Nessuno tocchi la 194

“SE LEI SI METTE SU UN TAVOLO DA CUCINA CON UNA PERSONA DAVANTI CHE HA UN FERRO DA CALZA IN MANO, LO FA PER URGENZA”

L’attacco è cominciato da un po’ ma quello che ci aspetta è una lotta contro il ritorno a un Medioevo Moderno. Servono armi, corazze, e un esercito pronto a rimandare al mittente la teoria serpeggiante che negare l’interruzione volontaria di gravidanza a una donna sia lecito perché così si sostiene la vita, perché così non vengono violati i diritti umani, perché così si evita di “uccidere bambini”. Oggi, a 34 anni dall’approvazione della legge 194 – che veniva approvata proprio il 22 maggio del ’78 – i fatti parlano da soli. In Italia il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dopo aver sfilato con la fascia tricolore a braccetto con cardinali e destra xenofoba alla “Marcia per la vita” inscenata a Roma durante la festa della mamma (ma che bel regalo!), ha negato il patrocinio del Comune (come se fosse suo) al Convegno “Obiezione di coscienza in Italia. Proposte giuridiche a garanzia della piena applicazione della legge 194 sull’aborto”, che si terrà oggi a Roma – alle ore 9.00, presso la Sala Capitolare del Senato di Piazza della Minerva – organizzata dall’Associazione Italiana per l’Educazione Demografica (AIED) e dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, in occasione del 34° anniversario dell’entrata in vigore della legge 194/78.  Monica Cirinnà, presidente della Commissione delle Elette, ha fatto sapere che “gli organizzatori hanno ripetutamente chiesto al Sindaco il Patrocinio all’evento di Roma Capitale con la campagna di diffusione nelle modalità previste, ma ogni sollecitazione è stata ignorata”, un convegno che per altro si pone l’obiettivo di “determinare, tramite proposte concrete, la corretta applicazione di una norma che legalizzando l’aborto ha prodotto una diminuzione delle interruzioni di gravidanza”. I dati Ministeriali oggi parlano  di una diminuzione degli aborti pari al 2,7% rispetto al 2009, e un decremento che raggiunge il 50,9% se confrontato il 1982. Ma allora la domanda è: perché sfilare con la fascia tricolore (che ha una valenza istituzionale e non personale) contro l’aborto e non dare il patrocinio a un’iniziativa che mira a informare sull’applicazione di una legge – la 194 – che in Italia è passata con un referendum popolare con l’88% di pareri favorevoli e che è, a tutt’oggi, una legge di Stato? Ieri alla Camera si è discusso sulla tutela dell’obiezione di coscienza nei casi di interruzione volontaria di gravidanza, di fine vita e di procreazione assistita, e un fronte bipartisan – Eugenia Roccella del Pdl, Luca Volonté e Paola Binetti dell’Udc, Massimo Polledri della della Lega, e Beppe Fioroni del Pd – ha sostenuto la mozione presentata al Governo da Volonté in cui si chiede di “dare piena attuazione al diritto all’obiezione di coscienza in campo medico e paramedico e a garantire la sua completa fruizione senza alcuna discriminazione o penalizzazione, in linea con l’invito del Consiglio d’Europa”, a cui si è contrapposta la mozione promossa da Maria Antonietta Farina Coscioni del Partito radicale, appoggiata da diversi deputati del Pd, che ha ricordato come il Consiglio d’Europa tuteli anche “l’inalienabile diritto di ogni individuo alla salute e la responsabilità dello Stato di garantire che ogni paziente riceva le cure mediche e i trattamenti sanitari legali entro i termini appropriati”. La realtà infatti è che in Italia l’80% dei medici è obiettore di coscienza e tra un po’ non ci sarà più nessuno in grado di effettuare interruzioni di gravidanza. Mesi fa, all’Ospedale San Camillo di Roma, la dottoressa Giovanna Scassellati – ginecologa a capo del Day Hospital nel reparto maternità e ginecologia dell’ospedale romano – raccontava che malgrado loro facciano aborto terapeutico, ricerca, informazione sulla