Sallusti e Farina sul corpo delle donne

Renato Farina e Alessandro Sallusti

I fatti

  • Il direttore del Giornale Alessandro Sallusti è stato condannato a 14 mesi di reclusione in Cassazione per reato di diffamazione nei confronti del giudice tutelare Giuseppe Cocilovo per un articolo uscito su Libero nel 2007 e firmato con uno pseudonimo (Dryfus), quando Sallusti dirigeva quel giornale.
  • Nel corso della puntata di Porta a Porta di ieri, Vittorio Feltri afferma pubblicamente che è Renato Farina l’autore del pezzo firmato Dreyfus per cui Sallusti è stato condannato per omissione di controllo, essendo lui il direttore del giornale che lo pubblicò.
  • Oggi Renato Farina (ora deputato del Pdl ma radiato dall’Ordine dei giornalisti anni fa per aver ammesso di aver lavorato con i Servizi segreti italiani fornendo informazioni e pubblicando notizie false in cambio di denaro), ha fatto la sua confessione alla Camera, ammettendo di aver scritto lui quell’articolo e chiedendo la grazia per il giornalista o la revisione del processo a suo carico e aggiungendo: “Chiedo umilmente scusa al magistrato Cocilovo: le notizie su cui si basa quel mio commento sono sbagliate”. Ma ha anche detto: “Non provo un senso di colpa e moralmente non mi sento responsabile della condanna di Sallusti. Se io avessi saputo per tempo e il magistrato me l’avesse chiesto avrei detto di averlo scritto io”.
  • Oggi pomeriggio il presidente Napolitano e il ministro della Giustizia Paola Severino, hanno espresso l’esigenza di modifiche normative in materia di diffamazione a mezzo stampa, non escludendo ricadute sul caso Sallusti.
  • Il provvidemento, per cui il direttore vuole dare le dimissioni dalla direzione del Giornale (rifiutate dall’editore del quotidiano Paolo Berlusconi), non significherà per Sallusti materialmente il carcere perché, essendo incensurato, avrà pena sospesa (il carcere ci sarà per lui solo in caso di una seconda condanna penale in cui si prevede un cumulo di pena).

