenti sono pochi e spesso non rispettati, la media delle condanne è di due anni, a più di 4 viene condannato solo il 9,9% degli imputati. Ma soprattutto al 51 % dei condannati viene data la sospensione della pena con la presunzione che non commetteranno più il reato. E così tornano tranquillamente dove vivevano prima, dove vivono le loro vittime. Fino all’assurdo di diversi casi in cui i figli violentati dal padre si sono ritrovati a vivere con lui, di nuovo.”
    Più che un problema di false accuse o di vittimizzazione degli innocenti, sembrerebbe emergere un serio problema di mancata tutela delle vittime.
    Tanto che il Prof. Cancrini conclude l’introduzione al libro così: “L’interrogativo proposto da questi dati pesa in effetti come un macigno nella testa e nel cuore di chi a tutti questi dati si accosta venendo da un’esperienza di lavoro sul campo. Costringendoli a chiedersi, soprattutto, a cosa abbiano pensato finora i legislatori che parlano (gridano) sulla pedofilia. Tranquillamente dimenticandosi, senza probabilmente rendersene conto, dei rischi cui vengono sottoposti gli altri bambini di fronte a persone che tornano pericolosa- mente libere dopo pene così deboli.
    Le disposizioni di legge sugli abusi ai minori vanno riviste? Io credo proprio così e credo che i dati proposti da Giuliana Olzai in questo studio straordinario lo indichino con una chiarezza del tutto nuova nel panorama stantio dei dibattiti politici e giornalistici sugli abusi sui minori.”

  5. “il falso femminicidio”…
    Ci stiamo avendo a che fare quasi tutti i giorni con casi atroci di donne massacrate barbaramente e qualcuno ha il coraggio di chiamarlo “falso”.
    Vuoi vedere che si rialzano dai tavoli dei medici legali e saltano allegramente dalle tombe dicendoci che stavano scherzando?
    E invece a saltare fuori sono persino video che sbugiardano gli assassini, dimostrandoci continuamente quanto siano bravi i violenti a mentire, a farsi compatire, a prepararsi la strada all’impunità.
    Con che barbarico coraggio si scrive “falso femminicidio” insultando la memoria delle vittime ed il dolore di figli, madri, padri, fratelli, sorelle, amiche, amici che partecipano dello strazio causato dall’egoismo e dalla messa in scena che il maschilismo è così bravo a perpetrare ogni giorno. Del resto c’è l’esperienza di secoli di strategia di guerra e decenni di spionaggio. Stiamo a vedere che il genere maschile è indifeso solo davanti alle donne, persino davanti a quelle spezzate dal pugno di un mostro?

  6. Cara Simona, mi sembri un po’ fuori di testa (puo’ capitare a tutti, intendiamoci). Credo che tu abbia avuto brutte esperienze e non riesca ad affrontare serenamente il problema. Rileggiti quello che ho scritto…prova a ragionarci sopra, se ti riesce. Ho detto che non si puo’ sparare a zero sull’uomo in quanto tale, alcune MA NON TUTTE le accuse sono infondate. Per questo e’ giusto distinguere I soggetti, di qualunque sesso od eta’ siano,veramente vittime di violenza fisica (e ce ne sono) vittime, da mitomani (o mitomane) che pur di far male millantano violenze mai esistite ed arruolano avvocati e cognoscenti soddisfare il loro livore. Saresti contenta di essere accusata di aver violentato qualcuno od abusato dei tuoi figli? Non sai che alcuni uomini sono stati rovinati da tali calunnie, perso casa, amici e lavoro, alcuni fino al suicidio?

  7. ..”non tutte le separate che denunciano sono tutte pazze certo pero’…se si insegna che hanno ragione a prescindere non facciamo un buon servizio a chi e’ veramente vittima della violenza”… dice Alex: Allora per dare “il buon esempio” accampiamo dati falsi, chiamiamo le madri “che si fanno in quattro per i figli “pazze” e poi facciamo crescere questi figli senza madre. Non prendiamoci in giro, c’è un vespaio che vuole solo togliere di mezzo le ex che ormai si odiano. Facciamole fuori, come succedeva negli anni 60 perchè abbandonavano il tetto coniugale (vd. La prima figlia di catherine spaak che non ha piú rapporti con lei a causa dell’ex marito che tenne a Roma la figlia, cresciuta da tate, perenti, non Certo da lui, e la Spaak tornó sola in Francia. Che uomo da PAS PRECOCE questo ex della Spaak.. per fare il verso al defunto R.Gardner…mi viene da dire vergogna a tutti quelli che non hanno capito il dramma della lettera pubblicata da L.Betti. Ve ne frega qualcosa dei bambini???….