contraccezione, inserimento della spirale, somministrazione della pillola Ru-486 (nel Lazio sono pochissimi i centri che la trattano), e siano quindi un centro d’eccellenza con colloqui preliminari e anamenesi prima della somministrazione della pillola abortiva, “su 21 colleghi – dice Scassellati – solo 7 di noi non sono obiettori di coscienza e naturalmente il lavoro è più difficile”. Molti medici scelgono di fare gli obiettori perché così hanno più tempo libero anche per le loro attività private, ma per Antonio Panti – presidente dell’Ordine dei medici di Firenze – anche se il medico fosse obiettore non può rifiutarsi di offrire consulenza informativa alla donna che vuole accedere alla 194, perché se l’obiezione non deve discriminare il medico, quest’ultimo deve comunque garantite il funzionamento del servizio sanitario pubblico in cui lavora. Di fatto se in Italia gli aborti sono diminuiti drasticamente è grazie a questa legge perché nel mondo – secondo un autorevole studio presentato a Londra e pubblicato sulla rivista Lancet – dal 2003 gli aborti sono calati di 600.000 nei paesi sviluppati ma sono aumentati di 2,8 milioni nei paesi emergenti: nel 2008 ci sono stati 6 milioni di aborti nei paesi ricchi ma nei paesi emergenti ce ne sono stati 38 milioni, e mentre la metà degli aborti globali sono clandestini di questi il 98% avviene in paesi dove le leggi sull’aborto sono restrittive. Quindi per far diminuire gli aborti occorre esportare la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza e non toglierla dove già c’è. L’attacco alla salute della donna – che si ritroverebbe costretta all’aborto clandestino a rischio della sua stessa vita – non solo è lesivo per il suo diritto a effettuare un intervento in condizioni di sicurezza ma lede il principio fondamentale all’autodeterminazione perché è un diritto umano che concerne la donna – e solo la donna – in quanto non si può considerare quello che è nella sua pancia come un corpo estraneo da lei. In Italia nel 1981 gli italiani votarono NO all’abrogazione della legge 194 approvata nel ’78, malgrado ciò il comitato “No194” vuole un nuovo referendum abrogativo della legge adducendo l’argomento, non nuovo, che il diritto alla vita di chi è un nucleo di cellule è un diritto più importante di chi è già nata, cresciuta e paffuta, cioè della donna che di quella pancia è proprietaria assoluta. L’attacco avviene in maniera capillare sia attraverso le amministrazioni di destra regionali che rendono sempre più difficile l’accesso alla legge e cercano di modificare territorialmente questo diritto, sia a livello nazionale con la proposta di abrogazione della legge, ma anche a livello europeo. Sulle Regioni, oltre alla Lombardia che ha istituito il Fondo Nasko che dà alle donne che decidono di non abortire un contributo di 250 euro mensili per un anno e mezzo (una cifrona per crescere un figlio) e che è un modello che anche altre Regioni cercano di esportare, l’esempio del Lazio rimane uno dei più scandalosi. La legge proposta dalla consigliera regionale Olimpia Tarzia – Presidente Nazionale del Movimento per Politica Etica Responsabilità – ha tentato di spazzare via i consultori del Lazio per il loro ruolo centrale nell’ambito dell’interruzione volontaria della gravidanza per donne e ragazze a spese del Sistema sanitario nazionale, ma è stata bloccata in Commissione grazie alla sommossa dell’Assemblea Permanente delle donne che ha raccolto 1.200 firme contro la legge Tarzia. Ovviamente però in Italia quello che esce dalla porta cerca sempre di rientrare dalla finestra e la consigliera ha trovato lo stratagemma di inserire due emendamenti (visibili nelle quattro pagine qui sotto) alla legge presentata dall’assessore Aldo Forte sul “Sistema integrato degli interventi, dei servizi e delle prestazioni sociali per la persona e la famiglia nella Regione Lazio”, la cui discussione, che