Basta con le spose bambine

Vendute, cedute, massacrate, abusate e violentate fino alla morte, le spose bambine sono, secondo l’Onu, circa 60 milioni sparse nel mondo. In Medio Oriente la situazione è più difficile da valutare perché il fenomeno non è censito, ma in Turchia tre spose su dieci sono adolescenti, soprattutto nelle aree orientali del Paese e nell’Anatolia, mentre in Arabia Saudita, dove si applica la sharia (la legge islamica), e dove qualche anno fa una bimba di 8 anni si è vista negare il divorzio da un uomo di 50 dal tribunale di Unayzah, non è prevista un’età minima per il matrimonio. Nello Yemen, il più povero tra i Paesi arabi con zone rurali in cui il 50 per cento delle ragazzine ha già contratto un matrimonio, le bambine che si sposano e rimangono incinta in tenera età muoiono in percentuale più alta rispetto agli altri paesi in cui si applica la consuetudine delle spose bambine, perché le strutture sanitarie non riescono a sostenere le emergenze in maniera adeguata: qualche anno fa Fawziya Abdullah Youssef, costretta a sposarsi a 11 anni e subito rimasta incinta, è morta di parto dopo tre giorni di agonia, mentre Elham Assi, 13 anni, è morta dissanguata dopo che suo marito, un uomo di 23 anni, l’aveva violentata per giorni provocando, secondo l’autopsia, un’emorragia per gravi lacerazioni vaginali e anali. Secondo l’ultimo rapporto di Human Rights Watch“How Come You Allow Little Girls to Get Married?”, nello Yemen, fino al ’99, l’età minima per sposarsi era di 15 anni ma in realtà non esiste alcun limite: il parlamento discusse un po’ di tempo fa una legge per fissare a 17 anni l’età minima del matrimonio per le donne, ma gruppi integralisti e le donne con il niqab (il velo integrale) si sono opposti fermamente. Il rapporto di Hrw documenta “il danno permanente causato alle ragazze costrette a sposarsi troppo giovani”, compresi i numerosissimi casi di stupro coniugale e violenza domestica: secondo i dati del governo yemenita e delle Nazioni Unite, il 14% delle bambine yemenite si sposano prima dei 15 anni, mentre il 52% diventa moglie prima dei 18 anni, ma in alcune zone rurali l’età scende anche a 8 anni. Human Rights Watch, chiede ora alle autorità di Sanaa e al governo di unità nazionale appena insediato, di lavorare per innalzare l’età minima del matrimonio ai 18 anni. “La crisi politica nello Yemen ha fatto scendere alcune questioni, come i matrimoni delle bambine, agli ultimi posti nella lista delle priorità politiche”, ha detto Nadya Khalife, ricercatrice per i diritti delle donne nella sezione Medio Oriente e Nord Africa dell’Hrw, “ma ora è tempo di fare qualcosa, ossia di elevare l’età minima del matrimonio a 18 anni, per fare in modo che le ragazze e le donne, che hanno avuto un ruolo importante nel movimento di protesta, possano contribuire a determinare il futuro del Paese”. La notizia più agghiacciante è che delle trentuno ragazze intervistate da Human Rights Watch a Sana’a, trenta si sono sposate fra i dodici e i diciassette anni.

17 pensieri su “Basta con le spose bambine

  1. @Luisa Betti
    Qualche tempo fa il Venerdì di Repubblica pubblicò un articolo da Londra nel quale si diceva che i musulmani che vivono nel Regno Unito avevano avuto il permesso di esercitare all’interno del loro gruppo religioso la sharia.
    Se la cosa è cambiata, son certa che provvederà a farcelo sapere.

    Quanto alle donne musulmane pare che le tunisine che vivono stabilmente in Francia e che quindi godono di tutti i vantaggi che la legge loro concede, abbiano votato in gran numero per il partito islamico Enhada. Tanto che ha incassato 4 seggi sui 10 disponibili per i cittadini all’estero.

    Come possano aver preferito un gruppo che in patria negherebbe loro i benefici di cui godono stando in Francia da anni, non sono riuscita a capirlo. Come possano averli voluti negare alle donne che vivono a Tunisi, non me lo spiego.
    Se potesse darmi una sua idea in merito, gliene sarei grata.