L’opinione

  • La condanna in penale sul reato di opinione è spregevole e nessuno deve andare in carcere per quello che pensa, e su questo non ci sono dubbi, ma per essere certa di quello che scrivo sono andata a vedere i motivi contenuti nell’articolo di Renato Farina – e che il direttore Sallusti non ha impedito di pubblicare – che hanno fatto decidere il giudice tutelare Cocilovo di ricorrere in penale. E scopro con orrore che, come dice il giornalista tedesco Michael Braun nel suo articolo “Libertà di diffamazione” apparso oggi su Internazionale online: “in veste di direttore, Sallusti si è reso complice di un reato grave, e che prima di assurgere al ruolo di martire ha vestito i panni dell’autore di un atto illecito”. Ma cosa avrà pubblicato Libero nel 2007 di così terribile? L’articolo di Farina parla di un fatto accaduto un po’ di anni fa e riguardante una situazione molto delicata in cui il giudice tutelare Cocilovo ha autorizzato una interruzione di gravidanza di una ragazza di 13 anni accompagnata dalla madre (e non dal padre, e per questo l’intervento del giudice tutelare) sulla cui vicenda non entro in merito per ovvi motivi. Il fatto è che Farina non descrive né dà una generica opinione e neanche ci ricama sopra, ma attacca frontalmente il diritto all’interruzione di gravidanza, trattando il corpo della minore come fosse un involucro contenente un qualcosa che non la riguarda, denigrando la capacità genitoriale di questi genitori, la professionalità del ginecologo e del giudice, per cui non solo sembra che la ragazzina sia stata forzata ad abortire contro la sua volontà ma si chiamano questi adulti “assassini” e si richiede a loro carico la pena di morte: altro che 14 mesi di reclusione! “Qui ora esagero. Ma prima domani di pentirmi, lo scrivo: se ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice. Quattro adulti contro due bambini. Uno assassinato, l’altro (l’altra, in realtà) costretto alla follia”. Farina inneggia platealmente al diritto alla vita e sempre e comunque in piena sintonia con le crociate antiabortiste fin troppo note a noi donne, ma non si arresta perché poi rincara dicendo, di noi, che “si resta madri anche se il figlio è morto”! (e tra l’altro: ma lui che ne sa?). Sui genitori della ragazza Farina aggiunge testuale: “Strappare in fretta quel grumo dal ventre della bimba prima che quell’Intruso frignasse, e magari osasse chiamarli, loro tanto giovani, nonna e nonno. Figuriamoci. Tutta ’sta fatica a portare avanti e indietro la pupa da casa a scuola e ritorno, in macchina con la coda, poi a danza, quindi in piscina. Ora che lei era indipendente, ecco che si sarebbero ritrovati un rompiballe urlante e la figlia con i pannolini per casa. Il buon senso che circola oggi ha suggerito ai genitori: i figli devono essere liberi, vietato vietare. Dunque, divertitevi, amoreggiate. Noi non eccepiamo. Siamo moderni. Quell’altro che deve nascere però non era nei patti, quello è vietato, vietatissimo”.  Io mi sento offesa, offesa profondamente, come donna, ma soprattutto come essere umano, sia da Farina che da Sallusti: il primo perché ha strumentalizzato una vicenda tragica di una ragazzina minorenne per sostenere la sua crociata antiabortista, e il secondo perché aveva il dovere di controllare questo abominio che non è classificabile neanche come “opinione”. La ragazzina, secondo Farina, cosa doveva fare? tenersi il bambino? e il giudice che doveva fare? non autorizzare l’interruzione di gravidanza? E il ginecologo? Rifiutare di effettuare l’interruzione? La correttezza dell’informazione, compresa l’opinione, è anche nel rifiuto della strumentalizzazione del corpo delle donne e nel rispetto delle donne stesse e delle loro decisioni. Chi scrive deve sapere cosa sta dicendo perché non fa una chiacchiera in un bar ma lo scrive su un organo di informazione nazionale, e sono proprio i direttori dei giornali che devono vigilare affinché ciò avvenga in maniera corretta e comunque non offensiva anche quando si esprime un pensiero o una opinione. GiULiA (la rete delle giornaliste autonome nazionale) si è fatta due domande: “Perchè Ordine e Sindacato di fronte a quell’articolo, che conteneva falsità e dunque gravemente lesivo del diritto dei lettori alla verità, pubblicato nel 2007, non erano intervenuti per sanzionarlo? E perché non radiare Sallusti, il che significa per cominciare ed automaticamente, secondo la legge, sospenderne la firma come direttore responsabile?” Ecco infatti: perché?

22 pensieri su “Sallusti e Farina sul corpo delle donne

  1. Cara Luisa, intanto grazie per questo tuo blog dove è possibile un tipo di informazione che non si trova altrove. ma grazie soprattutto per questo tuo articolo e l’onestà intellettuale con cui hai raccontato la vicenda.
    Questo è il giornalismo che mi piace, questo è quello che voglio leggere. Colleghi come Sallusti e Farina mi fanno vergognare di appartenere alla loro stessa categoria, colleghe come te mi rendono invece orgogliosa. Un abbraccio.

  2. Ammettiamo – ma solo per comodità dialettica – che Farina abbia scritto cose non veritiere; e ammettiamo pure che sia delinquente, individuo spregevole e tutto quel che vi pare. Tuttavia, non esiste una legge o un principio che lo privi della libertà di manifestare con la parola e con lo scritto la propria opinione. Se diffama o calunnia, commette un reato e ne risponde; se non sa scrivere, la pagherà il giornale perdendo lettori e il direttore che glielo consente.Il resto sono chiacchiere da moralisti di accatto. La libertà di stampa non può essere limitata o soppressa a seconda che ci piaccia o no shci scrive e quel che scrive.Ed ora mi attendo ingiurie da vestali inorridite: come da copione,peraltro.

  3. Io dico solo una cosa a questi tronfi antiabortisti: prendetevi carico voi, fino alla maggiore età e anche oltre, di questi bambini che ci tenete tanto a far nascere.
    A 13 anni una gravidanza si interrompe, primo perché non sei in grado di occuparti di te stessa figuriamoci di un’altra creatura, secondo perché non puoi obbligare due genitori a farsi carico anche di qualcun’altro. Il resto sono solo menate, se si fa una cretinata non è giusto pagarla tutta la vita e farla pagare anche a chi non chiede di venire al mondo.