doveva svolgersi domani, è stata rimandata a giugno per le forti pressioni contro. Il nuovo modello che vi si propone parte dallo smantellamento del consultorio pubblico a vantaggio di quello privato, e mette al centro la famiglia, mettendo in secondo piano sia la decisionalità della donna che vuole abortire, sia la sua autonomia, come se fosse persona non in grado di intendere e di volere in quanto portatrice di qualcosa di cui lei non sa e non può avere consapevolezza (nella miglior tradizione cattolica della madonna portatrice-incubatrice del figlio di dio). Luigi Nieri, Capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà nel Consiglio regionale del Lazio, ha sottolineato che “L’emendamento ripropone fedelmente le questioni centrali contenute nella legge Tarzia, come le tematiche antiabortiste e la formazione, su queste, del personale dei consultori, il riconoscimento delle sole coppie fondate sul matrimonio, il sostegno e l’accreditamento di consultori privati ispirati a questi principi, lo smantellamento dell’attuale rete dei consultori pubblici”. Olimpia Tarzia, dal suo punto di vista, ha parlato dell’opposizione alle sue proposte come “luoghi comuni, linguaggio stereotipato, fermo agli anni ’70”, senza prendere in considerazione che quello che lei propone alle donne è invece un ritorno al Medioevo, o al massimo alla Controriforma, dato che alcune clausole, come il verbale (anche se in forma anonima) redatto e mandato alla’assessorato regionale dopo che si è deciso se abortire o meno, ha proprio un vago sapore inquisitorio. Domenica scorsa è stato celebrato, al sicuro dell’aula Paolo VI in Vaticano, il “Life Day 2012” in cui si è ricordato come la legge 194 abbia finora causato “l’uccisione di 5 milioni e mezzo di bambini” (bambini?) e in questa occasione è stata varata l’iniziativa europea “Uno di noi” con cui il Vaticano chiede il riconoscimento dei diritti umani al concepito (cioè al feto) promosso da un comitato di 21 movimenti per la vita appartenti a 20 nazioni europee. La parvenza di modernità che le destre e la chiesa cattolica danno a questa privazione di diritto che colpisce le donne, è il richiamo ai diritti umani in cui però si considera la donna come se fosse un fantasma, o meglio come se non fosse, lei stessa, un essere umano. La Santa Romana Chiesa ha coinvolto tutti gli episcopati per chiedere all’Unione Europea che “il riconoscimento della dignità umana e il diritto alla vita di ogni essere umano fin dal concepimento sia trattato in un adeguato dibattito presso le istituzioni europee” – richiesta raccolta da l’11 maggio scorso a Bruxelles dove sarà possibile aderire fino al 2013 con l’obiettivo di coinvolgere tutti gli Stati europei – mentre a Strasburgo pochi giorni fa, in occasione della presentazione del rapporto annuale sui diritti umani, l’eurodeputato del Pdl, Sergio Silvestris, è rimasto turbato dal fatto che “quando si è discusso il rapporto annuale sui diritti umani nel mondo presentato dall’inglese Richard Howitt, il capitolo sui diritti della donna, ricco e articolato, ometteva di considerare le difficoltà di natura socio-economica che in molti casi sono alla base della scelta di interrompere una gravidanza”, un fatto che ha disturbato l’eurodeputato perché nei rapporti presso le istituzioni europee sulla condizione femminile si richiama spesso “il diritto della donna di accedere liberamente e gratuitamente a ogni tipo di sistema contraccettivo o abortivo”. Un interrogativo che potrebbe avere come risposta un’altra domanda: forse ci sarà un perché? Per non ripiombare con le gambe larghe su un tavolo da cucina con una mano che ti infila un ferro da calza nell’utero nella speranza che tu non muoia per l’emorragia, tutte le donne – e gli uomini che sanno di cosa stiamo parlando – si alzino in piedi e respingano questi deliri nel luogo appropriato: cioè in un brutto incubo.