  2. @ carlo. Una piccola, doverosa precisazione: se dei gruppi di immigrati pretendono di estendere all’Europa quella che credono essere la Sharia commettono almeno due errori. Il primo è confondere ciò che l’Islam dice veramente con tradizioni etniche varie, a sfondo misogino. Nel matrimonio, come nella religione, non vi può essere costrizione, secondo il Corano che è kalimatu-llah, parola di Allah, “al kitab wa la raiba fi houdan lil-mutaqqin” (il libro che senza dubbio è guida per il credente). Secondo perché in luoghi che non sono “dar-al-islam” pretendono di imporre le proprie regole agli altri, invece di comportarsi come ospitati.
    @ alvise. Non ho alcun timore reverenziale verso la/le Costituzione/i, peraltro trattate come un fastidioso ostacolo dai Governi in carica in tutta Europa e dalle classi dirigenti, sempre intente a riscriverle o a svuotarle, agitandone i principi solo quando più conviene. Credo che nessuna legge sia al riparo dalla sovranità popolare e questo dovrebbe essere pacifico anche per lei. Mentre invece anche lei, come qualche altro lettore, pretende da immigrati musulmani, e non da alcun altro, una specie di impraticabile esame e di insondabile adesione ai principi costituzionali, anche a quelli non scritti. E’ proprio questo tipo di atteggiamenti che rendono più forti i gruppetti estremisti all’interno della Umma musulmana. Essere diversi non vuol dire affatto essere ostili, per forza

  3. Caro sig. Carlo
    Gran parte della Sinistra italiana ed europea non riesce a distinguere tra l’immigrato e la cultura che lo caratterizza. Nel caso dei musulmani hanno la presunzione di poterlo “convertire” al laicismo nostrano. Una superbia molto cara, che gli costa e costerà moltissimi voti tra le classi più deboli ed esposte al flusso migratorio.
    Cosa insensata, a mio modo di vedere, soprattutto se si guarda all’esempio storico dell’India. Gli indù non sono mai riusciti ad assimilare il gruppo islamico nel corso di centinaia di anni , tanto che ancor oggi assistiamo periodicamente a feroci scontri e attentati tra le due comunità. Perché non dovrebbe accadere anche da noi il giorno in cui quella comunità arrivasse a numeri consistenti ? Sarajevo, città per molti decenni governata da un partito comunista jugoslavo, non v’è riuscita. Se ha fallito, ci dirà un giorno il perchè la nostra interlocutrice Luisa Betti, in un suo prossimo articolo.

    Ciò che mi meraviglia di più è il fatto che coloro i quali scrivono nei blog del Manifesto sappiano da un lato ben distinguere tra i tedeschi il gruppo neo-nazista da quello nazionale. Ed anche se la tentazione di fare di ogni erba un fascio rimane forte nel profondo, non so spiegarmi, nonostante gli esempi storici accaduti in altre parti del mondo, come mai non riescano a fare altrettanta distinzione tra i gruppi immigrati che vogliono stabilirsi nel nostro Paese.
    Mi pare d’aver letto in altri post scritti dal sig. Di Nunzio, musulmano dichiarato, che lui non sappia che farsene della nostra Costituzione.

  4. @Carlo
    Parlare delle “donne del Manifesto” ha lo stesso sapore discriminatorio che lei attribuisce a chi esercita distinzioni di genere sulla base di un pregiudizio. La sottoscritta ha un nome e un cognome, non è né una signora (titolo che molti uomini usano pensando che siamo tutte uguali, compreso lei) né “una donna del Manifesto”, perché seppur scrivendo su questa testata ho ancora molta autonomia di pensiero. Ci tengo poi a fare dei distinguo perché malgrado mi sia soffermata sul problema delle spose bambine più volte qui e malgrado abbia mostrato chiarimenti e approfondimenti (compreso un altro articolo con interventi di chi lavora sul campo compreso l’Unicef) sul fatto che questo è un fenomeno sia culturale che economico-sociale che, come ben esplicitato anche da Valter di Nunzio, si verifica in diversi paesi del mondo non esclusivamente islamici, lei continua a battere sul fatto che l’islam è la bestia nera da combattere comprendendo in questo anche il fenomeno dell’immigrazione, un atteggiamento che sembra non voler affrontare il problema delle spose bambine ma usare questa terribile pratica per giustificare un atteggiamento discriminatorio. Pur non essendo d’accordo su come alcune forme di islam, così come del cattolicesimo o dell’induismo, tratta la donna alla stregua di un essere inferiore, non intendo scendere su un terreno di discriminazione razziale perché non risolve il problema. Per quanto riguarda l’integrazione degli immigrati in un contesto europeo non mi risulta che in nessun paese europeo si applichi la sharia, e sebbene dei problemi di integrazione ci siano, e non tutti riguardanti la cultura islamica, le posso assicurare che la guerra che l’Occidente ha sferrato in Iraq non solo ha devastato questo paese in cui le donne erano molto avanti nel processo di laicizzazione, ma ha fatto fare molti passi indietro in tutto il Medio Oriente dove donne che si erano addirittura libertate anche dal velo, lo hanno rimesso per mostrare una diversità culturale e identitaria nei confronti del pericolo occidentale che non ha portato “civilizzazione” ma ha dato impulso a reazioni estreme che hanno danneggiato fortemente le donne. Spero di essere stata esaustiva.
    Grazie

