Diario dal Congo. Elezioni nella paura

LaPresse

Inzia oggi un viaggio straordinario con Duna Felici che lavora come psicologa a Lubumbashi, in Congo,  presso una Missione che accoglie bambine e ragazze senza fissa dimora, orfane, o abbandonate per strada dalle famiglie. Diario dal Congo racconterà settimanalmente la vita da questo angolo di Africa. Cominciamo con le elezioni che si sono svolte nel Paese e dove oggi sono attesi i risultati ufficiali che proclameranno il vincitore in un clima di tensioni e di paura per lo scoppio di violenze incontrollate. 

 «Kabila, il presidente uscente, se la batte con l’acerrimo avversario Tshisekedi. La più alta percentuale di schede scrutinate è per ora del Katanga dove Kabila ha la meglio e dove ha sempre riscosso molti consensi perchè è la sua regione di provenienza, ma per le strade di Kinshasa corre voce che sia Tshisekedi il nuovo presidente: notizie contrastanti che hanno già prodotto morti e feriti. La paura, anche a Lubumbashi , è che ci sia un’esplosione di violenza quando i risultati saranno ufficiali e ci sono grandi corse nei supermercati, con reparti di alimentari completamente svuotati. La gente non bada a spese e così ne approfittano i commercianti che alzano i prezzi e danno prodotti avariati. Abbiamo comprato una cassa di latte al 20 % di più e la metà delle buste era andata a male. Prima non era mai successo. La Banca mondiale, la Cooperazione belga e molte ambasciate Occidentali, hanno invitato la loro gente a lasciare il paese e mettere in sicurezza donne e bambini. Non ti dico il pienone sugli aerei. Degli amici mi hanno raccontato che hanno provato a comprare il biglietto per rientrare ma non sono riusciti a trovare dei biglietti. Il governatore del Katanga Moïse Katumbi ha mandato in televisione un comunicato per cercare di calmare gli animi dichiarando che non succederà nulla di grave e tutte le persone che vorranno creare scompiglio nel paese, verranno messe in carcere. Alla vigilia dei risultati è evidente che il clima in cui si sono svolte queste elezioni è stato caratterizzato da violenza e ambiguità. Non ho mai visto un vero e proprio dibattito tra i candidati e nemmeno la presentazione del loro programma. Le campagne sono continuate anche davanti ai seggi con gente che distribuiva soldi davanti alle porte. Le irregolarità denunciate sono state numerose. Alcuni seggi non erano nel posto indicato e alcune persone hanno avuto difficoltà a trovare i loro nomi nelle liste e non hanno potuto votare, e c’è stato un losco movimento di schede al di fuori del circuito legale. Due aerei dal Sud Africa sono atterrati martedì 29 all’aeroporto di Lubumbashi con un carico di materiale elettorale di più di 5 tonnellate di peso. Ovviamente una notizia che ha creato scompilgio: perchè mandare le schede il giorno dopo delle elezioni? Credo sia legittimo pensare che serva per alterare i risultati. Il CENI (Commissione Elettorale delle Nazioni Indipendenti) ha cercato di calmare gli animi: “Non c’è bisogno di preoccuparsi. Quando si effettua un ordine, va consegnato, anche se è in ritardo”, hanno detto. Il ministero degli Interni, alla vigilia delle nomine, ha comunicato che “il servizio di messaggistica telefonica, comunemente noto come SMS, è sospeso in tutte le reti di telecomunicazioni della Repubblica Democratica del Congo”: lo ha deciso sabato 3 dicembre il vice primo ministro degli Interni, Adolphe Lumanu. Ha detto che la misura è stata presa per preservare l’ordine pubblico e garantire un buon esito del processo elettorale nella RDC. Io abito a Lubumbashi nel quartiere presidenziale. Dal nostro cortile circondato di muri bassi vediamo la casa dove il presidente Kabila risiede quando è qui. È una zona blindata, ci