29 pensieri su “Nessuno tocchi la 194

  1. Un(a) figlio(a) nasce nel momento in cui si esprime il desiderio di averlo(a).

    … oltre le logiche trascendentali, questa e’ una frase usata in paesi dell’Africa Centrale …

  2. La logica di questo ‘danilo’ e quella del sillogismo — usata da Talebani e Teologi medievali. Non si capisce chi e’ il soggetto storico che crea la storia … oltre se stesso … e dovrebbe cominciare da li’, dal riconoscere il soggetto storico con cui — dice — vuole argomentare … anche se poi argomentare sulla verita’ di un sillogismo e’ un nonsenso.

    s.

  3. Danilo ha problemi a distinguere tra ciò che è tecnicamente umano a ciò che è persona e tra casualità e autodeterminazione.
    Si potrebbe provare a interrogare un embrione sulla sua volontà di vivere o meno ma non si può. In compenso alle donne si può chiedere se vogliano fare da incubatrici per 9 mesi (tanto a che servono le donne se non a produrre figli, giusto?) e vivere pensando tutta la vita al figlio dato in adozione, magari finito in uno degli orfanotrofi cristiani dove i bambini sono anche stati stuprati.
    Ha anche problemi a distinguere tra la possibilità di morte casuale durante la vita e ben il 40% di possibilità di aborto spontaneo entro le prime 8 settimane. 8 settimane sono due mesi.
    Mi dica, lei che probabilità pensa di avere di morire per cause naturali nelle prossime 8 settimane? Lo sa che questi embrioni sono spesso sanissimi e che la natura non ha alcun rimpianto nello sbarazzarsene perché per essa è più importante l’adulta in età riproduttiva, vero?
    Lo ripeto: lo sa che osservando la natura non potrà fare a meno di notare che gli adulti in età fertile sono meno sacrificabili di ovociti, embrioni, feti e, purtroppo, persino dei cuccioli, la cui mortalità è altissima, vero? Se la sua è un’ottica cristiana, la domanda successiva la potrebbe intuire da solo.

  4. @ francesca nicosia
    e dove ho scritto che la legge va toccata?Ho scritto altre cose…
    In quanto al tacere, non è mai gentile un invito del genere, le pare? Non ci vuole molta forza a rispettare le proprie opinioni…

  5. Danilo,
    le porto la mia esperienza, di donna e di mamma che ha scelto la vita.
    Sono rimasta incinta a 17 anni, e ho scelto, con l’incoscienza dell’età di tenere il figlio, pur non stando più con suo padre.
    Una scelta che ho fatto io, solo io, supportata certamente dai miei genitori. L’ho fatta io, non il padre di mio figlio , che è poi stato comunque un padre magnifico.
    Io ho scelto la vita e quindi posso dirle, con forza e convinzione, che la legge sull’aborto NON VA TOCCATA!!!
    Perchè sono le donne e solo le donne che devono scegliere. Supportate, aiutate, sostenute, accompagnate.
    Ma nessuno può dire o imporre a una donna una gravidanza che non desidera.
    Lei una gravidanza non la potrà mai provare e dunque, anche solo per questo…. DEVE AVERE IL BUON GUSTO DI TACERE

  6. Bloccano con successo il diritto del popolo ad espellere i Clandestini, tale successo degli antiespulsionisti dara’ nuova linfa agli antiabortisti che torneranno alla carica. Per il popolo niente diritto di espulsione di Clandestini; per la donna niente diritto di espellere il feto, diranno.

  7. @ Paolo1984
    Quel che farei io conta poco, ci sono persone molto più capaci di me di dare un aiuto.
    Si rende conto di quello che ha scritto? Quel che c’è nel corpo di una donna incinta è un essere umano, come ormai ampiamente dimostrato. Molto più piccolo, debole, fragile, indifeso della persona a cui lei attribuisce il diritto di togliergli la vita. Perchè non estenderlo, allora quel diritto? Perchè limitarlo temporalmente ai primi mesi, anzi perchè non estenderlo a dopo il parto, quando i fastidi se si vuole sono anche maggiori? E perchè non estenderlo genericamente a tutti i casi in cui il più forte per vivere meglio (o anche solo per credere di vivere meglio) ha il bisogno di sopprimere la vita di uno più debole, che sia un disabile, un anziano non autosufficiente, e così via?
    Perchè Lei dice che è cosa buona e giusta che il diritto alla vita del più debole soccomba di fronte alla volontà del più forte. Perchè la vita di quest’ultimo è più piena, ricca, degna di essere vissuta. Lei stabilisce un principio con la sua affermazione, che ha delle conseguenze logiche, e aberranti. Sarà un pochino “de sinistra”, ma a me viene da stare dalla parte del più debole, quanto più è debole ed indifeso.