  8. Certo che lascio un commento. Sono ridotta in ginocchio a disperarmi dalla mattina alla sera grazie a chi doveva invece darmi una mano ad uscire da un incubo. La mia era una gabbia, era un matrimonio. Peccato che quel matrimonio era travestito e sotto il vestito nascondeva gli orrori più crudeli che si possano immaginare. Ho trovato un coraggio che non so nemmeno io dove e ho denunciato il capo famiglia della mia famiglia. Da qui è partito un altro incubo. Da “statua di sale” solo diventata fantasma più totale. Tutte le promesse e la voglia di aiutarmi: sparite. Tirata fuori da un contesto che mi stava portando alla pazzia, ancora peggio secondo me della morte fisica, messa anzi gettata, senza nessuna umanità in convivenze con persone violente e cattive, proprio come prima. Da inerme “statua di sale” ad agitata “fantasma parlante” Si, perché non ho mai accettato il veder gente portare a casa uno stipendio con lo scopo di distruggermi, giorno dopo giorno. Ma ancora oggi, dopo un anno, sto lottando e gridando. Niente da fare, l’amara consapevolezza che la mia gabbia ha cambiato solo di posto ma sempre prigioniera e manipolata resto. Ho cambiato solo padroni e, da uno che avevo sposato, ora mi ritrovo con 10 che non ho nemmeno scelto, me li ha imposti lo Stato. E ai giorni nostri parliamo di Leggi e parliamo di salvezza. Si appunto: parliamo perché i fatti sono un’altra cosa.

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  10. Cara Ambra, e’ troppo facile dire che se le prove ci sono, allora la violenza e’ vera e se non ci sono e’ vera lo stesso. La realta’ e’ piu’ complessa e meno di parte. Ti assicuro che se in alcuni casi ci sono uomini violenti, deviati, ubriachi o drogati, che sono violenti a prescindere, dall’altro lato c’e’ a volte nella ex compagna una sete di rivalsa e di violenza che pur di far male sono disposte ad usare avvocati, parenti ed anche i propri figli. Ricatti, cause, e di piu’. Non tutte le separate che denuncia sono tutte pazze certo pero’…se si insegna che hanno ragione a prescindere non facciamo un buon servizio a chi e’ veramente vittima della violenza. Che lascia segni evidenti…nel corpo e nell’anima.

  11. poi,se un così alto numero di uomini perdesse la vita per mano della moglie/compagna ecc…… i governi e le istituzioni si muoverebbero diversamente.per quello “femminicidio” .perchè ai governi e alle istituzioni sembra non importare molto.eppure,governano e istituiscono un paese fatto anche di donne,che non possono morire così.nell’indifferenza,nella normalità!!con i tribunali che parlano delle donne come si parlerebbe di un cagniolino domestico(anche donne fanno così,donne fortunate che non sanno cosa vuol dire ….donne a cui non interessa capire,loro sono fortunate e gli basta così.)

  12. Sarebbe carino riportare questi dati alla procuratrice aggiunta Maria Monteleone del pool antiviolenza della Procura di Roma, per vedere cosa vi risponde, e mi piacerebbe portarvi di persona Linda Laura Sabbatini che dirige l’Istat, il più importante istituto statistico in Italia, ente di ricerca nazionale che opera dal 1926, per spiegarvi come viene fatta una statistica a livello nazionale da questo istituto. Ma anche la sepcial rapporteur dell’Onu sulla violenza, Rashida Manjoo, che nella sua relazione sull’Italia ha scritto nero su bianco che il 75-80% della violenza in Italia è domestica e ha fatto un capitolo a parte sui figli contesi nell’affido condiviso in caso di violenza domestica, indicando all’Italia di indagare, e ricordando alle istituzioni di questo Paese le sue responsabilità. Anche loro volete far passare per “pazze, maniache, psicotiche”?

