Femmicidi: che altro deve succedere?

Illustrazione di Stefania Spanò

 

Scorrendo “La clausola dell’Europea più favorita”, il progetto dell’associazione francese Choisir la cause des femmes che ha svolto un lavoro certosino nel 2008 sulle leggi più progressiste esistenti in Europa raccolte in un gruppo di norme giuridiche che regolamentino i diritti specifici delle donne su maternità, vita professionale e familiare, lotta contro la violenza e la parità politica – “Clausola” approvata dal parlamento francese, presentata anche a tutte le istanze europee e diffusa anche in Italia – mi accorgo senza sorpresa che l’Italia non c’è. Insomma mi rendo conto che esistono, ed esistevano, buone leggi sulla tutela e la lotta alla discriminazione e alla violenza in diversi Paese europei, mentre altri, come il nostro, non vengono neanche nominati. Perché? Perché in Italia ormai siamo a due femmicidi al giorno, una escalation che pesa sul governo e soprattutto sulle ministre di pari opportunità (Elsa Fornero con delega), interni e giustizia, come fossero macigni: come si fa a rimanere inermi davanti a questo massacro quando in mano avresti non solo le armi per combatterlo ma anche quella cosa in più che noi tutte in Italia cercavamo? Ovvero tre donne in tre posti strategici a livello istituzionale? Ma l’allarme continuo e fortissimo di questi mesi è stato come il grido disperato che chiama un sordo. Che altro deve succedere? Ieri Giancarlo Giannini, operaio 35enne, ha ucciso nel napoletano la moglie Alessandra Sorrentino, casalinga di 26 anni, a forbiciate in casa mentre i due bambini dormivano; e a San Donato Milanese Francesco Di Graci, 34 anni, ha ucciso a coltellate l’ex compagna, 26 anni, che pur di sottrarsi alla furia del partner si è buttata dal balcone mentre l’uomo appiccava il fuoco alla casa in cui è stato ritrovato carbonizzato. I giornali hanno scritto che in entrambi i casi il movente era “la gelosia di lui nei confronti di lei”, parlando ancora una volta di “raptus” e “delitto passionale”, e cercando di inquadrare questi delitti in un quadro e con moventi che non sono tali, e descrivendo le vittime e gli ambienti in cui si consumano questi femmicidi come se fossero tante puntate della stessa fiction: un film che purtroppo sparge sangue vero. Nelle stesse ore la senatrice dell’Italia dei Valori, Giuliana Carlino, commentando il femmicidio di Napoli a colpi di forbiciate, ricordava che “Il dato più drammatico è che ancora si sottovaluta la violenza domestica, mistificata spesso come semplice conflitto coniugale, mentre alla vittima non si fornisce il sostegno adeguato per tutelare la propria incolumità” e sottolineava come le istituzioni non avessero “ancora realizzato gli obiettivi in termini di risorse da destinare ai centri di ascolto e antiviolenza”.  “Qui in Senato è passato un mio ordine del giorno – ha detto Carlino – in cui l’esecutivo si è impegnato a provvedere nel più breve tempo possibile alla firma della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e la violenza domestica. Adesso mi aspetto che il governo sia conseguente a questo impegno, affinché non resti solo una dichiarazione d’intenti”. Il fatto che il governo annuisca con le testa come si fa davanti ai capricci assecondandoli senza però intervenire, non ci piace, e il fatto che nessuna delle tre ministre, che hanno il potere di prendere misure immediate sul femminicidio in Italia, non abbia preso posizione rispetto a questa mattanza riconoscendo pubblicamente la natura di genere di questi delitti, neanche. La scorsa settimana a Ginevra nel Rapporto di Rashida Manjoo, relatrice speciale dell’Onu sulla violenza di genere, leggevamo che negli ultimi anni in Italia “Nel 54% dei casi di femminicidio, l’autore è stato un partner o ex partner e in solo il 4 % dei casi è un autore sconosciuto alla vittima” e che  “La maggior parte dei casi di violenza sono non denunciate nel contesto di una società patriarcale, dove la violenza domestica non viene sempre percepita come un crimine; dove le vittime sono in gran parte economicamente dipendenti dagli autori della violenza; e dove persiste la percezione che le risposte dello Stato non sono appropriate o sufficienti”. La violenza domestica, che precede circa il 70% dei femmicidi in Italia e in Europa (Barbara Spinelli, “Femicide and feminicide in Europe. Gender-motivated killings of women as a result of intimate partner violence”, Expert  group meeting on gender-motivated killings of women, Special Rapporteur ONU, Rashida Manjoo, New York), persiste e aumenta, e si fa sempre più pericolosa perché una donna può trovare la morte in casa con troppa frequenza: ma di cosa si ha paura? di andare a intaccare quell’istituzione “intoccabile” che qui in Italia che si chiama Famiglia? In realtà sostenere la cultura in cui il femminicidio prolifera, permette l’impunità totale della violenza sulle donne, fuori e dentro casa, perché quel tipo di violenza e quel tipo di delitto appare culturalmente, e quindi socialmente, meno grave. Ripetere i motivi passionali o sessuali da parte dell’informazione su queste aggressioni e delitti – che invece sono in un quadro trasversalmente integrato con moventi di genere – non fa che ribadire la non gravità dei fatti, un “modo di pensare” che ha permesso di far decadere l’accusa di tentato omicidio e di far rimanere ai domiciliari, grazie al rigetto della Corte di Cassazione – “pur restando una certa pericolosità del soggetto”  – Francesco Tuccia  che ha lasciato nella neve di quest’inverno seminuda e in un lago di sangue davanti alla discoteca di Pizzoli, la ragazza trasportata in ospedale e operata d’urgenza per le gravi lesioni interne subite. Quindi ripeto: che altro deve succedere?