    Bisogna invece riprendere lo spunto di Valentina nel post n.12, quando parla degli uomini che fuggono a gambe levate davanti ad una gravidanza. Coraggio, Paolo, un piccolo sforzo ancora: sono sicuro che riesce a proporre un ragionamento invece di un paio di slogan attaccati con nastro adesivo.

  8. Danilo, cosa farebbe davanti ad una donna decisa ad abortire? La sequestrerebbe per obbligarla a partorire? Si rende conto che è una cosa infame (così come lo sarebbe obbligare all’aborto contro la volontà della gestante).
    Io la penso così: l’aborto deve essere legale, sicuro e raro. Se una donna vuole abortire ha tutto il diritto di farlo così come se vuole tenerlo anche a costo della vita solo che mentre il secondo diritto nessuno lo mette in discussione,il primo è continuamente osteggiato. Solo una mentalità laica può garantire i diritti di tutti e tutte. E’ la donna che decide il destino di ciò che sta nel suo corpo (e l’equiparazione corpo-casa non funziona in questo caso). Comunque se vuole far diminuire gli aborti diffonda l’informazione sulla contraccezione.

  9. Quelli sono gli abortisti.come in Cina, dove il governo l’aborto lo impone per contenere le nascite.come in India,dove l’aborto selettivo fa si’ che sia l’unico paese dove nascono molti piu’ maschi che femmine.gia’, gran brutta cosa mettere le mani nel corpo delle donne

  10. @ dott.ssa betti.sono sicuro che se accantona il tono arrogante sara’ in grado di presentare delle argomentazioni invece di strane battute.grazie

  11. Ha ragione Danilo, giorni fa un embrione ha cercato di buttarsi da un ponte ma grazie all’intervento dei passanti si è salvato. Tra violazione di domicilio, tentati suicidi su precipizi e infarti sull’autobus, nonché il tentativo di paragonare la mia nascita -desiderata e consapevole da parte di mia madre – a un aborto mancato, come ho già detto sopra, credo che ci sia qualcosa da rivedere nei suoi parametri generali. Grazie

  12. @ Laura Rivetto
    Se Lei vede una persona che sta per cadere da un precipizio, foss’anche una persona che trova insopportabile ed antipatica, non si sente in dovere di aiutarla? Se qualcuno affianco a Lei in autobus viene colto da infarto, non chiama subito aiuto, anche se è al telefono? Il diritto alla vita di quelle persone non esiste forse indipendentemente dalla Sua volontà, ma come qualcosa che è inerente alla loro stessa umanità?
    Allora, se, come afferma, l’embrione è una persona, il diritto alla vita di quella persona non esiste indipendentemente dalla volontà di chiunque altro, fosse anche sua madre?
    Perchè, allora, porre un termine alla possibilità di esercitare il diritto di vita e di morte sui figli ad un certo punto?

  13. se l’embrione o meglio, la cellula fecondata, indipendentemente dalla gradualità del suo sviluppo, dalla possibilità che ha di impiantarsi nell’utero (inizio della gravidanza) dall’accettazione da parte del corpo (e mente) materno che pure è indispensabile al suo sviluppo, è una persona a tutti gli effetti, con diritti primari equiparabili a quelli della madre che lo contiene, chi tutela questi diritti e come? Se non la madre, stessa, qualunque sia la sua decisione, chi lo farà? Lo stato? un gruppo di medici? il padre del concepito? un comitato di bioetica? Fumare è dannoso al feto, nessuno ha ancora potuto dichiararlo un reato per le donne in gravidanza, perchè ciò lederebbe i diritti della donna, anche portare i tacchi alti, può provocare cadute dannose, e poi guidare ecc. Chi tutela i paritari diritti di embrione e donna? mettiamo la donna sotto tutela per nove mesi? sospendiamo le garanzie costituzionali? Mostruosità, mostruosità, mostruosità. la natura insegna:solo la madre può tutelare l’embrione. la legge parte da un certo punto in poi, fa come può e come deve, come al solito, il resto è affidato a scelte personali. Non è un caso che la dichiarazione dei diritti umani faccia partire tutti i diritti primari (alla vita, alla libertà ecc.) dalla nascita “tutti gli uomini nascono liberi ecc. (art.1) Solo il consenso della madre può trasformare l’embrione in persona.

