Ma Monti mente?

urlDurante il suo governo è passata una delle riforme più gravi che siano state mai fatte in Italia per il mondo del lavoro, riforma a cui è stata chiamata una donna, la ministra Elsa Fornero, perché, come disse lei stessa al Convegno di Snoq sulla violenza a Torino l’anno scorso, “quando ci sono problemi gravi da risolvere, chiamano noi”. Un governo che diminuendo drasticamente il welfare (e quindi asili e assistenza ai bambini) è andata a incidere sulla possibilità delle madri – che in Italia sono ancora le prime a prendersi cura dei figli così come degli anziani svolgendo un lavoro che spetta allo Stato e in maniera del tutto gratuita – di andare a lavorare, un governo che alzando il tetto di età per andare in pensione, sia per le donne che per gli uomini, ha anche tolto a queste madri la possibilità di accudimento dei figli da parte dei nonni. Un governo che per le donne ha fatto ben poco, primo fra sul problema del femmincidio, di cui si è parlato constantemente sui media per un anno come mai era stato fatto negli anni precedenti, contro il quale Monti ha fatto firmare sì la Convenzione Europea contro la violenza sulle donne e la violenza domestica (Istanbul 2011) – con anche un ddl di ratifica firmato da Napolitano il giorno prima della chiusura dei lavori – ma che come politiche immediate e concrete non ha mosso un dito. Monti ci ha tolto quello che non aveva ancora tolto Berlusconi: l’ex presidente del consiglio ci aveva tolto la dignità ma Monti ci ha tolto il diritto alla vita, o meglio alla sopravvivenza.

Oggi la cartina di tornasole sono le donne che entrambi hanno messo nelle loro liste, una componente di genere di cui solo una piccola minoranza ha la possibilità di essere eletta. E se contro Berlusconi tuona Feltri, uno dei “suoi”, dicendo che in quelle liste ci sono “Almeno dieci migno*te”, Monti dopo aver scritto su Twitter che “La priorità per l’Italia è valorizzare il ruolo delle donne”, ha candidato 216 donne su 904 di cui 11 capolista donne su 51, a cui si aggiunga che le “montiane” sono piazzate nelle retrovie con pochissime possibilità di essere elette e che saranno pochissime quelle che potranno arrivare in Parlamento.

Ma non basta, perché esistono anche i paradossi.

Mario Monti, durante il suo mandato, non ha mai risposto direttamente alle sollecitazioni che gli sono state fatte dalla Convenzione No More! contro la violenza maschile sulle donne che chiedeva, ancora oggi chiede, al governo politiche precise e la revisione del Piano antiviolenza varato dalla ex ministra delle Pari opportunità, Mara Carfagna, durante il governo Berlusconi, per verificarne l’impatto anche in base alle raccomandazioni Onu.

Monti però forse ha la memoria corta, o non si rende conto che non può dire una cosa e farne un’altra: non può dire che le donne sono una risorsa se poi non considera grave il fatto che una donna può essere uccisa in quanto donna, o che basta  avere un terzo di quote rosa nelle liste – oltretutto mal piazzate – per farci stare zitte. Ma soprattutto, dopo quello che ha fatto, non può mandare la seguente lettera alla assemblea delle associazioni femminili sulla democrazia paritaria che si è svolta  lunedì scorso.

 

Messaggio del Presidente del Consiglio Mario Monti

UNA AGENDA PER LA DEMOCRAZIA PARITARIA

Roma, lunedì 28 gennaio Sala della Mercede,

“Mi dispiace non poter essere presente oggi a questo interessante incontro, che già nel titolo evoca un approccio a me familiare, e del tutto condivisibile, cioè quello della definizione di un’”Agenda”.

In effetti ho molto apprezzato l’iniziativa di  tante e diverse associazioni, più di 50, che sono riuscite  a trovare un  terreno d’intesa e sottoscrivere  un “Accordo di azione comune per la democrazia paritaria”. E di riunire le candidate e i candidati alle prossime elezioni politiche per presentare, discutere e condividere tale Agenda.

L’Accordo ha indicato importanti e significativi obiettivi: per  la presenza delle donne nelle liste e in posizioni eleggibili, norme di garanzia per una rappresentanza di genere paritaria, per le riforme elettorali e i rimborsi, par condicio e presenza e rispetto della figura femminile nei media.