  5. @Di Nunzio
    Le tradizioni che lei ci ricorda e che si tramandano anche in altri Stati non-islamici sono incontestabili.
    Nessun filippino, thailandese, o indiano però pretende, come invece accade in Gran Bretagna per la comunità musulmana stabilitasi in quel paese, l’applicazione di leggi islamiche nel contesto europeo.
    La sharia nella fattispecie.
    Il gruppo a cui lei appartiene invece si !
    Sarebbe ora che le donne che scrivono per il Manifesto cominciassero a fare distinzioni tra gli immigrati, che sostengono o meno quella cultura.
    Questo è il motivo per cui ogni tanto intervengo nei loro blog.

  6. @carlo Spero si renda conto che citando la lettura antropologica dell’Islam, che una sociologa sostiene in un suo libro, abbia citato una opinione che conta esattamente quanto la sua o la mia. La lotta contro l’idolatria è il “cuore” dell’Islam, sia che riguardi maschi o femmine, vegetali o animali o minerali, sia che riguardi istituzioni sociali o comunque umane. Le devo anche ricordare che gli arabi pre-islamici adoravano al-Uzza ma seppellivano vive le figlie femmine e se un uomo non aveva figli maschi era definito spregiativamente “senza coda”. Forse, anche per questo, Dio (subbhana wa t’ala) ha voluto che il Profeta (Sia su di lui la benedizione e la pace di Allah) evesse solo figlie femmine, amatissime, per infrangere queste oscenità. Il problema dei matrimoni forzati invece esiste, malgrado l’Islam, in numerosi Paesi islamici ma le devo ricordare che esiste, anche più marcatamente, nell’India indù, nella Thailandia e nella Birmania buddiste, nelle Filippine cattoliche e in gran parte dell’Africa, indipendentemente dalla religione. Proprio per questo sono contento che ci siano delle donne dello Yemen, islamiche e islamiste, come il Premio Nobel Tawakkol Karman, che rivendichino per le donne e per gli uomini degli ordinamenti più conformi al vero Islam.

  7. Chiedo scusa se mi permetto insistere sull’argomento, ma vorrei precisare la mia posizione.
    L’articolo che lei mi ha segnalato fotografa una situazione che non dubito esista. Non a caso nel mio post (1) sollecitavo gli “islamici” a dire la loro sul tema. Nessuno l’ha fatto, sebbene ve ne sian diversi che frequentano i blog sel Manifesto.

    A differenza sua, gentile Signora, io invece ho cercato di evidenziare la radice religiosa del problema, che in varia misura tocca buona parte del mondo islamico e quello arabo in particolare. Quella culturale, cui lei accenna, ne è la derivazione.

    Ma perchè l’aspetto religioso è così pregnante, in questa circostanza coem in altre ?

    Se qualcuno in Italia pensa di poter affrontare e sostenere un “dialogo” con quella componente immigrata, già presente sul nostro territorio, senza conoscere quale sia la fonte e la forza da cui nasce il disprezzo per le “femmine” – e per la quale ,a mio avviso, non ha alcun motivo per cambiare – a che servono gli scambi di idee sui blog ?
    Ci ripetiamo tra di noi i soliti slogan ?

    Il non-essere islamisti o comunque l’aver considerato tutte le religioni come una sovrastruttura culturale, della quale si può fare comodamente e a meno, non ci espone a dare giudizi imprecisi e quindi pericolosi ?

    Mi auguro vorrà in futuro approfondire gli spunti che la Mernissi ci offre. Non possiamo evitare di partire da quelli.
    Grazie dell’ospitalità.