  14. @ Valentina
    Per quanto riguarda le gravidanze interrotte “naturalmente”, quante sono ogni giorno nel mondo le persone travolte da una frana, da un tornado,da un albero che cade all’improvviso? Quante quelle annegate in una tempesta, travolte da un’auto, morse da un serpente velenoso? E a me non può cadere un vaso in testa da un quinto piano uscendo in strada? Persone di cui non sapremo mai nulla, di qualsiasi età, eppure possiamo negare loro l’umanità perchè un incidente ne ha interrotto lo sviluppo?
    Non vogliono forse dire che la vita in quanto tale è sempre fragile e precaria, e maggior ragione preziosa e bisognosa di cure?

  15. @ paolo
    Maurizio Mori è un filosofo. La sua opinione in materia vale quanto quella di un qualsiasi parroco.

    @ Valentina
    Risposte scientificamente fondate sono riportate nei più autorevoli testi moderni di insegnamento dell’embriologia e dello sviluppo prenatale.
    Di seguito un brevissima sintesi. Non è difficile reperire (per chi lo voglia fare pur non essendo uno scienziato) ciò che è necessario sapere (e non ciò che fa piacere sentirsi dire…)

    In “Human Embryology and Teratology” (2001), Ronan O’Rahilly e Fabiola Müller hanno scritto:
    «Anche se la vita è un processo continuo, la fecondazione (che, per inciso, non è un ‘momento’) è un punto di riferimento critico perché, in circostanze normali, un nuovo organismo umano geneticamente distinto forma quando i cromosomi del pronucleo maschile e femminile si fondono nell’ovocita»

    Nel “The Developing Human: Clinically Oriented Embryology” (2003), di K.L. Moore vi è scritto:
    «Lo sviluppo umano inizia al momento della fecondazione, cioè il processo durante il quale il gamete maschile o spermatozoo si unisce ad un gamete femminile (ovulo) per formare una singola cellula chiamata zigote. Questa cellula totipotente altamente specializzata segna il nostro inizio come individuo unico […]. Un zigote è l’inizio di un nuovo essere umano (cioè, l’embrione)».

    “In the Womb“, testo redatto dal National Geographic nel 2005 viene esplicitato:
    «Le due cellule gradualmente e con garbo diventano un tutt’uno. Questo è il momento del concepimento, quando un unico set di DNA di un individuo viene creato, una firma umana che non è mai esistita prima e non sarà mai ripetuta».

    Nel “Langman’s Medical Embryology” di T.W. Sadler (2006) si trova scritto:
    «Lo sviluppo inizia con la fecondazione, il processo con cui il gamete maschile, lo spermatozoo, e il gamete femmina, l’ovocita, si uniscono per dare origine a uno zigote».

    Nel volume “Before We Are Born: Essentials of Embryology” (2008), K.L. Moore ha ribadito:
    «Lo zigote è formato dall’unione di un ovocita e di uno spermatozoo, è l’inizio di un nuovo essere umano»

    Al momento della fecondazione, un nuovo e unico essere umano nasce con un proprio codice genetico, diverso da qualunque essere mai esistito. 23 cromosomi della madre e 23 cromosomi del padre si combinano per formare una nuova e unica combinazione genetica. Considerando che il cuore, i polmoni e i capelli di una donna condividono tutti lo stesso codice genetico, il suo bambino non ancora nato, dal momento della fecondazione, ha un codice genetico totalmente diverso. C’è sufficiente informazione in questo minuscolo zigote per controllare la crescita e lo sviluppo umano per il resto della sua vita. Ci sono informazioni sufficienti in questo minuscolo zigote per controllare la crescita e lo sviluppo umano per il resto della sua vita. Fin da questo momento, lo zigote non riceve alcun sostentamento diretto dalla madre.

