Perché ci tocca difendere “InDifesa”?

 

L’11 ottobre è stata celebrata la Giornata mondiale della bambina indetta dalle Nazioni Unite, che ha avuto come tema le spose bambine, sviluppato in una conferenza stampa a New York con il report “Marrying Too Young: End Child Marriage” (Unfpa), insieme all’inaugurazione della mostra fotografica “Too young to wed” di Stephanie Sinclair.

Ban Ki-moon, Segretario generale dell’Onu, ha mandato un messaggio in cui si diceva che “Le ragazze sono vittime di discriminazioni, violenze e abusi ogni giorno in tutto il mondo” e che “Questa allarmante realtà è alla base della Giornata Internazionale della bambina”.

A questo si è aggiunto la campagna di “Girls not Brides”, un’associazione mondiale formata da 180 organizzazioni e che lavora contro il matrimonio precoce, e quella di “Plan International”, che si batte per la scolarizzazione delle bambine e che ha lanciato “Because I’m a girl”.

In Italia Terre des Homme ha proposto la campagna “InDifesa” in cui oltre all’appello accorato per la situaione delle bambine in Italia e nel mondo, ha reso pubblici dati in cui risulta che le bambine sono doppiamente esposte: per età e per genere. Grazie a loro si è potuto verificare come in Italia si sarebbe passati da 4.319 minori vittime di violenza del 2010 alle 4.946 del 2011, di cui il 61% sono bambine e in cui, per quanto riguarda lo specifico della violenza sessuale, le femmine arriverebbero a circa l’83% del totale. Nel mondo Terre des Homme ci ha fatto sapere che 130-140 milioni di ragazze hanno subito una mutilazione genitale (circoncisione, escissione, infibulazione) e che 3 milioni di bambine rischiano ogni anno di essere sottoposte a questa pratica in 28 Paesi dell’Africa e del Medio-Oriente; a ciò si aggiunga che su un totale che oscilla tra i 300 mila e un milione e 200 mila all’anno di minori sottoposti a trafficking, le bambine e le ragazze sono più della metà (UNODOC), mentre tra i 250 mila bambini soldato impiegati negli eserciti regolari e irregolari di 85 Paesi, 100 mila sono femmine costrette a subire violenze  sessuali terribili. Si conta infine che da 500 milioni a 1 miliardo e mezzo di minori siano sottoposti a forme di violenza e maltrattamento (ONU), e che mentre i maschi sono più esposti a violenze fisiche, le femmine subiscono in maggioranza violenze sessuali soprattutto all’interno delle mura domestiche da parenti o conoscenti (OMS). In Cina e in India mancano all’appello 100 milioni di bambine, uccise alla nascita o mai nate dopo la prima ecografia che ha mostrato il sesso del feto: bambine “mancanti” che rispecchiano una società che giudicandole inutili o addirittura un peso per la famiglia, le discrimina prima di nascere.

E’ per tutti questi buoni motivi che mi sento in dovere di respingere categoricamente tutte le accuse di discrimine verso i minori riguardo questo blog, che già da mesi circola nel web, e che ora coinvolge anche organizzazioni accreditate come Terre des Homme. A chi fosse sfuggito, sono le stesse Nazioni Unite che si preoccupa di fare una differenziazione di genere nei suoi interventi, a partire dalla stessa Unicef che, quando opera piani d’emergenza sui minori esegue verifiche a partire da una differenziazione di bisogni in base al genere. Qui non si discrimina nessuno, i bambini sono bambini e bambine, e si cerca di focalizzare problemi di discriminazioni di genere inerenti ai diritti violati sui minori in sintonia con le indicazioni internazionali. E’ per questo, e per i motivi sopra citati, che in risposta al commento che è stato fatto nei confronti di Terre des Homme, riporto qui la lettera di Paolo Ferrara, responsabile della Comunicazione e del Fundraising di Terre des Hommes Italia (un uomo), avvertendo che ogni altro commento che usi un linguaggio offensivo, diffamatorio e denigrante nei confronti di chiunque, sarà moderato, una precauzione che mi ritrovo ormai troppo spesso a dover ribadire su questo blog e altrove.

Infine colgo l’occasione per ringraziare tutti gli uomini che si battono per i diritti delle donne che sono i diritti di tutti per un mondo migliore.

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IL COMMENTO

“Più violenze su minori: bambine (da sempre) a rischio maggiore”

Antonio Scrive:
17 ottobre 2012 alle 10:30

“La vergognosa campagna sessista di Terres Des Hommes – spinta probabilmente da ragioni economiche (leggasi finanziamenti) – non da certo autorevolezza al suo blog, che rimane discriminatorio (a maggior ragione e con l’”imprimatur” di TDH) nei confronti dei bambini di sesso maschile. Può girarla come vuole, ma sempre discriminatorio è. Non è una questione di numeri, ma di principi. “Prima donne e bambine”…la dice tutta”.

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LA RISPOSTA

Paolo Ferrara, responsabile della Comunicazione e del Fundraising di Terre des Hommes Italia

Gent.mo Antonio, cara Luisa, intervengo sulla questione perché, anche se raramente, mi è già capitato di leggere argomenti come quelli inseriti nel commento.