  8. Non sono una islamista o una esperta nell’interpretazione del Corano, posso solo dire sinteticamente che sono molte (quasi tutte) le religioni che pongono la donna su un piano d’inferiorità, e che come strumento di controllo sociale la discriminazione di genere è il primo passo; per quanto riguarda il problema delle spose bambine nel mondo non si può sviluppare in un blog o con un post perché è davvero complesso, quindi rimando a un altro articolo che ho fatto sull’argomento, in cui non io, ma esperti che lavorano direttamente con questo problema e sul territorio, spiegano perché c’è sia la componente culturale che quella economico-sociale. Grazie
    http://epaper.azione.ch/ee/azion/_main_/2011/05/30/020/article51.pdf

  9. Caro Carlo, scusami ma mi chiamo Luisa, ci tengo all’errata corrige del mio nome perché mi succede spesso dato il cognome che porto. Per il resto rimando a più tardi, che adesso sono di corsissima!

  10. Chiedo scusa a Silvia e a Laura Betti.
    Per essere conciso, ho sintetizzato troppo il mio pensiero.

    A me pare che il fenomeno delle spose bambine si inquadri nel più generale ruolo della donna nel contesto arabo-musulmano.
    Trova anzi conferma in quelle pagine del Corano dove la figura femminile vale sempre la metà di quella maschile.

    Temo che serva poco l’idea laica-occidentale di voler far cambiare opinione a quei signori.
    Al massimo faranno leggi che resteranno inapplicate.
    Cosa che del resto accade , per altri campi, anche in Italia. E nessuno se ne meraviglia.

    Il motivo per il quale nutro un profondo scetticismo e per il quale mi sono permesso coinvolgere la tradizione islamica, nasce da ciò che ho letto da un libro : “Islam e Democrazia”, scritto da Fatema Mernissi, una professorezza universitaria che scrive e insegna all’ Università di Rabat in Marocco.

    a Pag 140 scrive : Gli arabi hanno osato fare quello che nessuna altra civiltà del passato ha mai tentato : rinnegare il passato (jahiliyya, il periodo che precedette l’avvento dell’islam) e nascondere il femminile.
    Ma come si può distinguere il nuovo dal vecchio se è proibito vedere il secondo ?
    Come si distingue il maschile se non si vede il femminile ?

    e a Pag 152 continua :
    La distruzione del tempio di al Uzza’– (la nostra Venere) nel 630//8 fu un evento spettacolare.
    L’ordine monoteistico richiedeva che tutto fosse ridotto a UNO. Il DUE è un numero negativo. Nel DUE la donna sarebbe stata pari all’uomo in tutti gli ambiti, dal momento che anche lei è dotata di ragione e volontà. Doveva quindi restare invisibile al potere e alla gestione del sacro che lo accompagna.
    Nel palazzo del califfo infatti la donna aveva un suo posto, dietro all’hijab, nell’harem, lo “spazio proibito”. Il suo spazio doveva essere separato dalla violenza delle dee , che venivano adorate durante il periodo pre-islamico. Le donne non devono mai avere accesso a ciò che uccide o introduce al disordine come il potere di governare una città.
    Altrimenti ritorniamo al preiodo pre-islamico.

    Come il mondo, anche il palazzo del califfo fu diviso in due parti : uno maschile, dove il sovrano gestiva il potere e al violenza; e uno femminile, l’harem, nel quale le donne venivano tenute lontano da tutto ciò che avesse una parvenza di potere.

    pag 153 Il potere femminile sarà d’ora in poi associato alla jahiliyya , il tempo zero dell’islam.

    Pag 153 Gli arabi della jahiliyya non credevano nell’altro mondo, nella resurrezione “al-ba’th”, nell’immortalità. Il profeta invece adeguandoli all’immortalità gli dice che non sarebbero “ mai finiti”, laddove per le donne vale la regola dell’invisibilità, perchè sono portatrici di finitudine. Chi nasce dal loro grembo non può che morire.

    pag 154 Siccome però nasciamo da donne, venne istituita la legge della paternità, per separare l’utero, ovvero la volontà della donna, all’interno della sfera sessuale. Il nuovo codice dell’immortalità doveva essere iscritto sul corpo della donna e da quel momento i bambini sarebbero appartenuti ai padri, i quali sono sicuri di guadagnarsi il paradiso perché si sottomettono al volere divino……

    E qui mi fermo, anche per non incorrere nella violazione del copyright.
    Peccato che il libro sia uscito dai cataloghi di vendita.