    Geraldine Lux Flanagan scrive in “Beginning Life” (1996):
    «Nelle prime ore del concepimento ogni aspetto del patrimonio genetico di un nuovo individuo viene determinato una volta per tutte: sarà un maschio o una femmina, avrà gli occhi marroni o azzurri, i capelli biondi o scuri, sarà alto o basso, tutta la ricchezza di dettagli degli attributi fisici dalla testa ai piedi… Il nuovo programma genetico è ottenuto quando i due pronuclei dei genitori si posizionano fianco a fianco all’interno dell’uvulo, forse per un giorno, i loro contenuti si combinano in un’unica e finale combianzione maschile o femminile. Ci sono le prime due cellule del futuro bambino. Così inizia il primo giorno dei primi nove mesi di vita»

    “E’ la scienza, bellezza, la scienza!”. E si potrebbe continuare a lungo.
    Comunque, non siamo nel campo delle opinioni.La scienza serve proprio a ridurre la legittimità delle opinioni su tanti argomenti, tipo la forma della Terra, la differenza fra virus e batteri,la causa dei terremoti.
    Se si vuol parlare di un argomento, è bene chiarirne i termini. Ha senso parlare di un piano regolatore se non sappiamo che cos’è un immobile? Si può parlare di legislazione antimafia se non sappiamo cos’è la mafia? E si può parlare di 194 basandoci su comode opinioni invece che sulla verità? E quanto rapidamente facili e comode spiegazioni diventano ideologia! Quante volte è già successo in passato, e con quali tragedie!Ragioniamoci un attimo.

    C’è uno spunto interessantissimo nell’intervento di Valentina, sugli <>.
    Adesso che abbiamo capito che la vita umana comincia con il concepimento, vogliamo cominciare a parlarne?

  16. Danilo un qualsiasi libro di di Bioetica può rispondere alle tue domande (invece di far dannare la gente su questo blog). Ti consiglio il “Manuale di Bioetica” di Maurizio Mori che dedica un intero capitolo all’argomento aborto e “embrione=essere umano?”

  17. Il fatto che l’embrione sia il primo stadio dello sviluppo di un essere umano (quindi un essere umano in devenire) non significa che sia un essere umano. Anche perchè una buona parte degli ovuli fecondati se ne va negli assorbenti femminili e una buona parte delle gravidanze si termina “naturalmente” nei primi tre mesi. Non tutti i potenziali essere umani diventeranno, per cause naturali, esseri umani. Per quanto riguarda l’IVG mi pare che stiamo sempre a concentrare il discorso sul contenuto e non sul “contenitore” (la donna) che sarà probabilmente colei che dovrà assicurare la sviluppo psico-fisico del “contenuto” una volta uscito dall’utero. Questa crociata contro l’aborto altro non fa che nascondere i problemi che portano le donne a abortire. La sola cosa che si può fare per sconfiggere seriamente l’aborto è fare un’analisi non ideologizzata sulle motivazioni che le donne portano avanti quando decidono di interrompere una gravidanza: che siano sociologiche, economiche o psicologiche. Solo da lì si può cominciare per evitare l’iVG a donne che in realtà non deiderano praticarla. Per il resto esistono donne che non desiderano assolutamente avere un (altro) figlio, e la loro volontà deve essere rispettata, che piaccia o no. L’argomento può sembrare senza fondamento ma il punto è proprio quello di garantire la scelta di una PERSONA già in vita, con i propri problemi e desideri. Imporle una gravidanza significa farle violenza in quanto individuo dotato di desideri e di progetti. E se mi si viene a dire la frase tipo “doveva solo fare attenzione, la contraccezione esiste”..non posso che rispondere che la contraccezione non è infallibile e ho visto personalmente donne rimaste incinte anche se assumevano un regolare contraccettivo. E non è inutile far notare che alle donne oggi è dato di gestire tutto il peso della contraccezione durante un arco temporale decisamente ampio, il che vuol dire che l’errore, la pillola dimenticata, è dietro la porta. Anche perchè vorrei vedere voi moralisti dell’embrione a ingerire pillole tutti i giorni per dieci, venti, trenta anni. Per non parlare degli uomini che fuggono a gambe levate di fronte a una gravidanza. Con questo espediente della “vitalità” dell’embrione stiamo precipitando verso la maternità obbligata, subita, odiata. E la morte di donne con ferri da calza.