  13. beh,se l’80 per cento delle false denunce si tratta di donne che hanno “ritrattato”….o casi dove non c’erano prove a sufficenza…..è ancora più crudele,la cosa.è difficile provare che hai subito violenza.perfino i referti medici,dove vengono refertate ossa rotte e violenze di ogni genere,se non ci sono testimoni che non sia stato LUI,potrebbe essere chiunque altro.potresti essere caduta e usare questo incidente a tuo favore.anche quando “cadi”ogni 2 mesi.vi rendete conto??o lo fotografano mentre ti violenta e ti picchia,o lo fà in una piazza piena di gente(anche se la metà dirà che “non ha visto niente”ci sarà qualcuno che parla..”)…oppure….non hai fornito abbastanza prove.e intanto,le donne muoiono(anche quello che i tribunali machiano come FALSE ACCUSE muoiono.anzi,SOPRATUTTO QUELLE!!!!!!!!!SOPRATUTTO QUELLE CON SENTENZE ERRATE,O AIUTI NRGATI MUOIONO!!!E CHIARO?

  14. Anna, la magistratura di Bergamo dice che le false accuse sono l’80% e quella di Roma dice che sono il 75%.

    Le indagini della Sabbadini hanno contato come donne vittime di violenza anche quelle che hanno risposto sì a domande del tipo “Suo marito la ha criticata per il modo di cucinare?”. Le stesse domande tendenziose sono state poi poste a uomini, trovando una uguale percentuale di uomini picchiati da donne. Si veda P.G. Macrì et al., “Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile”, Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza, vol. VI (2012) 30.

    Gli autori seri trovano che la violenza domestica non ha genere. La fonte più autorevole e recente è il Partner Abuse State of Knowledge (PASK), che ha riassunto lo stato della conoscenza in materia di violenza domestica. 42 accademici e 70 assistenti di ricerca in 20 università e centri di ricerca hanno per due anni condotto una analisi estensiva e critica della letteratura scientifica basandosi sull’evidenza scientifica rigorosa, sulla trasparenza, sulla correttezza metodologica. Sono stati considerati circa 12000 studi, costruendo il principale database al mondo in materia di violenza domestica. I punti principali della letteratura scientifica sono:
    • Il tasso di violenza perpetrata da donne (28.3%) è più alto del tasso di violenza perpetrata da uomini (21.6%).
    • Uomini e donne usano violenza domestica per motivi simili: primariamente per ottenere l’attenzione di un partner che li ha offesi, per stress o gelosia. La gelosia ed i tradimenti del partner sembrano essere un motivo di violenza per sia uomini che donne.
    • Nessuno degli studi ha riportato che rabbia o vendetta fossero motivi piu` validi per gli uomini che per le donne; due articoli hanno indicato che la rabbia era un fattore piu` probabile per la violenza femminile rispetto alla violenza maschile.
    • Indicatori di dominanza maschile non risultano correlati con il tasso di violenza maschile; viceversa indicatori di dominanza femminile spiegano il 47% della variabilità della violenza femminile

    • Ma che ne sa lei???? Parlate parlate ma chi veramente ha subito abusi qui? Io l’ho fatto per ben 52-3 fa 49 anni filati (ok con delle pause di mezzo tra un uomo e l’altro, a partire da mio padre) e siccome nessuno mi ha mai protetta, ne difesa, vengo spesso derisa per quello che racconto. Spero di morire presto perché la vita così com’è fa schifo, spero di morire presto perché non c’è giustizia per noi donne, ma non veniamo nemmeno credute o considerate. Non le racconto la mia storia perché c’è ogni tipo di violenza e abuso, tranne la guerra. Ho visto la morte in faccia 6 volte, la prima volta a 3 anni. Una volta sono andata in coma.
      un’altra volta è stato il medico a convincermi ad andare dai Carabinieri, dicendomi che se fossi tornata, la volta dopo sarei tornata sicuramente cadavere….ma non è servito a niente, le mie denunce tutte, sono state semplicemente archiviate da non so chi (tentato omicidio, sequestro, prigionia, crudeltà mentale, pestaggi, uno mi ha spaccato 3 paia di occhiali a pugni in faccia, un altro mi ha messo il veleno nel mangiare mentre ero al 5° mese di gravidanza, e così via). Crede che soltanto uno di questi uomini abbia pagato? Nessuno. Neanche 1 giorno di galera. Niente. Io non credo più a niente. Credo solo in me stessa e basta. Sono stanca. Mi sono ammalata gravemente perché ho interiorizzato tutto, ho rimosso 10 anni della mia vita, e così due volte al mese mi vengono degli attacchi ischemici temporanei ecc. ecc. Questo non è vivere, questo è l’inferno che ci fate vivere voi uomini ogni giorno della nostra vita…………