II metodo disegnato costituisce un buon esempio, anche per la politica in generale, e  auspico pieno successo  alla realizzazione della vostra Agenda per la democrazia paritaria  nella prossima legislatura e la qualità della partecipazione civica.

L’Italia non è un Paese per donne e deve diventarlo. Ho indicato, peraltro in sintonia con i programmi europei, come una  delle priorità del  mio programma il miglioramento della condizione delle donne,  partendo dall’occupazione, sia in termini di misure per la partecipazione, che di sostegno alla scelta di avere figli e alla responsabilità della cura degli anziani per entrambi gli adulti nel nucleo familiare. L’obiettivo non è solo quello di incoraggiare le donne ad avere una carriera e un reddito proprio ed equo , ma anche quello di fare in modo che arrivino ad occupare con autorevolezza posizioni di responsabilità, condizione necessaria affinché l’organizzazione del lavoro e la comunicazione sulle donne cambino davvero.

Il  Parlamento che sarà eletto nel prossimo febbraio dovrà affrontare senza ulteriori rinvii  la riforma della legge elettorale: mi impegnerò in questa direzione e opererò affinché si trovi una soluzione condivisa tra le forze politiche che  agevoli  l’obiettivo della democrazia paritaria.

Questo Paese ha bisogno di utilizzare le proprie risorse migliori, dei giovani e delle donne. Ha anche bisogno  di regole, trasparenza, contrasto efficace alla corruzione. Voi donne, e voi donne delle associazioni che siete riuscite a parlare con una voce sola, potete contribuire in maniera decisiva in questa operazione di risanamento, ma anche di rilancio e credibilità dell’Italia.

Anche le forze politiche devono guardare al proprio interno e promuovere maggiore partecipazione femminile, mobilità e ricambio; già in questa tornata elettorale si possono effettuare importanti scelte”.

Per tutti questi motivi auguro buon lavoro a tutte le partecipanti all’incontro e certamente esaminerò personalmente con grande attenzione i risultati delle vostre discussioni”.

 

3 pensieri su “Ma Monti mente?

  1. il femminicidio non esiste in italia come allarme sociale non è sostenuto ne dai nuimeri ne dalle statistiche … chi e cosa ci guadagna dal sostenere la menzogna del femminicidio come allarme sociale italiano?

  2. Questa per me (stile di presentazione) sarebbe parte del paragrafo d’apertura — poi ripetuto alla fine. Devono capire — i politici ma anche le donne — che questa problematica dovrebbe essere considerata come un problema politico, e trattarlo come ‘wedge issue’ (problematica che differenzia) la sinistra progressista da tutti gli altri partiti nello schieramento destra-sinistra. Dovrebbe servire, cioe’, ad aumentare la polarizzazione ideologica tra i due schieramente. Questi politici dovrebbero essere capaci di andare in tv (o nei comizi) e mettere al centro della loro agenda questo problema, e poi forzare gli altri a prendere posizione.

    E la problematica non e’ di rendere le donne un ‘issue’ politico-elettorale, un gruppo solo di pressione … perche’ verrebbero il Monti, la Destra, il Vaticano a dire che sono favorevoli a politiche sulla famiglia, donne, bambini, ecc. Infatti cio’ che si dovrebbe evitare e’ rendere il problema uno di politiche ‘speciali’. Sono le politiche speciali che devono essere eliminate, che creano e procreano gruppi per le clientele. Il problema della violenza di genere non e’ ‘violenza di genere: e’ un human right issue, di violenza di un cittadino verso un altro … che poi ci siano delle spcificita’, quello va bane, ma sono secondarie. QUesta angolatura permette a tutti di identificarsi col problema — dnone, uomini, ecc.

    Ma deve diventare problema politico e inserito nel programma politico. Anche i tuoi scritti — penso — potrebbero ora passare da una fase di ricercare e di diffondere la conoscenza del problema, a una fase piu’ politica, con l’identificazione di forze (politici e non) che riescono a dare centralita’ al problema nel’area di governo.

    Cioe’ i vari ‘pinco pallini’ della sinistra, visto che vogliono americanzizarsi, dovrebbero capire che Obama ( Clinton) hannop vinto le loro elezioni in gran parte perche sono riusciti a porre al centro della loro agenda il problema di genere come problema di diritti civili-umani universali.

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