 

Ecco, per curiosità, le 14 leggi de “La clausola dell’Europa più favorita”

– educazione sessuale: Danimarca per l’educazione alla sessualità fin dalla scuola elementare per i centri di pianificazione familiare incaricati anche di un sito internet che fornisca informazioni didattiche al personale incaricato;
– contraccezione: Paesi Bassi per l’accesso diretto, libero e gratuito alla contraccezione, lo stato assicura l’informazione, la disponibilità e la gratuità per le donne adulte e le minorenni;
– aborto: Svezia per il rispetto dell’autodeterminazione della donna nel disporre del proprio corpo., il limite legale è di 18 settimane (è richiesto un limite minimo di 12), e la pillola abortiva è autorizzata e rimborsata;
– matrimonio: Austria per la preminenza data al matrimonio civile (aggiungendo la legge spagnola per il matrimonio omosessuale);
– divorzio: Spagna con ottenimento del divorzio non subordinato ad una causa o ad un periodo di riflessione; obbligo degli alimenti;
– contratti d’unione civile: Belgio con contratti aperti agli etero e agli omosessuali e garanti di elevati diritti;
– congedi parentali: Svezia per l’alto livello di remunerazione, la parte di congedi riservata ai padri, se non utilizzata si perde.
– autorità parentale: Estonia che stabilisce l’autorità a partire dal vincolo di filiazione (a meno che sia dannoso per la bimba/o), ed esercizio congiunto in caso di separazione; attribuzione giuridica dell’autorità a uno dei genitori e al suo congiunto o concubino qualunque sia il suo orientamento sessuale (Belgio);
– violenza coniugale: Spagna con legge integrale contro la violenza di genere, lotta contro gli stereotipi a scuola; misure di protezione d’urgenza e centri di accoglienza per le vittime; formazione degli interlocutori dei servizi pubblici; tribunali specializzati;
– stupro: Francia con definizione della violenza come crimine; processo a porte chiuse su richiesta della vittima; possibilità per le associazioni di costituirsi parte civile; in aggiunta l’approccio pluridisciplinare della legge spagnola;
– prostituzione: Svezia per l’abolizione di fatto della prostituzione; la penalizzazione del cliente; l’impunità accordata alle prostitute; creazione di centri di accoglienza con attenzione particolare alle vittime della tratta; per le campagne di informazione effettuate dai media in relazione a vari ministeri (Salute, Interni etc.);
-molestia: Lituania per le disposizioni presenti sia nel codice del lavoro che nella legge sulla parità tra uomo e donna.
– lavoro: Francia per il codice del lavoro che riprende le maggiori conquiste sociali e per il suo regime pensionistico fondato sulla logica della solidarietà;
– politica: Belgio per l’iscrizione della parità nella costituzione, comprendendo quella nel Consiglio dei Ministri e nei governi delle regioni e comuni; per il dispositivo che impone la parità assoluta e delle quote in tutte le elezioni e l’irricevibilità delle liste non conformi alla legge.

Un pensiero su “Femmicidi: che altro deve succedere?

  1. è proprio vero,abbiamo tre donne al governo nei posti chiave e,meno qualche banale commento,non prendono nessun provvedimento.io mi sono stancata di sentir dire che si ammazza per gelosia o per raptus passionale.la gelosia,se arriva a dare la morte,è possesso,è abuso,è violenza.quindi,coloro che uccidono,picchiano,violentano,non hanno nessuna attenuante

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