  18. Cos’e’ o chi e’ che si installa nell’utero?l’embrione e’ un essere umano in uno stadio iniziale della sua vita o e’ qualcos’altro? E cosa in questo caso? Diciamo la verita’: ci vuole coraggio per rispondere, ma da qui non si fugge

  19. Violazione di domicilio? casa propria? cioè la pancia di una donna sarebbe un domicilio? E allora l’uomo cosa ha? un canale dove si riuniscono potenziali uomini e donne? Allora ho visto bene che qui ci sono dei parametri un po’ “sballati”.

  20. @paolo ci sta nove mesi, anche quando ha smesso di essere un embrione.e rimane la questione: cos’e’ o chi e’?ha deciso lui di trovarsi li’?per la violazione di domicilio involontaria e’ giusto applicare la pene di morte? e perche’ allo stesso modo non poter decidere chi puo’ o non puo’ stare in casa propria? ma soprattutto: su cosa o su chi si esercita il diritto a privarlo della vita?

  21. Del resto, a seguire la logica di Danilo, è un essere umano in potenza anche quello non ancora concepito: che dunque sarebbe portatore di diritti, in primis il diritto di farsi concepire, con conseguente obbligo di concepimento da parte dei potenziali genitori – non a caso una delle campagne mondiali più violente e terribili degli integralisti cattolici è quella contro la contraccezione. Per carità, alla larga da simili degenerazioni, al confronto la polizia etica iraniana è uno scherzo innocente…

  22. Il punto Danilo è che un embrione si trova dentro il corpo di una persona e non può starci senza il consenso di quella persona. Se una donna è decisa a non portare avanti la gravidanza non la si può obbligare.

  23. Dott.ssa, Betti, mi scuso ancora, non era mia intenzione urtare i suoi sentimenti, e accetto volentieri il suo invito.
    Il punto è: si può parlare di legge 194 senza definire che cosa è l’embrione? Evitare l’argomento porta a conclusioni fondate sul nulla, sul non detto, a ragionamenti basati su chiacchiere e, quindi, a malintesi e scontri inutili.
    Perchè la questione da porre è: l’embrione è un ammasso di cellule, una pars ventris, un’escrescenza paragonabile ad un brufolo o una malattia, un essere in potenza, come ritengono certi giornalisti o politicanti che non sanno di cosa parlano, e come una volta credevo anche io? Oppure, come affermano sempre più medici, ginecologi, genetisti, si tratta di un individuo, un essere umano in una specifica fase della sua vita, quale può essere in seguoto quella di feto, bambino, adolescente, anziano,…
    Anche ciascuno di noi in questo momento è qualcosa in potenza.
    E’ chiaro che la soluzione di questo dibattito è risolutiva rispetto a molte questioni e pertanto non andrebbe mai affossata da comodi slogan e facili risposte. E’ una situazione in cui non ciò che è utile e conveniente va trovato, ma ciò che risponde a verità. E qui ce n’è una sola, non c’è spazio per compromessi.

    • G.le Danilo, la mia vita privata non sono i miei sentimenti. Forse ha qualche parametro da rivedere. Per quello che concerne l’essere umano di genere femminile è evidentemente e biologicamente dotato di un utero e ovaie adatti alla procreazione ma dentro il suo corpo che non è una incubatrice, e se permette un essere umano ha il diritto di poter decidere su ciò che la comprende. Grazie

  24. Scusi il riferimento personale, dott.ssa Betti.
    Me se sua madre avesse deciso di “tutelare la sua salute”, lei avrebbe scritto questo articolo? Avrebbe studiato, giocato, mosso i primi passi?
    Che ne sarebbe di lei?
    Cordialmente

    • G.le Danilo, quella di mia madre è stata una maternità voluta e consapevole, una libera scelta sua e di nessun’altro. Ma prego Lei e anche gli altri che interverranno, di evitare di entrare nella mia vita personale e di intervenire in merito alla legge 194 e agli argomenti di cui si parla nel pezzo. Io non la conosco e questo non è un salotto. Grazie

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