  4. E, per finire, vorrei sentire l’opinione di quella massa di indifferenti, che inorridiscono a intermittenza, rispetto al raro esempio di libertà che ci offre la vicenda ripresa da Luigi Manconi e dai familiari di Mastrogiovanni.
    Ecco: libertà è anche parlare di quella quotidianamente lesa e negata dalla società disumana degli indifferenti.
    Perdonate l’indebita invasione: http://postideologico.wordpress.com/2012/09/28/la-societa-disumana-degli-indifferenti/
    Grazie a tutti.

  5. Non voglio uscir troppo dal tema, seppure la libertà offre spazi ampi, seppur co alcuni limiti, poichè non è mai nè assoluta, nè assolutoria. Ma, a proposito dello specifico “donna” ha generato, in me, profonda tristezza veder banalizzato il tema sul blob-blog di Grillo da “una qualunque”.
    Ora mi chiedo, anni e anni, di giusta lotta, di rivendicazione di diritti, di emancipazione, possono essere ridotti a simile banalizazione?
    http://postideologico.wordpress.com/2012/09/29/una-qualunque-incontra-uno-qualunque/
    Anche il concetto dell’essere ‘qualunque’, cioè un universo uniforme e indistinto, senza alcuna specificità e identità a me sembrano, senza voler esagerare, un piccolo affronto.

  6. Qui non è in discussione la libertà di stampa, di opinione o di parola.
    La questione si pone nei termini della menzogna intenzionale e in assoluta malafede.
    Sapete meglio di me che la vicenda era nota dal giorno prima e non c’era nessuna coercizione in atto o ricoveri coattivi.
    Basta rileggere le oscenità scritte sulla famiglia, sui medici e sul giudice per rendersi conto che l’intento era quello di sfregiare a colpi di penna e inchiostro divenuto veleno puro.
    Lo stesso giorno su La Stampa veniva intervistata la Binetti che esprimeva il suo pu to di vista, con cautela e senza colpire ulteriormente una vicenda drammatica per le persone coinvolte.
    Dopodichè si può essere abortisti o anti.
    In entrambi i casi ognuno lo è per se e non per gli altri.
    Questa è la libertà non invasiva di quella altrui.

  7. aggiungo alle osservazioni di Luisa betti, che ringrazio: c’era bisogno della radiazine per sapere chi era farina? (la domanda andrebbe rivolta anche a gad lerner, che lo aveva ospite fisso). ecco una delle sue performances razziste di 12 anni fa:

    Da “La Nazione” 7 giugno 2000

    IL CINISMO VIENE DALL’EST
    di Renato Farina

    Magari non è così, magari ci sbagliamo. Però sono loro: gli albanesi. Hanno rapito la ragazza di Torino (in combutta con due italiani per la verità). Vuoi che non c’entri uno di loro nell’assassinio della suora di Chiavenna? Il riflesso è obbligato. Una prostituta chiama al telefono suor Maria Laura, vuol liberarsi dalla schiavitù. La religiosa accorre nella notte, incurante dei rischi: c’è da salvare una vita, e non c’è prezzo, neanche quello del proprio sangue.
    E infatti viene uccisa, si infierisce sul suo muso d’agnello candido, viene punita per aver voluto bene, e resa irriconoscibile da chi non fa differenza tra sgozzare un maiale e una persona: sempre carne da macello è. Qualcosa di simile capitò lungo l’Adda, nella Bergamasca. Il pappone albanese sfondò a calci una ragazza incinta: lei voleva ritirarsi da quel mestiere per rispetto del bambino, sperava fosse il suo passoporto per un’altra vita.
    Quello le aprì la pancia e tiro fuori viscere e piccolino. Non c’è dubbio: è sbagliato generalizzare. Ma, confessiamolo, nella mente di chiunque compare la scritta: albanesi! Hai un bel dire: non sono tutti della stessa pasta. Ed è vero, ci sono brave persone. Soprattutto ci sono le loro ragazze che sono le prime vittime dei loro fidanzati (e innocenti non sono gli italiani che se le prendono per cinquanta mila lire e alimentano così l’orrore). Un ragazzo italiano ha eliminato a Mariano Comense un bambino albanese: spaventoso. Ma la risposta degli albanesi (genitori a parte) è stata di minacciare lo sterminio della famiglia altrui. E che ne siano capaci, lo sappiamo tutti. Hanno dovuto nascondersi, i parenti dell’assassino. La madre invece di essere oggetto di pietà, come nella nostra civiltà è norma antica di misericordia, ha dovuto per scamparla rinnegare il figlio. Possibile che un popolo così piccolo riesca a concentrare in sé tanta capacità di fare del male? In Italia sono duecentomila gli albanesi, forse meno. Questo giornale ha preso le parti (e ancora le prenderà) delle famiglie di Valona vittime della strage adriatica della Sibilla. Ma la domanda resta. Com’è possibile che una minoranza in fondo numericamente risibile tenga in scacco una nazione di sessanta milioni di abitanti?
    La Puglia è un inferno. Il nord e il centro sono flagellati da queste bande che tolgono il sonno a chi abiti in case isolate. Com’è possibile, di quali lassismi e complicità gode questa mafia che pianifica prostituzione, rapine alle ville, corse in auto con scommessa, e adesso scopriamo: rapimenti. Dopo il caso della diciottenne inglese rapita e obbligata a vendersi per strada, e la scoperta del sequestro in massa delle kosovare, torturate dagli albanesi per spremerne denaro col sesso, la storia della ragazza torinese fa pensare. Cos’è accaduto a questo popolo? Gli intellettuali non lo dicono, per paura di passare per razzisti. La responsabilità sia chiaro è sempre individuale. Chi dà la colpa al dna, o si appoggia al destino dei popoli, è fratello di coloro che davano addosso alle ingiustizie sociali per assolvere i criminali. Non basta lo sradicamento e la povertà secolare a spiegare questa concentrazione di delinquenza schipetara. E’ accaduto qualcosa alle anime. Far finta di nulla per non passare da razzista è vile.
    L’Albania ha vissuto per quasi cinquant’anni sotto il tallone di un comunismo che ha schiacciato questo popolo fino a fargli sputare anche l’ultimo grammo di sentimento morale. Il passaggio dal culto del socialismo a quello del denaro è stato istantaneo. Vuoto assoluto di qualsiasi memoria di un ideale o di un valore serio. Aperti i confini, da noi sono venuti gli avventurieri. Hanno trovato una specie di bontà senza nerbo, quella che somiglia all’indifferenza, che lascia fare, finché non tocca a me e alla mia famiglia: ma allora è tardi. Che fare? La responsabilità è sempre individuale, occorre semplicemente ripristinare la legalità a prescindere dal passaporto. Appunto: allora non ci devono essere privilegi per i delinquenti albanesi. La comunità cui appartengono va resa avvertita che non è ammissibile alcun favoreggiamento. Si tratta di rimpatriare chiunque non abbia occupazione e dunque sia di fatto manovale del crimine. Sappiamo inoltre tutti quanti che il governo albanese in realtà è una colonia del nostro centro sinistra cui deve tutto. Non risulta ci sia alcuna collaborazione seria contro la malavita.
    Ci sono i mezzi per vincolare Tirana: si adoperino. Oltre ad intervenire subito con la repressione in patria e in Italia, si decidano investimenti in scuole, sostenendo invece che i potentati locali con aiuti alimentari da mercato nero, uomini che lì provano a ricostruire una cultura, una briciola di ideale così che un popolo possa vivere di qualcosa d’altro che non di speranza di fuga e quindi, volere o volare, di mafia.

  8. Per dovere di cronaca devo precisare che Farina, anche detto agente Betulla, ha visto riconosciuto dalla Cassazione il diritto di scrivere su un giornale, benché radiato dall’Ordine. Questa sentenza , pur discutibile , ha costretto ll’Ordine nazionale a sospendere le sanzioni già comminate nei confronti dei direttori Sallusti e Feltri che avevano permesso a Farina di scrivere su Il Giornale. Dunque questa volta l’Ordine dei giornalisti non c’entra, nel tempo ha sanzionato con il massimo della pena chi era risultato a libro paga dei servizi e chi aveva continuato a far scrivere un giornalista radiato. Ma la Cassazione in virtù dell’articolo 21 ha ritenuto che un cittadino, tanto piu’ se deputato della Repubblica ha facoltà di esprimersi a mezzo stampa anche se espulso dall’ordine professionale. Ciò detto condivido totalmente lo sdegno per un utilizzo criminale della scrittura, che non rispetta deontologia e umanità , violando la sfera privatissima di una minorenne e di una famiglia per meri fini propagandistici.