  11. Sì, hai ragione Silvia, non sono stata chiara: si riferisce a una manifestazione di proteste del marzo dell’anno scorso in cui, a sostegno dei gruppi islamici integralisti che si erano pronunciati contro questa legge, un migliaio di donne si sono presentate davanti al Parlamento di Sana’a e hanno manifestato appunto contro la legge che portava l’età per il matrimonio delle ragazze a 17 anni (all’epoca dei fatti era su molti giornali). Per quanto riguarda la precisazione: è vero che la maggior parte porta il niqab ma fortunatamente anche nello Yemen il velo intergrale, e non il velo in se stesso, è messo in discussione, e la leader premio Nobel per la pace, Tawakkul Karman, ha iniziato sfoggiare grandi fazzolettoni colorati già dal 2004, un’acconciatura che recentemente ha avuto un piccolo seguito nelle donne che hanno partecipato alle manifestazioni yemenite dei mesi scorsi (e che io spero aumenti). Per la legge: purtroppo la cosa difficile è controllare l’età che era fissata a 15 anni nello Yemen da una legge che è stata stracciata, e le bambine che sono state date in matrimonio in tenera età, soprattutto nelle zone rurali meno controllabili, ci sono sempre state; la richiesta che è stata lanciata da Hwr, che ha appunto stilato il rapporto di cui sopra, avviene in un momento storico per lo Yemen ed è un modo per stimolare a riprendere in mano il problema. Questo delle spose bambine è un fenomeno che si consuma con atrocità in molti paesi del mondo, non solo nello Yemen, dove alcuni casi di morte per parto o per violenza su bambine sono stati eclatanti e dove, appunto, esiste la più alta percentuale di morti per parto di queste piccole spose. Per quanto poi riguarda la “volontà” di sposarsi e la decisionalità di queste ragazzine, comprese le loro mamme che acconsentono a “cederle”, bisognerebbe poi aprire un capitolo a parte, sia dal punto vista sociale che culturale: spesso il fenomeno è legato alla povertà della famiglia che “sistema” così una ragazzina, futura donna, che in questo modo non pesa più sul reddito, ma spesso è anche semplicemente dettato dal fatto che non si conosce altro (cioè le donne della “casa” non sanno che ci si può sottrarre a questa “consuetudine”), e ci sono casi in cui una bambina vergine può essere “ceduta” per sanare dei contrasti tra famiglie perché “vale” molto. Il problema è che non c’è perseguibilità e tutto ciò avviene nella totale impunità. Ma questo è un discorso lungo e articolato, magari da sviluppare con un altro post.

  12. Tra l’altro secondo me se chiedono i 18 anni hanno meno spernaze di riuscire: Dovrebbero iniziare a chiedere i 16 come eta’ minima. E tra l’altro in molte zone rurali non sono censite nemmeno le nascite, quindi non e’ nemmeno facile dire con esattezza l’eta’di una persona, tanto e’ vero che nella penisola araba si parla di molti anziani di 120 anni o piu’: e’ chiaro che sono date assurde, soltanto non e’ stato registrato quando sono nati.
    Comunque se non sara’ facile distinguere tra 14 o 16 anni, sicuaramente 8 e’ fuori da ogni limite.

  13. Caro Carlo, chi “sostiene la causa e le ragioni degli islamici” non sostiene necessariamente i matrimoni precoci, tanto e’ vero che molte proteste vengono dagli stessi musulmani (non “islamici”), per esempio Tawakkul Kermani, vincitrice del nobel per la pace, militante contro i matrimoni delle bambine e membro di un partito islamico.

    Per l’autrice, alcune imprecisioni: “il parlamento discusse un po’ di tempo fa una legge per fissare a 17 anni l’età minima del matrimonio per le donne, ma gruppi integralisti e le donne con il niqab (il velo integrale) si sono opposti fermamente”. In Yemen piu’ del 90% delle donne indossa il niqab, quindi se le donne col niqab si sono opposte fieramente, significa che praticamente tutte le donne yemenite si sono opposte fieramente.
    Quindi delle due una: o la frase e’ decisamente imprecisa, oppure, se TUTTE le donne yemenite vogliono sposarsi prima dei 17 anni, non vedo perche’ impedirglielo. No?

  14. Non ho motivo di dubitare del contenuto di questo pezzo, come dei precedenti.
    Penso però che la domanda di fondo andrebbe rivolta a chi , anche sui blog del Manifesto, sostiene la causa e le ragioni degli islamici.
    A prescindere !

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...