      • ah sì volevo dire le donne diventano pazze sì, perché i veri pazzi siete voi che ci fate finire in manicomio. Mio padre ci ha provato a rinchiudermi a 14 anni, solo perché da quando ne avevo 11 mi rifiutavo di farmi toccare da lui e lo minacciavo con lo sguardo pieno di odio, allora lui diceva ma come fai ad odiarmi, io sono buono con te, tu sei pazza come tua madre…..ecc. ecc.

      • Un’altra cosa e poi la finisco lì, perché sennò mi viene da vomitare a furia di ricordare ‘ste cose….Stavo finalmente con un uomo decente, l’ultimo, perché finalmente avevo imparato la lezione ed avevo smesso di cercare con il lanternino uomini che somigliassero a mio padre…bene quando gli ho raccontato quello che mio padre mi ha fatto, mi ha guardata con orrore (a me!), mi ha dato della bugiarda, è mi ha detto che è impossibile che ci siano persone che arrivano a questi livelli ….mi sono sentita abusata di nuovo, ma invece di piangere gli ho detto: ma in che mondo vivi? dove tutto è bello ed è come nelle favole? io le favole non le ho mai vissute neanche da bambina….ovviamente mi ha lasciata….

  15. Le donne sono violente quanto gli uomini,19 procure Italiane hanno denunciato le false accuse delle donne in fase di separazione ( dall’80 al 92%).
    Tribunali,serv sociali e avvocati, nell’interesse del business miliardario, sono responsabili di tantissime tragedie familiari.
    La conflittualità di coppia viene AMPLIFICATA da chi ha tutto l’interesse di togliere i figli ad entrambi i genitori.Fatto fuori il papà e i 4 nonni, diventa più facile togliere alle mamme i figli e rinchiuderli in una casa famiglia….Chi toglie ad un bambino il suo papà o la sua mamma…è un CRIMINALE.
    Il falso femminicidio e questa spietata lotta contro gli uomini,ricadrà pesantemente anche sulle donne e sui loro figli…mentre qualcuno gioirà xkè in questa manovra vede soldi dello Stato e finanziamenti a tutti coloro che nel falso interesse del minore,stanno uccidendo donne,uomini e loro figli.

  16. sono una di quelle madri “tacciate” di essere pazza, prostituta, inaffidabile ecc…nessuno mi ha mai tolte le mie due figlie..mi sono solo stati tolti i figli e la rispettabilità. convinta di essere pazza ho “pagato”per essere seguita da una psicologa per anni che ha lottato per dirmi che ero sana di mente..chi non ha vissuto in prima persona non sa cosa siano la violenza fisica e quella psicologica..e non saprei scegliere qual è la peggiore. ma non basta. ci pensa poi la gente che hai intorno a fare il resto. questi uomini raramente picchiano o violano la moglie in gran segreto. e chi hai intorno? ti marchia…a vita..ma nessuno lo sa…?