  9. Finalmente un articolo come da manuale. Completo, articolato, sentito ma sereno e, soprattutto, privo di giudizi di valore. Nella nostra professione l’imparzialità è valore fondante, il che non significa mancanza di empatia. Tutt’altro. Colleghe come Luisa Betti meritano il nostro plauso e l’aiuto a divulgare questo tipo di informazioni che purtroppo manca nella stragrande maggioranza dei media di questo Paese.
    Grazie.

  10. vi riporto una parte della discussione sulla mia pagina facebook (per ovvie ragioni ometto il nome dell’interlocutore):
    X: il fatto che un giornalista venga sospeso non vuol dire che non possa scrivere editoriali su un quotidiano. per fortuna anche il nostro paese tutela la libertà di manifestare il pensiero

    IO: forse dimentichi il motivo per il quale Farina venne sospeso.. ti ricordi che tracchiggiava con i servizi segreti?? ti ricordi il dossier falso?? ti ricordi Telekom Serbia?? Non mi sembra che sia in discussione la libertà di espressione e di pensiero. qui siamo di fronte all’uso illegale della professione, alla costruzione di notizie false. C’è una recente vicenda, finita purtroppo come tutte le altre, che riguarda l’ex direttore di Avvenire. Vuoi sostenere che anche in questo caso parliamo di libertà di stampa? di reato di opinione?. Quando un giornalista costruisce notizie false e le utilizza con qualsivoglia finalità che tradisce il principio della “verità” della notizia, non è un giornalista e va radiato. Questo vuol dire che può continuare a scrivere ciò che vuole, a ciclostilare lettere, appunti, volantini, a fare ciò che fanno tutti i cittadini, ma non può e non deve trovare spazio su quotidiani, periodici, televisioni, radio come “giornalista”, perchè su questi mezzi di informazione lettori, spettatori, ascoltatori si aspettano di trovare quanto meno notizie fondate. Qui non discutiamo del taglio dato ad un pezzo o ad un giornale, ma discutiamo di menzogne e un giornalista ha un obbligo professionale e prima ancora morale, che è la verità.
    Quanto al direttore responsabile ma allora che ci sta a fare, se pubblica pezzi di gente che perfino il nostro Ordine (che è quanto dire) volente o dolente ha dovuto sanzionare?
    ometto la replica.

  11. finalmente un intervento lucido e centrato, che focalizza il vero centro della faccenda. altro che libertà di stampa e di espressione

  12. Qui le opinioni non c’entrano nulla. Qui si tratta della differenza tra buon giornalismo, quello fatto con la verifica delle informazioni e senza distorcere i fatti alla bisogna del momento, e cattivo giornalismo, quello fatto senza verificare le notizie e piegandoli alle campagne propagandistiche del momento. Qui non si tratta di un direttore che ha scritto in un editoriale: “Io sono contrario all’aborto che per me è un omicidio”. Quella è chiaramente un’opinione, che a me non piace ma che rispetto perché credo nella libertà di espressione e di pensiero, e mi batterò sempre con le unghie e con i denti per difenderla. Ma qui la libertà di pensiero non c’entra. Qui c’entra la libertà di mentire, di spacciare per vere notizie false e, quel che è peggio, per creare stavolta sì opinione basandosi su fatti mai accaduti. Utilizzando senza coscienza né pudore, una vicenda sensibilissima, di quelle da trattare come fosse cristallo. Di quelle che non vanno sbattute in prima pagina così, in nome di un Family Day declinato da chi di famiglie ne ha avute una serie. Tra un festino a luci rosse e un altro. Ecco, chi fa il giornalista come me, ha ben chiaro quanto sia importante difendere la libertà d’opinione e quanto sia pericoloso difendere la libertà di mentire. In nome non soltanto del rispetto del lettore, ma soprattutto del principio di responsabilità che dovrebbe essere alla base del nostro comportamento, prima ancora che del nostro ordinamento. E mi dolgo per la connivenza con cui l’Ordine ha prima permesso a un sospeso come farina di continuare a scrivere, e poi difenda a spada tratta chi ha tra sformato la professione in un onta.