sono barriere sorvegliate dai militari 24 ore su 24, e in questi tratti è vietato superare i 40 km/h, non si può usare il clacson e non si possono accendere le frecce. Quando ai tassisti chiedi di potarti lì, storcono sempre il naso e tolgono subito la targa dal cruscotto che indica che quella macchina è un taxi. Davanti al muro della casa non si può passare nemmeno a piedi, è obbligatorio attraversare la strada e camminare sul marciapiede opposto. Inoltre alle 21 la barriera chiude e il transito sia per veicoli che per pedoni è vietato. All’inizio della campagna elettorale non si parlava altro che di paure, ogni persona nuova che sedeva alla nostra tavola diventava “vittima “ del mio interrogatorio: lei cosa ne pensa, come andranno le lezioni? Crede che ci saranno disordini nel Paese? Se sentivo urla in tarda serata pensavo subito alla guerra ma erano semplicemente politici intenti a fare la loro campagna elettorale. Sui muri della città, un mesetto fa, sono cominciate a comparire enormi facce sorridenti con spot di sviluppo del paese con accanto un numero. Ogni candidato ha il proprio numero di riconoscimento. È più facile ricordarsi il numero che del nome, per i candidati al posto di presidente va abbastanza bene perché sono solo 11, mentre alle legislative sono 18.000 per coprire 500 posti. Volantini e manifesti tappezzano le città. Non c’è un albero delle città che è scampato all’assalto. Per 24 ore al giorno i candidati sono stati mostrati, circondati da un’immensa folla acclamante e danzante, intenti a donare magliette e cappellini con il candidato da votare, ma anche vestiti, macchine da cucire e soldi: alcuni candidati si sono presentati con mazzette di franchi congolesi da distrubuire tra la popolazione creando  parapiglia tra i beneficiari per 1.000 franchi (meno di un euro). Se si chiede ai candidati il senso di queste “donazioni” rispondono che è come andare a casa di qualcuno e portare un piccolo pensiero per ricambiare l’ospitalità. La campagna mediatica è fatta di musiche che osannano la bravura del candidato. Neanche una parola sul programma del partito. Il periodo di campagne è per tutti un pozzo a cui attingere. È questo il momento di chiedere se si ha bisogno di qualcosa: ora sarà più facile ottenerlo. Una donna aspirante alla sedia di ministro, sostenitrice di Kabila, si è presentata con una grande macchina nera, e ha parcheggiato davanti alla Missione. Da lì, sono uscite tre donne ben vestite e sorridenti. Erano lei, con la sua segretaria e sua madre. Le bambine, chiamate per salutare, l’hanno circondata. Nei due giorni seguenti la candidata di Kabila, si è ripresentata con scorte alimentari, vestiti e scarpe, e ha consegnato tutto mentre un cameramen la riprendeva. Passeranno poi in televisione le immagini di questa candidata che aiuta le orfanelle.  Kabila fa avanti e indietro da Kinshasa e lo sappiamo, perché è il nostro vicino di casa e quando arriva porta fermento in tutta la villa. La gente lo acclama mentre noi siamo chiuse tra le sue barriere. Per me la vita è continuata normalmente fino a sabato 28 novembre quando la responsabile della Missione mi ha avvertito che la situazione era tesa e che era meglio mandare le bambine in famiglie per un’accoglienza temporanea. Io non capivo questa decisione: mandarle via significa esporle a un grande rischio perché i quartieri sono più caldi e sono quelli in cui si accendono facilmente scontri e rivolte. Lei mi ha spigato che in caso di necessità sarà difficile riuscire a scappare tutti insieme. Non voglio osare discutere. Mi sveglio più tardi del solito. Non ci sono le bambine che schiamazzano fuori. Qui intorno tutto tace. Regna un silenzio irreale. Tutti sono barricati in casa. La paura è diffusa».