La campagna “indifesa” non è sessista, né vuole esserla, così come non lo è la decisione delle Nazioni Unite di proclamare una giornata mondiale delle bambine. Se considerassimo tale una scelta del genere dovremmo considerare sessista anche la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne (perché non sugli uomini), ma sono sicuro che Antonio non pensa che vada cancellata una simile giornata.

La giornata nasce da una presa d’atto: abbiamo proclamato la parità di genere, abbiamo definito i diritti universali dell’uomo (intendendo con ciò l’intera umanità) ma possiamo davvero dire che le donne siano trattate allo stesso modo degli uomini? Possiamo davvero dire che le bambine siano trattate allo stesso modo dei bambini? I dati raccontano purtroppo una realtà diversa e non possiamo continuare a chiudere gli occhi. Spero che Antonio convenga su questo.

Possiamo ragionare sulle risposte da dare alla discriminazione di genere. Secondo noi, e secondo la maggior parte delle organizzazioni attive sui diritti umani, le Nazioni Unite arrivano colpevolmente in ritardo nella proclamazione di una Giornata Mondiale delle Bambine, ma almeno ci sono arrivate: questo, al di là della retorica, significa trovare un’occasione in cui unire le forze di tutti per fare luce sul gender gap, sulla violenza di genere e sulla discriminazione di genere. Certo, significa anche, nell’indifferenza generale, provare a raccogliere fondi per dare vita a progetti concreti, ma né le Nazioni Unite, né le ONG si illudono che basti una giornata.

Il punto però mi sembra un altro: in un mondo ideale basterebbero gli strumenti che abbiamo a disposizione e le dichiarazioni di principio che abbiamo formulato in questi anni. In un mondo ideale non ci sarebbe bisogno di leggi sulle quote rosa, sul congedo parentale maschile, né sarebbero necessari aggravanti di pena per reati efferati che colpiscono alcune categorie di persone.

Ma questo non è un mondo ideale. E il fatto che l’Italia, tanto per fare un esempio, non abbia le quote rosa o non obblighi al congedo parentale maschile o non faccia educazione alle differenze di genere non ci ha resi migliori di altri paesi. Anzi: come scrive Luisa Betti, siamo stati più volte denunciati per il perdurare delle discriminazioni di genere, per la bassa partecipazione delle donne alla vita lavorativa, per l’inesistente partecipazione alla vita politica o nei board dei consigli di amministrazione delle donne. Per arrivare a riequilibrare le cose, come dimostrano gli esempi del nord europa, purtroppo servono azioni positive, per quanto lei le possa definire discriminatorie o sessiste. Senza, forse avremo soddisfatto il nostro bisogno di rimanere coerenti con principi assoluti, ma non avremo affrontato i problemi reali che ci trasciniamo da anni.

Ma mi lasci parlare anche del personale, senza stare nel generico. Non so se lei abbia una moglie e dei figli. Io sì. La mia compagna è stata messa in condizioni di dover lasciare il lavoro che lei stessa aveva creata a causa della gravidanza, che agli occhi di un presidente maschio, le aveva fatto meritare un demansionamento. Questa è la cultura  in cui viviamo Antonio (e se le dicessi di che organizzazione si tratta, renderebbe conto di quanto siamo messi male). Anche qui in Italia. Non solo in India o in Bangladesh.

Io personalmente come cittadino (e come uomo/maschio) non ho nessuna voglia di essere complice. E sono contento (orgoglioso, in realtà) che l’organizzazione per cui lavoro abbia fatto questa scelta.

Grazie mille a lei che ha posto il problema e grazie a Luisa Betti sia per l’articolo che per il commento.

Paolo Ferrara

Terre des Hommes Italia

Un pensiero su “Perché ci tocca difendere “InDifesa”?

  1. Sono io a ringraziarla, ma rimango, ancor di più, della mia opinione. E’ un problema di strategia: nel caso dei bambini – e della loro protezione -dividere l’universo infantile in generi è profondamente sbagliato, a meno che non risponda ad altre logiche, che alla gente comune sfuggono. L’errore di fondo non è suo (probabilmente, ma lei c’è dentro fino al collo), ma delle N.U., che con questa campagna stanno facendo un imperdonabile errore sessista. Solidarietà alla sua compagna, ma ho visto fare di peggio (molto peggio) a dirigenti donne (o femmine, per usare “a contrario” la sua stessa definizione) nei confronti di uomini e, sopratutto, di altre donne. Dio ci eviti le quote rosa e ci salvi dalla morte della meritocrazia che ne deriverebbe. L’Italia è già la terra dei raccomandati, non facciamo delle donne una categoria protetta di raccomandate. L’Italia non ha bisogno di altri raccomandati, per di più “in forza di legge”. L’Italia e le donne capaci non vogliono le quote rosa, e non desiderano vedersi superare da donne in carriera perchè “in quota”. Quello che lei chiama “azioni positive” sono in realtà un modo di imporre una sub-cultura che ammanta di positività e correttezza le donne, a detrimento degli uomini “che sono meno affidabili”. Si è creato uno stereotipo culturale pericoloso che, a ben vedere, verrebbe santificato dalle quote rosa. Mi fa specie che non se ne sia ancora accorto.
    Antonio

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