  17. Gentili signore Giuliana ed Anna le fonti ( solo alcune) citate da Lucilla sono le Pm Carmen Pugliese, J. Monica Magi, Barbara Bresci, tutte donne tutte incaricate della lotta alla violenza domestica; l’80% delle denunce è falso e strumentale. Valga per tutte la denuncia di “Polizia moderna” organo ufficiale della polizia di Stato. Nel numero giugno luglio 2011 dice testualmente” …si registra una epidemia di denunce nei confronti di ex mariti e padri degeneri accusati di maltrattamenti ed abusi sessuali sui loro stessi figli. Alcune di queste accuse sono purtroppo fondate ……MA LA MAGGIOR PARTE DI ESSE SPESSO LE PIU’ INFAMANTI, SI DIMOSTRANO DOPO UN ITER DOLOROSO E CERTAMENTE NON BREVE, FALSE O INATTENDIBILI….” Se ne voleste sapere di più potreste cercare in re te “FENBI- Allegato A”… .documento che riporta la le testimonianze degli esperti psicoforensi della materia … a dir la verità anche chi ha scritto l’articolo avrebbe dovuto farlo se il suo scopo fosse informare invece di fare propaganda ….. è per questo che il mio commento non sarà pubblicato.

  18. Ancora un articolo da tifosi “antimaschio”…e peggio alcuni commenti. Ma la smettiamo con questo fanatismo e cominciamo a vedere il problema della violenza in famiglia, anche quella di donne su alter donne, quella sui bambini e quella contro i mariti o compagni (esiste anche quella, resta pero’ sulle cronache locali per un giorno) senza volere esaltare il vittimismo di “femministe” (non so neanche se le devo chiamare cosi’ ormai) e leggere tutto solo in chiave di “societa’maschilista” quando non si riconosce il diritto alla donna di fare tutto quello che le pare compreso tradire il marito, usandolo spesso come bancomat dopo la separazione ed abbandonare i fgli, cosa che secondo Simona “e una sua scelta (!)”? Proprio non si riesce a fare un discorso sulla famiglia che non sia “di genere” e “solo donna”? .
    Allucinante il comment di Anna che non riconosce nemmeno il sesso di Lucilla…

  19. Signor/Signora Lucilla, la invito a leggere questo articolo in merito alle violenze subite in famiglia dalle donne: “Nel 2006 la indagine Istat sulla violenza alle donne da lei (Linda Laura Sabadini N.d.A.) diretta, produsse un vero shock in Italia. Fino ad allora, infatti, tutti stimavano il fenomeno in base alle denunce presentate, mentre la Sabbadini rivelò che quella era solamente la punta di un iceberg, perché solo il 7% dei casi arriva alle forze dell’ordine mentre il sommerso ha dimensioni enormi: 6.700.000 donne oggetto di violenza fisica o sessuale, 10 milioni se si considerano anche le violenze psicologiche, un milione di donne con un passato di stupri o tentati stupri”.
    http://www.ansa.it/terraegusto/notizie/rubriche/fiereeventi/2013/09/03/Premio-Casato-Prime-Donne-2013-Linda-Laura-Sabbadini_9239266.html

  20. @Lucilla, con tutti gli argomenti seri che abbiamo trovato in questo articolo si é comportata come quella che pur di distrarre il lettore ci mette il suo dubbio misogino. Siamo arrivate a 100 donne uccise nel 2013, sono poche Vero? Tutte false accuse..
    Sará per quello che lo che le stragolano, tagliano, gassano, sparano, investono… Non riuscendo a togliere a queste donne qualcosa o qualcuno quando stanno in vita, chi è madre, oltre che essere donna, ha doppio premio: le fanno fuori e sottraggono i figli. Che superficialitá comprata quando parlate di donne e bambini. Una madre che lascia i figli è una cosa, è una sua scelta, quando invece c’è l’interesse di qualcuno a togliere un figlio alla madre, si tratta di ego e di soldi. Gente corrotta

  21. Quale magistratura, Lucilla (o Lucillo)? Quella di Bergamo? Quella di Milano o Roma? Prima di fare certe affermazione, citare le fonti please!