 

9 pensieri su “Diario dal Congo. Elezioni nella paura

  1. La commissione elettorale della Repubblica democratica del Congo ha annunciato questa sera, 8dicembre, che i risultati delle elezioni presidenziali del 28 novembre scorso non saranno resi noti prima di domani. Lo ha detto il presidente della commissione elettorale alla tv di stato. ”Ci scusiamo, continuiamo a lavorare e avremo i risultati domani”’, ha detto Daniel Ngoy Malunda.

  2. Caro Amedeo, i “fatti nostri” di cui lei parla sono i fatti quotidiani di centinaia di volontari che, nonostante mille difficoltà, operano in Repubblica Democratica del Congo. Sottolineo volontari, ovvero gente che lascia le comodità dell’occidente per andare ad aiutare una popolazione in difficoltà, senza essere pagata, perché lo stato congolese non fa nulla per la sua popolazione, a parte fagocitare i proventi della svendita all’occidente e alla Cina delle risorse del suo ricchissimo sottosuolo. Sono qui da sette anni in paese, senza acqua, corrente, strade solo per modo di dire, poliziotti da corrompere per non prendere multe tutti i giorni, assenza di scuole e formazione, manodopera incapace, clientelismo, corruzione solo per avere un posto in un parcheggio, assenza totale di logica, senza amici, senza vita sociale. Immagino che per Duna sia importante avere uno spazio come questo in cui raccontare quello che vive quotidianamente.
    Se il manifesto è il solo quotidiano che si preoccupa di certe tematiche che non fanno vendere quanto le fidanzate dei calciatori o gli scandali sessuali dei politici è perché le proprie informazioni le prende da chi vive i fatti e non facendo dei copia e incolla dei dispacci di agenzia. E questo lo fa fieramente dal 1970…

  3. Ci tengo a sottolineare che sono volontaria in Congo PER SCELTA, come PER SCELTA ho deciso di dare il mio apporto a questo blog, e ne sono molto onorata. Tanto più che il manifesto è uno dei pochi giornali che trattano di certi argomenti senza censura.

  4. Finalmente!
    Continuando a parlare solo ed esclusivamente dei fatti nostri stiamo completamente perdendo di vista la realtà socio politica del mondo.
    Leggere articoli come questo risveglia le nostre coscienze e contribuisce a renderci più riflessivi.
    Grazie a Duna Felici e grazie al Manifesto che mi auguro non stia sfruttando furbamente le capacità della psicologa per arrichire i contenuti del giornale.

    • Caro Amedeo Marco Romano De Santis, l’apporto di Duna Felici a questo blog è volontaria e ha avuto anche una lunga gestazione. Qui nessuno sfrutta nessuno, il Manifesto ha sempre fatto, prima di me e prima anche dell’apporto di Duna Felici, un certo tipo di informazione, con fonti, inviati e corrispondenti nei luoghi più disparati nel mondo. La scelta che abbiamo fatto su questo blog, è stata di comune accordo, senza nessuna intenzione “furbesca” da parte di entrambi le parti. Infine gli apporti di Duna Felici sono comunque sempre rivisti e redatti dal giornale. Grazie

  5. Ciao Duna,
    parlavamo l’altro giorno di quanto siano importanti per loro dei piccoli gesti. A loro che non chiedono nulla, che ci chiedono solo un sorriso,una stretta di mano, calore umano. Ma la realtà purtroppo, é disumana e il tuo modo di stare vicino a loro é estremamente vantaggioso. Fortuna che ci sei e che ci sono ancora persone che lottano x la pace. Saranno poche ma in fondo sono le migliori e sono sicura che se utilizzassero al meglio le loro risorse molti di questi problemi verrebbero risolti. Nono abbassiamo mai la testa se non per dare un bacio affettuoso a queste creature.
    Un abbraccio
    Pamela

  6. Ciao Duna. Il tuo modo di raccontare quello che stai vivendo e vedendo in Congo mi ha lasciato incollato allo schermo del PC nei minuti che ho impiegato a leggerlo. E’ pazzesco quanto il volersi “evolvere” di un popolo debba per forza passare dai meccanismi di corruzione e clientelismo che ci suonano così familiari in Italia (in maniera forze più nascosta ma probabilmente non meno profonda). Elezioni a parte in bocca al lupo per il tuo lavoro con le bambine, goditi i mesi in Africa e la bellezza dei luoghi e della gente…e torna presto =)

  7. Penso che la tua testimonianza sia fondamentale per permettere a chi è lontano da quel mondo di comprendere ancor di più quanto siamo assurdi noi esseri umani, spero solo che noi e le generazioni future riusciremo a comprendere che sfruttare il prossimo porta all’autodistruzione.
    Per il guadagno di pochi la vita è terribile per molti, vendere cibi scaduti è davvero una bastardata senza fine e spero che ci possa davvero essere un cambiamento e uno dei modi per ottenerlo è diffondere cultura!
    Continuate ad aggiornarci perchè vivere nell’ignoranza è comodo ma assolutamente connivente con i sistemi marci come questo.

    Coraggio

    Qualcuno vi ascolta

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