  13. Concordo pienamente con le idee espresse in questo articolo, e vorrei che in Italia non si abbassasse la guardia né sul reato di diffamazione aggravato né sulle strumentalizzazioni che hanno riguardano il corpo e le decisioni delle donne. Il concetto di resposabilitá non deve essere un mero feticcio, ma un quotidiano strumento di vita civile.

  14. Il problema è molto serio in generale, ed è un po parte di questo gioco al massacro , sulla nostra pelle ovviamente,che si gioca da un po di anni in questo paese su tutto , politica istituzioni. diritti civili quali aborto conquistati dopo lunghe battaglie ecc.ecc.
    Primo: perchè si continuano a chiamare giornalisti personaggi come Farina, Feltri e forse anche Sallusti. Sono da sempre seminatori di falsa informazione, conducono battaglie ideologiche ben precise e mirate fregandosene di qualsiasi etica o altro.
    Io non sono un amante delle carceri, infatti per questi personaggi invocherei il lavoro molto nobile di “ricerca dell’acqua nel deserto”, se non la trovano peccato non avremo certo perso delle penne illustri.
    Secondo: Continuare a dare qualsiasi autorevolezza a loro ed ai loro quotidiani non solo crea cassa di risonanza ma fà perdere autorevolezza, per quel poco che resta, a chi fa ancora giornalismo, non credo sia puro
    caso se esiste una forte crisi rispetto allla credibilità ed alla lettura dei quotidiani, ovviamnete esistono anche altre cause.
    Comunque non diamo troppo rilievo a questi signori, facciamo come loro, cerchiamo i loro scheletri nell’armadio e andiamoci pesante, come scriveva Henry Miller “quando il gioco si fa’ duro i duri/ le dure cominciano a giocare”.

  15. Credo che l’articolo abbia centrato in pieno il nocciolo, anzi i noccioli della questione. Perché sono più di uno: deontologici e ideologici. Mi chiedo perché a certe persone sia ancora permesso di scrivere nonostante numerosi precedenti, non di opinione ma reati veri e propri. Oltre all’insulto per tutte le parti chiamate in causa.

  16. non solo sottoscrivo, ma mi arrabbio pure, perché quando il direttore non si chiama sallusti, non ha infangato, non ha scritto falsità, non ha calunniato ma ha espresso veramente la sua opinione – innanzi al giudice (…) nessuno degli illustri colleghi o personaggi si indignano, si turbano , scrivono, cantano , presentano. La solidarietà e la presunta battaglia per la libertà di opinione, di informazione ecc, vola solo sulle ali dei nomi illustri?

    PS Per quattro anni sono stata sola in una aula di tribunale dove un avvocato controparte mi indicava come “l’imputata” per poi essere assolta con formula piena. Una solitudine che non dimenticherò mai anche se ero sostenuta dalla certezza della mia onestà professionale.

  17. E perchè non radiare tutti i giornalisti che non la pensano come vorremmo? E perchè non mettere a tacere in qualche modo (anche con la galera, certo, perchè quella va evitata solo per i giornalisti) tutti quelli che non la pensano come vorremmo?…
    Complimenti, bella idea davvero di libertà, di rispetto per le opinioni altrui, della democrazia. Va a braccetto con quella di chi va alle manifestazioni altrui per impedirle, di chi brucia i libri, di chi picchia chi ha un altro credo, di chi brucia i cinema perchè non vengano proiettati film blasfemi…Camicia nera o di altro colore, col turbante o col fez, i fascisti non cambiano mai

  18. Bene, è urgente spostare la discussione sulla diffamazione al suo vero obiettivo e cioè, tanto per cambiare, giocare sul corpo delle donne e sui loro diritti per mero ed ipocrita opportunismo politico. E il crimine è proprio in questo; augurare la pena di morte per difendere un’ipotetica vita e impedire anche ad un poco più che bambina di esercitare un suo diritto: quello di abortire restando nella legge, a differenza di quello che hanno fatto quei due delinquenti commettendo invece un reato.

  19. L’articolo è completo e da corpo a quanto pensavo e non sapevo esprimere .

    Sallusti prima di assurgere a martire si è reso colpevole di un reato previsto dalla legge. Certezza della pena.

    Morelli Salvatore

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