  22. @Lucilla 1) non mi risulta che la magistratura dia delle statistiche 2)non mi risulta neanche da altre fonti attendibili quello che tu affermi. Per una corretta informazione ti invito fornire la fonte da cui hai preso il dato

  23. Se il marito paga il CTU, paga la CTP e la moglie non paga nessuno, ci domandiamo ancora come mai capitano questi “strani episodi” di sottrazione? Poi chissà perché le madri sono sempre affette da qualcosa (addirittura qui la CTU è stata pure smentita!!) e dei padri invece non c’è ombra di sindrome, loro sono tutti “puri”?? Ma come mai?! I papà sono immuni alla follia?.. (allora è proprio un caso che una donna venga uccisa per mano di un uomo ogni due giorni??) intanto se non riescono a uccidere perseguita l’ex oppure la diffamano nel web. Devi essere punita in quanto donna.

  24. a volte questi ctu apostrofano come psicotica una persona chiedendo che il figlio venga affidato all’altro genitore, e che la pscotica abbia il figlio tre giorni ogni quindici..ma cosa vuol dire? intanto uno psicologo nonc redo possa daignosticare una patologia di tanto grave, semmai uno psichiatra..e se davvero fosse cosi perche lasciarlo alla “malata” per tre giorni ogni quindici? ma se una è pericolosa in quei giorni forse non lo è? e una decisione cosi grave sulla base di una ctu di due tr incontri??? siamo come al solito al PARADOSSO….e se in certe perizie si parla di tratti di personalità …tratti di questo o dell’altro. ma ci rendiamo conto che tutta l’intera popolazione, governanti inclusi, se viene sottoposta a perizia presenta tratti di questo e tratti di quello??????? Noi della commissione sicuramente si, per questo faremo chiarezza e non solo!!!! e siamo sicuri che tutti gli psicologi che si occupano di bambini siano altamente qualificati? o magari qualcuno andrebbe segnalato all’ordine per condotte per cosi dire…non proprio corrette????

  25. I servizi hanno, come obbiettivo primario, il benessere dei minori. Se è pur vero che la violenza esercitata dai loro partner maschili sulle donne è ancora molto diffusa, è anche vero che esistono madri con disturbi di personalità, madri con problemi di uso di sostanze, madri con gravi quadri depressivi madri affette da psicosi. Anche se, in alcuni casi i due fenomeni hanno una forma di correlazione (cioè il disturbo psichico della donna dipende, anche, dal suo stato di sudditanza e sequestro da parte dell’uomo) il compito primario dell’operatore resta quello di garantire la migliore genitorialità possibile. Offrendo alle madri tutto il sostegno che la conoscenza delle malattie mentali offre (oltre che tutto il sostegno riguardante il disagio eventualmente presente sugli altri Assi). Questo può tuttavia non rivelarsi sufficente. Possono continuare a essere presenti gravissime mancanze nella cura genitoriale riscontrabili con oggettività da tutta una serie di indicatori che fanno parte del protocollo di azione dei servizi da molti decenni e di cui le perizie psichiche sono solo una parte. I servizi (almeno quelli dove ho lavorato io) sono molto sensibili alla violenza di genere e lavorano in contatto quotidiano con i centri antiviolenza. Ma, la posizione emotiva preminente degli operatori resta quella di identificarsi col minore e di chiedersi: quale situazione familiare è per me la migliore?

    • Una donna “normale” sottoposta a violenze, stupri, minacce da parte di suo marito e nessuno interviene per aiutarla in 20 di convivenza, come diventa con il tempo???? Io lo vista mia madre così, con il collo gonfio di lividi bluastri i capelli bagnati perchè mentre la stangolava cercava anche di affogarla nella fontana per farle ammettere che aveva un amante, quando invece stava lavorando in gran segreto in un albergo per mantenere le figlie. L’ho vista accasciarsi su una sedia e ripetere “voglio morire, voglio morire, voglio morire, non ne posso più” e mio padre la guardava tranquillo e beato, come se fosse la cosa più normale del mondo. Questa è stata la mia infanzia, la mia giovinezza fino a quel momento, una rabbia spaventosa mi ha preso io pesavo 60 kg., lui 130 kg. l’ho alzato di peso e lo buttato fuori dalla porta di casa e gli detto prova a entrare ancora in questa casa che giuro ti ammazzo con le mie mani! – siamo state considerate pazze tutte e due???? no, perchè lo sei solo quando sei sola….quando non hai nessuno che ti difende e ti protegge, come ho fatto io con mia madre.

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